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Le nuove regole Ue mettono in ginocchio la pesca
15 giugno 2010

La pesca già in crisi, ha ricevuto il colpo di grazia con il regolamento dell’Unione Europea n. 1967/2006 appena entrato in vigore, che, tra le altre cose, obbliga all’utilizzo di reti dalle maglie molto più larghe, incompatibili con il pescato tipico della zona. “Un colpo mortale alla nostra pesca”, come non ha esitato a definire la normativa il sindaco Antonio Azzollini, nel corso dell’incontro con i pescatori, nella zona del mercato ittico. Lavoratori del mare non solo molfettesi, ma arrivati anche da Mola di Bari, Monopoli, Bisceglie, Santo Spirito: l’intera pesca pugliese, con le sue specialità locali, rischia di essere messa in ginocchio. “Abbiamo finito di pescare: questo è un colpo mortale, ed è la prima volta che lo dico, dopo tante agitazioni dei pescatori per altri motivi”, ha rincarato Azzollini. “Non dobbiamo neanche parlare delle multe, vorrebbe dire rassegnarsi. E questa rischia di essere la distruzione della nostra pesca”. Primo obiettivo, in ordine di tempo, la creazione di una sinergia di iniziative tra le istituzioni: Comuni (non solo Molfetta, ma anche tutti gli altri, tutti con richieste della stessa natura, perché abbiano forza), Provincia e Regione, a chiedere l’immediata sospensione del regolamento, “un regolamento impostato sul tipo di pesca francese, e dell’ Atlantico”. “Farò capire al ministro Galan la gravità della situazione”, ha tranquillizzato i pescatori Azzollini. “Almeno 12 mesi di tempo, niente misure tampone, si potrà ragionare solo a bocce ferme. Poi, sappiamo quali pressioni fare”. Dal canto loro, i pescatori e gli armatori chiedono che tutto il pacchetto della normativa, non solo la questione delle maglie delle reti, vada rivisto: “il pacchetto è un bel paccone regalo che ci hanno fatto”, afferma uno di loro. Altri sotto-lineano la beffa del dover importare molto presto le nostre specialità da altre zone, altri segnalano come le imbarcazioni extracomunitarie, o con equipaggio extracomunitario, siano invece libere di “fare quello che vogliono”. “Non vogliamo la cassa integrazione, vogliamo solo lavorare”, chiariscono i pescatori. “E’ un fattore tecnico: le reti le abbiamo comprate, le abbiamo provate, e questo dimostra la nostra buona fede”. Qualcuno sospetta: “vogliono arrivare a far morire la pesca, dietro c’è il programma della lottizzazione del mare. O si deve interrompere a breve questo disegno, o dicano chiaramente qual è il fine…” Intanto le marinerie dei Compartimenti di Molfetta e di Bari hanno reagito proclamando uno stato di agitazione, con natanti ormeggiati in porto ed arresto di ogni attività di pesca. Tutto il settore è in fermento, fortemente preoccupato dell’impatto devastante sulla redditività dell’attività di pesca di queste nuove misure restrittive e selettive che rischiano di marginalizzare definitivamente un settore già in strutturale condizione di debolezza. Dalle sperimentazioni eseguite sulla selettività dei nuovi attrezzi da pesca, si evidenziano gli effetti in termini di selettività, con riduzioni del pescato, diversamente articolate a seconda delle specie bersaglio, e comunque non inferiori al 40%. Gli operatori della pesca contestano fortemente e tenacemente la strategia precauzionale adottata dalla Comunità, con misure volte a proteggere e conservare le risorse acquatiche e gli ecosistemi marini nel Mediterraneo, con l’intento di garantire uno sviluppo sostenibile, senza prendere in considerazione le, altrettanto prioritarie, esigenze economiche delle imprese e quelle sociali dei marittimi imbarcati. Le marinerie contestano, altresì, una normativa comunitaria che fissa limitazioni cogenti per le sole imprese comunitarie, senza coordinare le misure di gestione e conservazione con gli stati extra comunitari che si affacciano sul mediterraneo ed insistono su risorse condivise. Tutto questo significa indebolire ulteriormente le imprese di pesca dell’Adriatico, già in una condizione di crisi, ormai strutturale, con il rischio di insostenibile espulsione dal settore di imprese e marittimi imbarcati e di intollerabile scomparsa di culture pescherecce che connotano da secoli la nostra regione. I sindaci dei Comuni costieri si stanno concertando per iniziative comuni e per la adozione di atti deliberativi finalizzati alla richiesta di sospensione del provvedimento comunitario, nell’intento di assumere decisioni coerenti con la prioritaria esigenza di pesca sostenibile, riformulando misure che sappiano equilibrare sapientemente gli aspetti ambientali e di conservazione delle risorse con quelli, altrettanto importanti, economico - sociali. Infine con una manifestazione nel Porto di Molfetta i pescatori hanno riconsegnato le licenze di pesca alla Autorità marittima del Compartimento, per rivendicare il diritto a continuare a fare impresa nel mondo della pesca e ad esercitare il mestiere di pescatore, in un contesto di regole coerenti e sostenibili. Non sono escluse azioni più eclatanti come il completo disarmo delle imbarcazioni nel caso in cui perduri il silenzio del Governo Regionale e Nazionale”.

Autore: Vincenzo Azzollini
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