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Un matrimonio… particolare a Molfetta
La carrozza della sposa
17 maggio 2022

MOLFETTA - Scandalo, carnevalata o giusta festa (per chi può permetterselo) sono queste le varie reazioni a Molfetta per quello che qualcuno ha definito “il matrimonio del secolo” (questo sicuramente voleva essere per gli sposi), mentre altro lo hanno denominato “pacchianeria del secolo”.

Una cosa è certa: gli sposi hanno raggiunto il loro obiettivo: far parlare di sé un’intera città, con rimbalzo sui social e coronamento di articolo su “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “Corriere del Mezzogiorno”, Telenorba e qualche altra tv, oltre i siti on line. “Quindici” avrebbe preferito non parlarne per non dare ulteriore visibilità a questa vicenda grottesca, anche se, tutto sommato fa notizia. Lo facciamo solo ora perché sollecitati da tanti lettori che vogliono conoscere l’opinione di “Quindici” su un episodio, la cui eco, a distanza di qualche giorno, resta ancora nell’aria, a dispetto anche delle malelingue e degli invidiosi (un po' di invidia l'hanno voluta suscitare volontariamente anche gli sposi).

Cominciamo col rilevare che nemmeno i migliori esperti di marketing avrebbero saputo pianificare meglio l’effetto comunicativo dell’evento (e non escluderemmo che gli sposi si siano serviti di qualche agenzia, magari esperta in eventi kitsch o trash). 

I dettagli del costoso matrimonio possono dare l’idea di come anche le “fasce popolari” della città riescano a fare notizia per un... semplice matrimonio. Cominciamo dalla carrozza con cavalli (uno, in verità riluttante ad essere bardato, aveva mostrato segni di nervosismo, col rischio di imbizzarrire, ma l’esperto cocchiere è riuscito ad evitare il peggio) per la sposa, perché lo sposo si è dovuto… accontentare di un calesse (un omaggio a Massimo Troisi?).
La carrozza, forse meglio definirla cocchio, ricordando la favola della principessa sul pisello della nostra infanzia, è stato un po’ il simbolo (nel bene e nel male, leggi traffico in tilt) più appariscente del matrimonio, ma forse sposalizio, come piacerebbe agli sposi, già nubendi da giorni sui muri della città con poster e gigantografie, compreso il mercato del pesce, il loro luogo di lavoro.

Sembra che la sposa avesse annunciato il suo arrivo in elicottero in Cattedrale (ovviamente non si poteva scegliere una chiesa minore anche per l’elevato numero di invitati, qualche centinaio, dicono). Poi, almeno per attraversare i cieli le norme sono più rigide e soggette ad autorizzazioni preventive e tassative. Altrimenti avremmo assistito all’arrivo di una sorta di moderna Mary Poppins che atterrava a Corso Dante: “perché al Papa è stato concesso l’elicottero e a noi no?”.

Alla carrozza si sono aggiunte le trombe (meglio alphorn) che, suonate da trombettieri in una sorta di livrea bianca, hanno eseguito la Marica trionfale (in questo caso sponziale) dell’Aida, mica musiche napoletane. Peccato che l’aria musicale solenne sia stata disturbata dallo strombazzamento dei clacson delle auto bloccate dal corteo nuziale e dalla folla di curiosi (che si sono fermati anche dopo la cerimonia per commentare “l’evento”) desiderosi di assistere agli immancabili fuochi d’artificio sparati dalla storica e antica muraglia che fronteggia la chiesa madre. Tutto come da cliché consolidato per questo genere di eventi... speciali.

Non potevano mancare festa hollywoodiana, palloncini, festoni, bomboniere, regali e chi più ne ha più ne metta (comprese le ballerine brasiliane), e ci stanno tutte tranquillamente. A proposito di bomboniere: quelle dei testimoni sembra siano state prelevate direttamente dalla tomba egizia di… Tutankhamon o da qualche antica tomba dei potenti dell’epoca, raffiguranti grossi leoni ruggenti (per la verità più adatte a un… monumento funebre che a una festa di nozze). Senza tralasciare le fedi di oro e brillanti.

Il blocco del traffico a Corso Dante, davanti alla chiesa madre, per un “evento” non autorizzato, ha dato fastidio a molti che forse dimenticano che a Molfetta funziona così, da qualche anno non esistono regole, passando dalle occupazioni di suolo pubblico (poi sanate e “gratificate” da qualche politico tollerante, magari concedendogli un chioso comunale per evitare l’accusa di occupazione abusiva) a possibili irregolarità edilizie, più o meno sanabili, più o meno giustificate o giustificabili.

Il sostantivo “tolleranza” riassume efficacemente la situazione, ma a furia di tollerare si finisce col dare l’idea che tutto sia possibile. I francesi hanno un’espressione efficace per questa situazione: laissez faire, lasciate fare. E i nostri politici hanno dimostrato di aver assimilato bene questo concetto: garantisce consensi ed evita rogne in nome di un presunto liberismo che scivola nel libertinaggio. Forse gli sposi se la caveranno con una sanzione più o meno onerosa, ma che sarebbe solo una sciocchezza rispetto alle cospicue spese di un matrimonio (magari anche detraibili… fiscalmente). E se si arriva ad un improbabile processo, finisce sicuramente con un’assoluzione perché il fatto sussiste, c’è solo per la fantasia e i pettegolezzi della gente.

Ma vuoi mettere lo “sponzalizio” del secolo? Già prenotate gigantografie per la casa degli sposi e film della cerimonia che sono dilagati sui social: non esiste cellulare che non lo abbia ricevuto e memorizzato, manco fosse la visita del Papa. Anzi di più.

Per la cronaca va anche aggiunto che è intervenuta la polizia locale, confermando le irregolarità e le mancate autorizzazioni, annunciando sanzioni e denunce anche in collaborazione con i carabinieri, nell’individuazione di possibili violazioni di legge.

 In conclusione, vissero tutti felici e contenti, come nelle favole. Auguri e figli maschi. A proposito attendiamo il battesimo, naturalmente in Cattedrale, e chissà che questa volta il neonato invece della cicogna, non lo porti l’elicottero, con replica di festa e fuochi di artificio per la “nascita del secolo”.

Ah, dimenticavo: auguri sinceri agli sposi!

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