Ameb e Anmig presentano a Molfetta il libro “50 anni fra fede e musica”
MOLFETTA - Un’ insolita ed interessante fusione tra le tradizioni della Settimana Santa di Molfetta e quelle della città di Taranto si è realizzata sabato 28 marzo 2026 alle ore 18.30, presso l' “Auditorium San Filippo Neri” annesso alla Parrocchia Cuore Immacolato di Maria di Molfetta.
L’evento organizzato dal prof. Michele Laudadio, Presidente dell’AMEB di Molfetta ha visto protagonisti il Vicepresidente dell’ANMIG avv. Nico Bufi, l'animatore culturale Michele Fiorentino, autore fra l’altro del volumetto “50 Anni fra Fede e Musica” e soprattutto l’ANMIG Ensemble, formazione strumentale diretta dal Maestro Gianni Carelli.
Lo scopo dell’ANMIG e del gruppo strumentale costituito soprattutto da ottoni affiancati dai tamburi e dal pianoforte elettronico (che riesce a riprodurre alla perfezione il suono del piffero) è quello di raccontare gli eventi storici attraverso la Musica.
I riti della Settimana Santa sono molto radicati nella cultura di molte città della Puglia, attraggono in modo irresistibile la gente del luogo, i turisti e quanti pur avendo lasciato la nostra regione per necessità, lavoro o incarichi prestigiosi, tornano per rivivere quei momenti di mistero e magica sospensione che hanno vissuto da bambini o per assaporare attraverso gli sguardi dei loro figlioletti le stesse intense emozioni del passato.
Il maestro Muti, prestigio e vanto della città di Molfetta, lui che ha diretto le orchestre più importanti del mondo e che considera le bande il vivaio dei talenti musicali del futuro, ci onora ogni anno della sua presenza durante i riti pasquali. Le persone che conoscono questa sua abitudine, lo cercano con lo sguardo tra la folla durante l’uscita delle statue o nel momento in cui la banda attacca e fa vibrare le solenni sonorità degli strumenti, lo cercano per poter poi dire con orgoglio “ho visto il Maestro Muti, era lì proprio accanto a me”.
Nel panorama delle tradizioni tarantine, un ruolo di rilievo fu svolto da Vittorio Manente che, entrato nella Marina nel 1933 come Allievo Sottufficiale Musicante, entrò a far parte della Regia Banda Musicale con sede a La Spezia.
Dopo l’8 settembre e il disastro che ne seguì, riuscì a sfuggire alla cattura dei Tedeschi e dopo molte traversie, ammalato e provato dagli stenti, tornò dalla sua famiglia in Calabria, dove fu curato e tornò in forze.
Rimessosi, si recò a Taranto nel marzo del 1945 e qui fu scelto per far parte della Banda che avrebbe accompagnato le processioni della Settimana Santa. Racconta che l’esperienza di suonare nella banda fu sconvolgente sia per i pianti e le grida di dolore delle donne velate a lutto che imploravano davanti all’effigie della Madonna il ritorno di figli e mariti dalle zone di guerra sia per la fatica di suonare in due processioni in sequenza.
Giurò a se stesso di partecipare alle processioni solo come fedele, mai più come musicista e soprattutto di strumentare le marce funebri per renderle fruibili ad ogni tipo di organico strumentale e di adattare agli strumenti bandistici anche le musiche del repertorio classico (ad es. lo “Stabat Mater” di Rossini) allo scopo anche di diffondere tra un pubblico più vasto ritmi e melodie.
A Molfetta molti ricordano lo storico maestro Angelo Inglese (1918-1990) che negli anni Sessanta-Ottanta diresse la Banda Comunale della città; compositore, musicista, suonatore di clarinetto e di chitarra ci ha lasciato diversi brani musicali, canzoni, marce, inni, preghiere. Del maestro Angelo Inglese è stata eseguita, nell’arrangiamento per solo pianoforte del nipote Angelo, la marcia funebre “Tramonto tragico” ispirata ad un evento luttuoso di cui portò il peso per tutta vita: durante una trasferta della Banda di Molfetta da lui diretta, uno dei due camion che trasportavano i bandisti e gli strumenti musicali fu coinvolto in prossimità di Margherita di Savoia in un incidente stradale in cui morirono tre giovani musicisti mentre lui, rimasto illeso, si sentì quasi responsabile del tragico evento. Dal 1950 al 1962 emigrò in Venezuela dove acquistò fama e notorietà per poi tornare definitivamente a Molfetta a dirigere quello che diverrà il Gran Complesso Bandistico Città di Molfetta al quale, grazie al suo carisma, diede uno uno straordinario impulso, rendendolo famoso e richiesto in molte regioni confinanti.
Altra personalità di spicco nel panorama musicale della Settimana Santa molfettese è quella di Vincenzo Valente (1830 1908), noto per aver composto la più antica ed amata marcia funebre del repertorio molfettese, “U Conzasiegge” (1857) eseguita il Venerdì Santo all’uscita di Cristo Morto dalla Chiesa di Santo Stefano ed in via Sigismondo presso quella che fu l’abitazione del Maestro.
Tornando a Taranto, l’idea di organizzare un concerto per ascoltare le marce funebri in un contesto che non fosse quello delle processioni fu di Mons. Franco Semeraro e fu accolta dalla Confraternita dell’Addolorata che organizzò il concerto nell’antica Chiesa di San Domenico Maggiore. Il giorno scelto fu il lunedì prima della Domenica delle Palme che nell’anno 1973 cadeva il 9 aprile, mentre l’esecuzione delle marce fu affidata ai complessi bandistici cittadini. Dopo due anni la svolta: si decise di chiedere a Vittorio Manente direttore della Banda della Marina Militare di stanza a Taranto di eseguire le marce funebri nel Concerto del Lunedì. Ricevutone l’assenso, a partire dal 1975 fu la Banda Militare a tener viva la tradizione musicale della Settimana Santa tarantina nella quale ha una grande importanza “A Gravame” del Maestro Bastia.
Durante le processioni ad annunciare l’arrivo delle statue a Taranto c'è il troccolante che scuote appunto la troccola, una sorta di paletta in legno a cui sono fissate delle maniglie mobili che, agitate con energia, producono un gran frastuono che fa accorrere la popolazione.
A Molfetta la stessa funzione della troccola viene svolta dal richiamo del ti té…te, seguito dal rullo del tamburo e dalla melodia del piffero, retaggio di un passato che fa riferimento al misterioso oriente: il pubblico presente ha potuto ascolare sia il fracasso della troccola sia il ti té…te tanto caro ai molfettesi.
Il concerto si è concluso con l’esecuzione di “Jone” del Maestro Enrico Petrella che ha riservato una sorpresa: la marcia, mutuata dalle marce funebri eseguite a Molfetta, è stata adattata ai gusti dei tarantini dai quali è molto apprezzata.
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Autore: Maddalena Azzollini