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Estorsione ai danni di un costruttore, l'ex direttore della Bpb di Molfetta patteggia la pena Ha ottenuto una condanna a due anni e sei mesi di reclusione Donato Piazzolla che avrebbe minacciato un imprenditore per non pagare l'importo dovuto per lavori di ristrutturazione a una villa
03 febbraio 2008

MOLFETTA - Ha patteggiato la pena l'ex direttore della filiale di Molfetta della Banca Popolare di Bari, Donato Piazzolla, di Canosa e ha ottenuto una condanna a due anni e sei mesi di reclusione con obbligo di firma. Piazzolla (direttore della filiale del Monte dei Paschi di Siena di Molfetta quando è avvenuta la vicenda) di Canosa e altre 4 persone erano accusati a vario titolo di “estorsione aggravata in concorso” e “lesioni” ai danni di un costruttore, sempre di Canosa. Si è conclusa così, almeno per Piazzolla, la vicenda dell'estorsione con lesioni che sarebbe avvenuta ai danni di un costruttore di Canosa. Mentre le richieste degli altri indagati Sangermano, Caputo, Migliaccio e Balducci sono state rigettate dal Tribunale del Riesame di Bari e per loro continuerà il normale iter giudiziario. Questa la ricostruzione dei fatti secondo gli inquirenti (nella foto "Rai" le immagini del pestaggio riprese dal circuito chiuso del distributore di benzina dove è avvenuto il fatto, diffuse durante la conferenza stampa dei carabinieri): il Piazzolla, non avendo intenzione di pagare gli 88.000 euro dovuti ad un imprenditore che gli aveva ristrutturato la villa in campagna, si sarebbe rivolto al capoclan di Cerignola – tramite il proprio cognato, Savino Sangermano, anch'egli di Canosa, titolare di una concessionaria di auto - promettendogli 5.000 euro se avesse convinto il costruttore ad accontentarsi di 15.000 euro. Assunto l'incarico, lo scorso 3 gennaio, Giuseppe Caputo, 55 anni di Cerignola, nel corso di una telefonata in cui si presentava come “don Giuseppe”, consigliava allo sbigottito imprenditore di accettare la somma proposta per continuare a vivere senza problemi. Il malcapitato, non disposto a cedere, dopo due giorni veniva accoltellato e sottoposto ad un violento pestaggio ad opera del boss e di 2 sgherri presso un'area di servizio dove era stato convocato. Le minacce ripetute nei giorni successivi facevano piegare la vittima, che l'8 gennaio – senza aver ricevuto alcuna somma - consegnava ai suoi picchiatori una falsa dichiarazione attestante di aver percepito 25.000 euro dal committente dei lavori e di non aver nulla in più da pretendere. L'epilogo della vicenda: i militari hanno arrestato tutti i responsabili del fatto delittuoso: i 2 cognati e i 3 aggressori, recuperando dalle mani di questi ultimi la dichiarazione liberatoria estorta. I carabinieri avevano iniziato le indagini partendo dal referto dell'ospedale ove l'imprenditore era stato accompagnato per farsi curare le lesioni subite. Una volta vinta la ritrosia della vittima, riconosciutasi nel filmato del pestaggio - recuperato dal circuito di video sorveglianza istallato presso il distributore di carburanti - gli investigatori hanno espletato una serie di attività tecniche che dopo aver chiarito i rapporti tra tutti i personaggi della vicenda, hanno consentito di dare esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare emesse - sulla scorta delle prove raccolte - dal Gip presso il Tribunale di Trani – dr. Roberto del Castello - su richiesta del P.M. Ettore Cardinali. Il gruppo degli aggressori – tutti noti alle forze dell'ordine - composto da “don Giuseppe”, Michele Migliaccio, e Giuseppe Balducci, entrambi coratini, rispettivamente di 31 e 57 anni, erano stati portati nel carcere di Trani unitamente al cognato del direttore di banca, a quest'ultimo era stato concesso il regime degli arresti domiciliari.
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