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Decreto sulle virtù del Venerabile don Tonino Bello
15 febbraio 2022

“Se santo è colui che risponde alla chiamata, ne deriva che la tenuta cristiana di una persona o di una comunità, va giudicata in rapporto alla santità, non in rapporto a parametri appariscenti di successo, o di organizzazione, o di efficienza, o di consenso” (A. BELLO, Programma pastorale 1989-90, 7). L’universale chiamata alla santità, così come ha insegnato il Concilio Ecumenico Vaticano II, è l’itinerario lungo cui il Servo di Dio Antonio Bello ha indirizzato i fedeli della Chiesa affidata alla cura del suo ministero episcopale. Del resto, il proposito della santità orientò costantemente la sua stessa vita ed opera pastorale. Il Servo di Dio nacque ad Alessano, in diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, il 18 marzo 1935. Morto prematuramente il padre, insieme ai suoi due fratelli fu cresciuto dalla madre e dagli zii paterni. La madre soprattutto, donna di fede semplice e solida, esercitò un forte influsso nella formazione del carattere e della spiritualità del Servo di Dio. L’esempio e la vicinanza del parroco condussero poi il piccolo Antonio verso il sacerdozio. Entrò nel Seminario di Ugento all’età di 10 anni, poi passò al Pontificio Seminario Regionale Pugliese di Molfetta per compiere gli studi liceali. Per desiderio del vescovo di Ugento, Giuseppe Ruotolo, si trasferì a Bologna, presso il Seminario dell’Opera Nazionale di Assistenza Religiosa e Morale degli Operai, nel quale si formavano i cappellani del lavoro. L’8 dicembre 1957 fu ordinato presbitero ad Alessano. Tornò a Bologna ed ottenne la licenza in teologia presso la Facoltà di Venegono. Nell’ambito della propria diocesi fu quindi vicerettore del Seminario e poi rettore dal 1974. Nel frattempo conseguì il dottorato in teologia alla Pontificia Università Lateranense. Fu vicario episcopale per la pastorale, vicario economo nella parrocchia del Sacro Cuore di Ugento e dal 1979 parroco della Natività di Maria a Tricase. Dopo la morte della madre, fino a quel momento bisognosa di assistenza, accettò l’elezione alla sede episcopale di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi e ricevette l’ordinazione il 30 ottobre 1982. Pochi mesi più tardi, a quella sede si aggiunse la diocesi di Ruvo. Tutte e quattro le diocesi furono quindi pienamente unificate nel 1986. Sin dagli albori del suo nuovo ministero, si manifestò il profilo episcopale del Servo di Dio, caratterizzato da affabilità e generosità, assoluto disinteresse per se stesso, stile sobrio e povero, totale dedizione e infaticabilità. Aveva un’attenzione speciale per i problemi dei lavoratori e per il dilagare della povertà nelle famiglie. La nomina a presidente del movimento Pax Christi nel 1985 quasi lo consacrò annunciatore di giustizia ed operatore di pace, anche in teatri di flagrante guerra. Nel governo della diocesi si impegnò per il clero e le vocazioni, e promosse l’apostolato dei laici. Predicava con un linguaggio originale, ricco di immagini e denso di contenuti, talvolta poetico, e così parimenti scriveva. Nello stesso tempo emergeva il profilo spirituale del Servo di Dio, con al centro l’ascolto della Parola di Dio, la celebrazione dell’Eucaristia e la devozione alla Madre di Dio. Fu guidato dalla fede, dalla più tenera età fino all’ultimo respiro di vita. Prima di tutto ai malati, a quanti soffrivano ingiustizie e ai più deboli insegnava la speranza, che aveva innervata nel proprio animo. La carità fu l’ideale supremo del Servo di Dio ed egli la rendeva concreta e tangibile tanto personalmente, quanto nel contesto ecclesiale, sociale e politico. Nutriva un amore pieno per Dio ed amava la Chiesa, serbando sempre perfetta fedeltà alla retta dottrina ed obbedienza totale al magistero del Sommo Pontefice. Con pazienza e senza rancore alcuno sopportò le difficoltà e le accuse di quanti disapprovavano sue affermazioni od iniziative. Con grande indulgenza considerava le debolezze umane, curava ferite interiori, condivise gioie o sofferenze di tanti. Fino all’incontro definitivo con il Signore, che avvenne nel pomeriggio del 20 aprile 1993, sopportò per due anni con fiducia e fortezza le atroci sofferenze di una grave malattia. Si spense con gli occhi fissi sulla Vergine Maria e raccomandandosi a lei, che aveva chiamato “Donna dell’ultima ora”. Alle sue esequie presero parte numerosi vescovi, circa trecento sacerdoti e cinquantamila fedeli. Il Servo di Dio volle essere inumato nel cimitero di Alessano, dove la sua tomba è meta di continue visite. Il 20 aprile 2018, a 25 anni dalla sua morte, anche il Sommo Pontefice Francesco vi ha sostato in preghiera. Per la diffusa fama di santità, che circondò il Servo di Dio in vita e dopo la morte, si ritenne opportuno istruirne la Causa di beatificazione e canonizzazione. La prima sessione dell’Inchiesta diocesana, celebrata presso la Curia ecclesiastica di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, si tenne il 30 aprile 2010 e i suoi lavori si conclusero il 30 novembre 2013. Allorché essa il 17 aprile 2015 ebbe ottenuto il decreto di validità giuridica da parte di questa Congregazione delle Cause dei Santi, venne preparata la Positio. Si è quindi discusso, nella modalità consueta, se il Servo di Dio abbia esercitato in grado eroico le virtù cristiane. I Consultori Teologi hanno espresso il loro voto affermativo il 10 giugno 2021. I Padri Cardinali e Vescovi, nel corso della Sessione Ordinaria del 16 novembre 2021, hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato eroicamente le virtù teologali, cardinali ed annesse. Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi presentato al Sommo Pontefice Francesco un’accurata sintesi di tutte queste cose. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti della Congregazione delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Sono provate le virtù teologali Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché le cardinali Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza ed annesse in grado eroico del Servo di Dio Antonio Bello, Vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, nel caso e per il fine di cui si tratta. Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti della Congregazione delle Cause dei Santi. Dato a Roma il 25 novembre nell’anno del Signore 2021. Marcello Card. Semeraro Prefetto + Fabio Fabene

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