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Il “Fattore T” che condiziona la politica a Molfetta. Improbabili liste civiche alla ribalta che cercano di legittimarsi con il PD
30 marzo 2026

MOLFETTA – A noi giornalisti, come cani da guardia della democrazia, tocca il ruolo scomodo di non limitarci a registrare un comunicato stampa o presunto tale, che in realtà è propaganda deviante, ma abbiamo il dovere di mettere in guardia i cittadini per evitare che vengano ingannati da trasformisti, cerchiobottisti, voltagabbana, che abbondano nella nostra politica cittadina, che hanno portato Molfetta al disastro e vogliono ancora calcare la scena in primo piano.

Così è cominciata la giostra delle elezioni e spuntano liste civiche vecchie e nuove, con quale credibilità è tutto da vedere. Tra l’altro la scarsa trasparenza delle stesse, spinge gli elettori a diffidare di questi candidati a nuovi “ciambotti politici”.  E’ il caso di fantomatici gruppi che hanno in comune solo il nome Molfetta, ma non si capisce chi siano i loro referenti. Si tratta ovviamente di liste personali che nascono e muoiono e delle quali occorre diffidare.

E’ il caso del gruppetto Per la Puglia, Al Centro, Con Molfetta, Molfetta Nostra, Molfetta in Azione, Uniti per la città, Per Molfetta e Ala Democratica, che hanno il coraggio anche di parlare di responsabilità e di bene comune con luoghi comuni (spirito costruttivo e simili), ma prive di senso politico e concreto.

La cosa peggiore è che tali liste, non meglio identificate e non trasparenti, vorrebbero far riferimento al Pd (quello di De Nicolo, per intenderci), quasi a cercare una legittimazione, cercando di accreditarsi agli occhi dell’opinione pubblica e al presidente Decaro, aumentando la confusione a sinistra. Insomma.

La faccia tosta dei “patron” di queste liste arriva al punto di sostenere la volontà di superare “voci di corridoio” che nulla hanno a che fare con il futuro di Molfetta. E via con frasi inutili e sibilline: sintesi operativa all'interno del perimetro politico già tracciato.

Questi soggetti politici, chiamiamoli così, nobilitando aggregazioni personali che non lo meritano, non hanno compreso la lezione del referendum e nemmeno quella dell’astensionismo che alle regionali ha toccato livelli elevati. Non basta riempirsi la bocca di “bene comune” e “destino comune”: non si rassegnano a passare in secondo piano e, magari stare all’opposizione. Quali interessi rappresentano, non certo quelli dei cittadini, perché non hanno visione politica, non hanno capacità di governo, non hanno la competenza che vantano. E i fatti lo hanno dimostrato.

Insomma, oggi chiedono un posto a un fantomatico tavolo con un’operazione gattopardesca, che si scontra con la trasparenza che ha dimostrato una parte della sinistra che si riconosce nel candidato sindaco Manuel Minervini.

In realtà, a noi di “Quindici” - dopo aver inventato la metafora del “ciambotto” per definire la coalizione che ha sgovernato la città e, purtroppo, siamo stati facili profeti tanto che il termine è ormai entrato nel gergo politico locale - oggi tocca utilizzare un’altra metafora per rendere più efficace, immediata e memorabile la comunicazione di concetti complessi. Ed ecco il “Fattore T” che oggi domina non solo la politica, ma le trattative per realizzare una coalizione a sinistra, con tutte le conseguenze che questo comporta.

Il “fattore T” sta per Tammacco, consigliere regionale, campione di trasformismo, partito da destra per arrivare a sinistra, secondo le conviene politiche del momento, abilissimo camaleonte e oggi in scena come gattopardo della situazione. “Fattore T”, dunque, che sta per trasformismo, allargando la platea degli aspiranti amministratori.

Tammacco prima ha chiesto a Decaro di essere parte del centrosinistra, almeno con una lista civica (le altre vanno con coalizioni di altro colore in modo da esserci comunque vada?), ora vuole utilizzare il Pd come sponda che possa dare credibilità a liste civiche che non ne hanno.

E comunque Molfetta, con questo fattore deve fare i conti.

La faccia tosta dei "patron" di queste liste arriva al punto di sostenere la volontà di superare “voci di corridoio” che nulla hanno a che fare con il futuro di Molfetta. E via con frasi inutili e sibilline: "sintesi operativa all'interno del perimetro politico già tracciato", dicono in un comunicato diffuso fra gli amici.

«Molfetta ha bisogno di una piattaforma programmatica solida, di un metodo di lavoro condiviso e di una capacità d'ascolto reale», aggiungono. Ci vuole una bella faccia tosta, dopo che loro, artefici della vecchia maggioranza che ha sostenuto Tommaso Minervini, non hanno mai ascoltato la città. E l'ultimo esempio è la vasca di colmata al lungomare, scempio finale che supererà anche quello del rifacimento del rione Madonna dei Martiri, una schifezza unica. Le proteste dei cittadini non sono mai state ascoltate.

E per affermare le loro assurde opinioni, si rivolgono a giornali amici: il metodo Meloni ha fatto scuola.

E poi, chi sarebbe il candidato sindaco? Si era parlato di Gianluigi de Gennaro, docente universitario di chimica, anch’egli una bella figura. Ma ci chiediamo: il prof. che non ha smentito le indiscrezioni sulla sua disponibilità a scendere in campo, è disposto a presentarsi con questo “ciambotto bis” fatto di controversi pezzi della vecchia amministrazione?

Le elezioni si vincono oggi, più che mai, se si recupera il voto di opinione e degli astensionisti, disgustati dalla politica degli ultimi anni: gli unici che possono fare la discontinuità, non il gattopardismo. E la strada di Manuel Minervini ci sembra, al momento, l’unica percorribile per la sinistra e per chi vuole non soluzioni pasticciate, ma un reale cambiamento della “città del cemento e dell’edilizia selvaggia”.

Felice de Sanctis

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Autore: Felice de Sanctis
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