Uno scambio generazionale attorno al jazz
«Feel the groove», successo della manifestazione dell’APS Don Tonino Bello
Groove è uno di quei tipici lem mi che troviamo nelle lingue, nei dialetti, nei gerghi, di cui è difficile dare una traduzio ne precisa e circostanziata utilizzando parole attinte da un ambiente idioma tico diverso da quello originario. Un po’ come il locale priscio, che trascen de i significati di gioia e entusiasmo, o il napoletano cazzimma, che da atteg giamento atto a dare luogo a qualsiasi furbizia per proprio tornaconto può ad dirittura assumere risvolti positivi, de notando grinta e risolutezza. E così è il termine groove, che tecnicamente sta a indicare una cellula ritmica che si ripe te ciclicamente ed è utilizzato soprattut to nell’ambito della black music, ma è inteso pure come la capacità di un bra no o di un musicista di instaurare em patia con l’ascoltatore, anche ricorrendo al solo linguaggio ritmico. Insomma il groove contiene già in sé priscio e cazzimma, e non per niente il grande Pino Daniele in una delle sue canzoni più emblematiche, «A me me piace ’o blues», canta: «tengo a cazzimma e faccio tutto quello che mi va». Insom ma, un cerchio che si chiude. Il groove è quindi un qualcosa che non semplice mente si ascolta. Ma sarebbe riduttivo usare il verbo sentire, nella lingua italia na spesso riferito ad un approccio super ficiale con la musica, ed ecco quindi che dobbiamo rivolgerci nuovamente ad una locuzione idiomatica inglese, al verbo to feel, che meglio descrive una percezione della musica che investe i sentimenti e che va dritta al cuore. Ed è proprio di vibrazioni che fan no bene al cuore che ha parlato fra Ni cola Violante nel salutare il numeroso pubblico presente e gli artisti convenu ti nella serata dello scorso 24 settem bre presso la chiesa della Madonna dei Martiri, basilica di cui il frate france scano minore è parroco e rettore, per lo spettacolo appunto battezzato «Feel the groove - Italians do it better», la secon da edizione della manifestazione musi cale dell’Associazione di Promozione Sociale Don Tonino Bello, evento fa cente parte del cartellone estivo Molfetta Summer Edition 2023, godendo del pa trocinio dell’Amministrazione Comu nale. «Feel the groove»: un titolo che ben descrive anche l’effettivo risultato finale di uno spettacolo dove si è avuta espe rienza tangibile e paradigmatica di tutto quanto descritto all’inizio, priscio e caz zimma compresi. Una serata questa concepi ta dalla direzione artistica di Laura Scardigno, presidente dell’APS, e Ales sandro Angione, docente e coordinato re, insieme a Valerio Minervini, delle attività didattiche della scuola musica le che l’Associazione, fondata nel 2011 dall’indimenticato don Salvatore Pappa gallo, gestisce e che ha sede nei locali del convento annesso alla Basilica, e che sta in questi giorni accogliendo le iscrizioni per riprendere con un nuovo anno. Sebbene costretti a sloggiare dal la location esterna inizialmente desi gnata, l’attiguo Atrio dei Pellegrini, a causa dell’irruento ingresso della sta gione meteorologica autunnale avuto si in quel fine settimana, e provati dal non agevole clima acustico della Basili ca, confacente sicuramente ad altri tipi di repertori, gli allievi e i docenti del la scuola di musica dell’APS hanno dato vita ad un godibilissimo concerto in cui, affiancati da affermati musicisti jazz, hanno preso per mano l’ascolta tore conducendolo in un affascinante viaggio nel tempo in vari generi musi cali italiani e internazionali, dal jazz al blues fino al pop contemporaneo, spa ziando da George Gershwin a Bill Wi thers, dai Four Seasons ai Pink Floyd, da George Michael e Amy Winehouse, passando anche per Pino Daniele e dal la sua già sullodata canzone-manifesto del 1980. Ineccepibili, vibranti e pieni di energia i giovani musicisti della band dell’APS, le vocalist Claudia “Cloud” de Can dia, Marta de Feo e Sonia Mazzacane, e poi i già menzionati Valerio Minervini e Alessandro Angione alle chitarre, Pao lo Vista al pianoforte, Luigia Salvemini alla batteria, Niki Tritos, allieva dodi cenne della scuola, al basso, e fra Gian franco Rella, francescano minore, alle percussioni. A complemento, la classe e la raffinatezza di tre artisti dello stori co quartetto jazz del compianto Gian ni Lenoci, l’Hocus Pocus Quartet, ossia Vittorio Gallo, al sassofono e al can to, Pasquale Gadaleta al contrabbasso e Giacomo Mongelli alla batteria. Un vero e proprio scambio culturale tra generazioni e diversi stili e linguag gi musicali, culminato in una particola rissima sessione basata sul free jazz anni settanta del brano «Space is the place» dell’eccentrico ed enigmatico musicista, poeta e filosofo statunitense Sun Ra, in cui tra accordi dissonanti, percussio ni tribali, ripetizioni ostinate delle pa role del titolo, tubi e raccorderie varie solitamente utilizzati per costruire e ri parare impianti idrici ma che Vittorio Gallo ha reso capaci di produrre suoni, si sono susseguiti quasi dieci minuti di improvvisazioni, in cui tutti i musici sti si sono divertiti a condividere quan to sgorgava in quel preciso momento istintivamente dai loro strumenti e dal le loro voci, e dove spiccava la voce tra scinante di Marta de Feo, inseritasi anche con barre rap in italiano basate sulle parole dallo stesso Sun Ra, incen trate sulle sue idee di pace e felicità universali, volte soprattutto alla rinasci ta della comunità afroamericana, di cui faceva parte, dopo gli anni della segre gazione razziale in USA. Una serata che ha dato piena attuazio ne agli scopi del progetto che si pone il direttivo dell’APS don Tonino Bello, os sia quelli di sviluppare una formazione e una produzione musicale di caratte re globale in grado di districarsi e con taminarsi in diversi contesti e linguaggi artistici. E l’incontro con jazz si è rivela to molto funzionale a tal scopo, tenen do anche conto dal fatto che, così come raccontato da Laura Scardigno nel suo intervento a inizio concerto, persino don Salvatore Pappagallo, musicista no toriamente di impostazione classica, si rese conto, durante un concerto jazz al quale aveva assistito, di quanto gli ese cutori di tale genere fossero dei musici sti completi. E con questo concerto si è intrapresa sicuramente una strada giu sta, così come pure sancito dall’eviden te e palpabile consenso manifestato dal pubblico presente. © Riproduzione riservata