Allarme mercato ortofrutticolo, igiene a rischio
INCHIESTA - Dopo l'ispezione dei carabinieri del Nas il vecchio mercato è in precarie condizioni e potrebbe essere chiuso
Le forbici erano pronte, il nastro pure, ma anche il 2003 è passato e il nuovo mercato ortofrutticolo, pur bello e pronto (nella foto), è ancora inattivo.
La struttura ereditata dal centrosinistra (progettata nel '96 e iniziata nel '98 per un importo di 11 miliardi di ex lire attinte da un mutuo), necessitava di alcuni lavori di completamento. Uno dei primi atti della nuova amministrazione fu di reperire, attraverso i Por (fondi europei), i 400 mila euro necessari per ultimare l'opera.
Nel frattempo la commissione Attività produttive si mise al lavoro per redigere il Regolamento di funzionamento del mercato, che fu licenziato nell'ottobre 2002, su questo più di qualcuno poi volle dire la propria, bloccando di fatto la discussione in Consiglio comunale. E' stata una lotta tutta interna alla maggioranza e così, tra veti incrociati e continue modifiche, le cose sono rimaste ferme.
La svolta nel marzo scorso, quando i carabinieri del Nas, a seguito di un sopralluogo nell'attuale mercato, ravvisarono la necessità di interventi per sanare alcune carenze strutturali e igienico sanitarie, che potenzialmente potevano pregiudicare la salubrità degli alimenti.
I rischi per l'igiene pubblica
Una situazione al limite, lasciata maturare negli ultimi anni, in previsione del trasferimento nella nuova struttura. Sulla base di ciò, il Comune si attivò per accelerare il trasferimento e il sindaco Tommaso Minervini cominciò a sbandierare l'obiettivo di rendere operativo il nuovo mercato entro la fine del 2003.
Per avviare il trasferimento occorreva però assegnare i 20 dei 30 box da 250 mq. riservati agli attuali operatori, secondo una serie di norme e procedure che, insieme alle altre cose, devono essere previste dal Regolamento. Ma tale atto non era ancora pronto e il sindaco, per stringere i tempi, chiamò a raccolta tutti gli operatori per concordare le procedure di assegnazione dei posteggi, una questione molto sentita dagli addetti, tutti interessati ai locali più vicini all'ingresso della galleria commerciale, ritenuti commercialmente più efficaci. In aprile furono stabilite delle procedure e la cosa sembrava fatta, perché tutti gli operatori accettavano e controfirmavano il criterio del sorteggio, effettuato il 16 ottobre.
Ma il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.
Ricorso al Tar contro i posteggi
La ditta Sicom, forse perché insoddisfatta del posteggio ottenuto, ricorreva la Tar e contestava la legittimità delle assegnazioni, in mancanza delle procedure di competenza esclusive del Consiglio comunale. Seguiva una lettera del direttore del mercato, il dott. Marino De Virgilio, agli operatori, in cui si rammaricava che l'iniziativa della Sicom vanificasse gli sforzi suoi e del sindaco, quindi per il trasferimento si sarebbe dovuto aspettare che il Consiglio comunale approvasse l'apposito Regolamento.
Apriti cielo! La Sicom non ci stava ad essere additata come responsabile del mancato trasferimento e a sua volta, rispondeva con un “Atto d'interpello e diffida” indirizzata al sindaco. In pratica la ditta si sentiva lesa e minacciava un'azione legale a difesa del proprio decoro. Inoltre chiedeva al sindaco se tutto ciò corrispondesse o no alla volontà dell'Amministrazione comunale. Insomma, la scelta di recuperare il tempo perduto cercando un accordo con gli operatori, senza passare per la via maestra del Regolamento, si è rivelata vana. E' bastato che uno solo cambiasse idea per far saltare il tavolo.
Regolamento del nuovo mercato, tempi lungi per le divisioni nella maggioranza
L'atto successivo di questa vicenda si è svolta a cavallo tra novembre e dicembre. Nelle ultime sedute del 2003 la proposta di Regolamento del nuovo mercato è stata posta all'ordine del giorno, ma per beghe interne alla maggioranza, l'atto è tutt'altro condiviso e quindi pronto per essere deliberato. Lo scontro è tra le diverse visioni della gestione, con “Forza Italia” che sostiene la privatizzazione o esternalizzazione, com'è già avvenuto per il mercato ittico, e gli altri che vorrebbero mantenere un controllo pubblico, pur con qualche apertura ai privati.
Qualcuno pare abbia anche fiutato l'affare, a dar retta alle voci su un consorzio sponsorizzato da ambienti vicino al partito del sen. Azzollini, pronto, a quanto pare, a farsi avanti.
Scarsa igiene anche nel mercato settimanale
Intanto la vecchia sede continua a funzionare, nonostante i dubbi sui requisiti strutturali, igienici e sanitari. Fino a quando i cittadini continueranno a comprare merce che, a detta dei carabinieri del Nas, transita in ambienti che potenzialmente possono intaccare la salubrità degli alimenti? Certo a guardare cosa ha prodotto la liberalizzazione della vendita ambulante nel mercato settimanale, con camion e furgoncini che vendono di tutto, appostati a ridosso dei cassonetti dell'immondizia, l'inquietante interrogativo appare legittimo: con controlli insufficienti di igiene al mercato all'ingrosso e scarsi controlli alla vendita al dettaglio. La salute dei cittadini andrebbe tutelata con più rigore.
Come al solito quando si tratta di una struttura pubblica, c'è chi crede di essere titolare di qualche prerogativa impropria solo perché occupa una posizione di potere o di privilegio. Ma la nuova struttura non è né del sindaco, né di qualche partito e consigliere comunale, né di qualche funzionario, né tanto meno degli operatori. Il legittimo proprietario è il contribuente molfettese, che sborsa una rata di mutuo di circa 500mila euro l'anno, e che in questa vicenda non è stato tutelato e non lo sarà fin quando la nuova sede rimarrà inutilizzata.
La cosa ancor più grave è che se questa situazione di stallo si prolungherà ancora per molto, c'è il rischio, non tanto campato in aria, che qualche autorità competente chiuda il vecchio mercato, mandando sul lastrico centinaia di famiglie e lasciando di colpo la città senza approvvigionamenti di frutta e verdura.
Uno scenario che ci auguriamo non venga sottovalutato e quindi scongiurato quanto prima.
Francesco del Rosso