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Elezioni comunali 2026 a Molfetta, “Spazio Riformista” sostiene Manuel Minervini, candidato di Rifondazione. Il centrosinistra e il Pd nel disorientamento totale
Manuel Minervini (al centro) con il gurppo di Spazio Riformista
28 marzo 2026

 MOLFETTA – Qualcosa comincia a muoversi nell’area del centrosinistra a Molfetta dove, mai come in questa tornata elettorale, la confusione e il disorientamento regnano più grandi che mai, anche perché l’amministrazione di Tommaso Minervini ha prodotto effetti devastanti sulla politica locale a causa di una nefasta trasversalità che abbiamo definito “ciambotto”, divenuto rancido.

La fuga in avanti del Partito della Rifondazione comunista che, ha scelto di indicare un proprio candidato sindaco, Manuel Minervini, sta facendo riflettere tutta l’area progressista. Rifondazione, infatti, era stanca di attendere le decisioni di un Pd, sempre più diviso e confuso con un giovane segretario Alberto D’Amato in difficoltà e contestato dalla base che gli rimprovera di essere condizionato politicamente da Piero de Nicolo e la vicenda del concorso dell’Arca Puglia (i cui vincitori, fra cui lo stesso D’Amato, sono stati sospesi da Decaro).
Parlare di campo largo a Molfetta, e soprattutto di discontinuità, sarebbe fuori luogo quando si propongono pezzi della vecchia maggioranza per comporre un “ciambotto bis”.

Di qui la scelta, che riteniamo molto valida, da parte di Rifondazione di proporre Manuel Minervini, giovane ingegnere, a candidato sindaco.
E qui si inserisce la prima novità che ci sembra interessante. “Spazio Riformista” la lista civica di ispirazione socialista che comprende Mimmo Casamassima, Ottavio Balducci e Leonardo Siragusa, ha annunciato «con convinzione il proprio sostegno a Manuel Minervini come candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative.

La decisione nasce dalla condivisione di valori fondamentali quali trasparenza, partecipazione, sviluppo sostenibile e attenzione al benessere della comunità. In un momento storico in cui la città necessita di una guida “giovane” capace di unire e di guardare al futuro con visione e concretezza, riteniamo che Manuel rappresenti la scelta migliore per garantire un’amministrazione competente, inclusiva e vicina ai cittadini.

“Crediamo che Manuel abbia la capacità di ascoltare, di agire con responsabilità e di trasformare le idee in progetti concreti per il bene di tutti”.

Invitiamo tutti i cittadini e le forze civiche e politiche riformiste e progressiste a partecipare attivamente alla campagna elettorale, a informarsi e a contribuire con idee e proposte, perché il futuro di Molfetta si costruisce insieme.

Tutti “insieme” partecipiamo sabato 28 marzo alle ore 18,30 presso l’Aula Consiliare in Piazza Municipio per l’apertura della campagna elettorale di Manuel Minervini a Sindaco di Molfetta».

A sostenere la candidatura di Manuel Minervini ci sarebbe anche un non meglio definito gruppo “Demos”, del quale non si hanno notizie precise, ma che si collocherebbe nell’area del centrosinistra.

Ora si attendono le mosse del Movimento “Rinascere” di Felice Spaccavento, che dopo una prima disponibilità a sostenere la candidatura di Pietro Mastropasqua (ex candidato sindaco del centrodestra) con il Pd di Piero de Nicolo (quindi una parte del partito), poi stoppata dalla direzione provinciale, è ancora alla ricerca di una linea da seguire, condizionato fortemente dal presidente della Regione Antonio Decaro, a sua volta condizionato dal consigliere regionale Saverio Tammacco (che nasce come politico di centrodestra e diventa il primo trasformista della città) il quale lo ha sostenuto nella sua campagna elettorale. Ma il problema nasce proprio da questa presenza ingombrante che, agli occhi dei cittadini e dei suoi stessi elettori, significa un ritorno al passato. Infatti Tammacco è stato l’elemento aggregante delle liste civiche che hanno sostenuto l’ex sindaco Tommaso Minervini e questo non piace alla base.

Ma Spaccavento non può dire di no a Decaro, per cui ancora una volta le scelte per l’amministrazione comunale di Molfetta, vengono decise a livello regionale: prima Emiliano, oggi Decaro. Dov’è la discontinuità? Ed è questo che agita la base e impedisce perfino l’indicazione di un candidato sindaco.

A sinistra resta ancora da sciogliere il nodo di Avs (Alleanza Verdi e Sinistra, che è anche il partito dell’ex sindaca Paola Natalicchio) che è indeciso fra la possibilità di sostenere anch’esso Manuel Minervini o portare come candidato sindaco Gano Cataldo, già candidato alle elezioni regionali.
Il Movimento 5 Stelle che a livello nazionale è parte del cosiddetto campo largo, a Molfetta è rappresentato da esponenti di scarsa qualità e credibilità, anche se, sull’onda nazionale ormai ridotta, ma ancora presente, riesce ad aggregare qualche centinaio di voti che non si vorrebbero disperdere, ma per fare questo dovrebbe operare una scelta diversa dei propri rappresentanti.

In conclusione il centrosinistra andrà spaccato alla consultazione elettorale che sicuramente si risolverà al ballottaggio, anche perché ancora più nel buio si trova il centrodestra, con l’ex sindaco e senatore Antonio Azzollini, sollecitato da più parti a scendere in campo, ma resistente alla proposta per il rischio di una sconfitta che, per lui, sarebbe bruciante. Ecco che ritorna il nome di Pietro Mastropasqua come candidato unico del centrodestra, con scarse possibilità di mettere insieme una coalizione che vedrebbe un debole partito di Fratelli d’Italia, guidato dal segretario Adamo Logrieco, una poco credibile e spendibile Lega capeggiata dalla consigliera regionale Carmela Minuto (che magari si potrebbe nascondere dietro una lista civica, tanto per cambiare), un inesistente, al momento, partito di Forza Italia, dopo che la stessa Minuto lo ha terremotato, ma che potrebbe, in caso di discesa in campo di Azzollini, rimettere insieme i cocci e presentarsi col simbolo FDI della Meloni (anche se un po’ appannato dalla sconfitta al referendum e dall’ingombrante immagine dei vari Del Mastro e Santanchè). Lo choc per la sconfitta devastante al Referendum sulla magistratura pesa notevolmente sul centrodestra, che sta ancora leccandosi le ferite, dopo una poco credibile ed efficace caccia ai capri espiatori, quando la vera sconfitta resta Giorgia Meloni, la quale dopo tutti gli errori commessi e considerata la propria incapacità a governare dopo 4 anni, con l’Italia in preda a una crisi economica e sociale preoccupante, avrebbe dovuto avere la sensibilità di dimettersi, ma non ha avuto il coraggio di fare un gesto dovuto, temendo una débâcle elettorale e così continua a galleggiare. Ma la lezione di Matteo Renzi, avrebbe dovuto insegnarle qualcosa.

Insomma, questo è il quadro politico, poco confortante, al momento, quando manca meno di un mese alla presentazione delle candidature per le elezioni comunali del 24 e 25 maggio con eventuale ballottaggio il 7 e 8 giugno.

Eppure il referendum sulla magistratura o meglio sulla Costituzione, vinto ampiamente dal NO, avrebbe dovuto insegnare qualcosa soprattutto al centrosinistra, che dovrebbe cercare di intercettare un voto giovanile che non fa sconti a nessuno, soprattutto a personaggi discussi e discutibili della politica locale.
Ma della lezione del referendum parleremo in un altro articolo.

Felice de Sanctis

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Autore: Felice de Sanctis
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