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Un muro di gomma a Molfetta
12 maggio 2024

 MOLFETTA - Che succede nella politica locale di Molfetta caratterizzata da un insieme di liste civiche che non rappresentano gli interessi dei cittadini, ma quelli dei loro leader, parola forse eccessiva, considerati i personaggi, ma indicativa di una situazione di potere.

Nell’amministrazione guidata da Tommaso Minervini, la carenza di un progetto politico, economico e perfino culturale, alla lunga ha determinato uno scollamento della coalizione, che il sindaco cerca di frenare accentuando tutto su di sé e sul gruppo “Insieme per la città” che ha come referente Saverio Tammacco, considerato anche una sorta di sindaco ombra.

In realtà, anche su questo fronte le cose non vanno per il verso migliore perché le accuse mosse al primo cittadino in uno degli ultimi consigli comunali dalla consigliera Annalisa Petruzzelli, portavoce di quell’area, erano evidenti “Uomo solo al comando”, “modo di agire personalistico e tecnocratico”, che facevano intendere come Minervini fosse bacchettato dalla sua maggioranza per ordine di Tammacco.

Poi, successivamente, la solita consigliera, da “censora” si è trasformata in “adulatrice” politica, difendendo il sindaco perfino nell’indifendibile, dopo le responsabilità della mancata prevenzione dei vandalismi della notte di Capodanno con la devastazione di Piazza Vittorio Emanuele. La zelante consigliera, capogruppo di “Insieme per la città” è arrivata perfino a confondere azioni criminali, accusando amministrazioni precedenti che oggettivamente non avrebbero potuto prevederle, né reprimerle (tipo “la violenza ad una ragazza da parte di un branco di giovinastri all’interno di un parco cittadino”) con quella prevedibile e reprimibile di piazza Vittorio Emanuele. La difesa di ufficio del sindaco e dell’assessore alla polizia locale Roselli, si è spinta a mettere sullo stesso piano le due cose. Una confusione certamente voluta, ma che offende le intelligenze di chi ascolta la filippica, questa volta adulatoria.

Che è avvenuto nel frattempo? Che il gruppo di Tammacco si è fatto sentire dal sindaco chiedendo più considerazione e più potere, al punto che “casualmente” la lista “Insieme per la città” ha conglobato anche altre liste formando un gruppone, che ha spinto anche altri consiglieri eletti in altre liste (vedi la consigliera Francesca De Palma e l’assessore Sergio De Candia) a mollare il proprio referente (nel caso di specie Leonardo Siragusa) per confluire nel ciambottone.

La reazione degli “esclusi” è stata immediata: fuori dalla maggioranza almeno di nome, perché di fatto i due consiglieri avevano già girato le giacchette nel classico voltagabbana a cui la politica locale ci ha abituato.

Questa operazione politica e di potere non poteva non provocare la reazione dell’altro gruppo “Popolari per Molfetta”, gli Amato per intenderci, che sono stati messi da parte e stanno reagendo col distacco dalla coalizione, mantenendo, però, ben salda la carica di Robert alla presidenza del consiglio.

E gli effetti si sono visti all’ultimo consiglio comunale dove si è palesato lo scontro fra il sindaco il quale pretendeva fosse negata la parola all’opposizione che l’aveva chiesta per fatto grave, e il presidente del consiglio che l’ha concessa.

Un consiglio comunale nel quale si registra sempre più un disinteresse da parte della maggioranza verso gli argomenti e gli interventi dell’opposizione: le immagini sono evidenti. Per completare, ci manca solo il selfie, anzi c’è già stato fra il sindaco e l’assessore alla cultura, mentre Piazza Vittorio Emanuele era devastata dai vandali.

Intanto Leonardo Siragusa scaricato dai suoi, ha lanciato la “polpetta avvelenata” nell’agone politico: la vicenda dell’appalto da 3,5, milioni di euro assegnato al marito della sua ex consigliera De Palma, sostenendo la necessità di dimissioni della stessa per opportunità politica.

Ed è scoppiato il putiferio: Minervini sofferente di vittimismo meloniano, e di un nervosismo, che nasconde la sua fragilità (non accettare critiche dimostra debolezza) in una situazione difficile, ha rifiutato questo percorso, preferendo resistere per bocca della difensora di ufficio Petruzzelli. Una resistenza ad oltranza perché le dimissioni della De Palma aprirebbero le strade alla sua sostituzione con la moglie di Siragusa, un altro consigliere che il sindaco avrebbe contro, perché schierata all’opposizione. Anche se lo stesso Siragusa, come ha fatto intendere, farebbe dimettere la consorte, ma a subentrare sarebbe sempre un “nemico”.

E così dal Palazzo cadono pezzi che finiscono in testa a Minervini il quale ormai reagisce in modo scomposto ad ogni critica e si getta sempre di più in iperattivismo amministrativo di progetti su progetti, tanto incompiuti quanto inutili alla città, essendoci altre priorità che risponderebbero ai bisogni dei cittadini. Minervini sembra disconnesso dalla realtà circostante, con una città sempre sporca, con un traffico congestionato, anche per la mancanza di parcheggi, con strade piene di buche, con la sanità al limite del collasso (vedi il pronto soccorso) e noi pensiamo ad un altro palazzetto dello sport, a rifare qualche piazza o giardino che saranno puntualmente abbandonati e vandalizzati.

Il rischio è una specie di depressione politica che l’opposizione ha già paventato, oltre al rischio di default al termine del mandato. Basti pensare che Molfetta è forse l’unica città ad avere contemporaneamente un’opposizione di sinistra e una di destra che fanno riferimento a partiti politici e non a liste civiche ciambotto. E questo la dice lunga sulla qualità dell’amministrazione e della sua scarsa classe dirigente.

E la città assiste a questo duello paradossale tra una consigliera (De Palma) che, con le sue dimissioni, metterebbe a tacere tutto il polverone che si è creato attorno alla vicenda dell’appalto (che non è in discussione sotto il profilo di presunti illeciti, di cui sarebbe competente la magistratura, ma solo su quello dell’opportunità politica), ma che resiste per questione di… numeri. Mentre l’opposizione approfitta di questo scivolone di Minervini per scuotere ancora di più il Palazzo che trema con scosse telluriche sempre più forti.

Il possibile passaggio degli Amato all’opposizione aumenterebbe le fibrillazioni che, certamente, non porteranno alla caduta dell’amministrazione, ma a minarne il consenso e soprattutto l’operatività, facendole perdere la fiducia dei cittadini.

E’ vero che Minervini al suo secondo mandato non sarebbe rieleggibile (ammenochè il governo non legiferi per il terzo), ma lasciare le macerie non sarebbe un bel ricordo per chi vuole restare nella memoria locale, al pari del suo predecessore Azzollini, come il miglior sindaco di Molfetta. Ma forse gli toccherà l’oblio, come è già avvenuto per l’ex senatore.

E per chi vive di narcisismo politico, sarebbe una beffa. Ma, come diceva il saggio: i conti si fanno sempre alla fine.

(Editoriale di Felice de Sanctis pubblicato sulla rivista mensile “Quindici” febbraio 2024)

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Autore: Felice de Sanctis
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