Molfetta in crisi sotto la pioggia danni e allagamenti. Gli errori degli amministratori del passato secondo il candidato sindaco Manuel Minervini
foto di archivio
MOLFETTA – Come ogni giornata di pioggia a Molfetta è un incubo per il traffico, per gli spostamenti, per i danni degli allagamenti.
E’ accaduto anche ieri dalla buca a Cola Olidda sulla SS16bis agli altri incidenti, compreso l’investimento di due cinghiali.
Colpa del maltempo? Certamente, ma anche dell’incapacità e della mancata volontà di predisporre gli strumenti adatti a difendere il territorio.
I nostri saggi antenati avevano previsto le lame come soluzione per convogliare le acque in mare.
Ma gli amministratori di Molfetta, avendo il cemento e l’edilizia selvaggia come priorità, avevano sottovalutato il problema, ignorando anche gli allarmi che provenivano dai tecnici. E si è costruito anche ai margini, se non dentro le lame. Così avevano messo insieme soluzioni non proprio efficaci e soprattutto di lungo termine.
Il risultato: ogni pioggia diventa un problema a Molfetta.
E’ avvenuto anche ieri. Ecco perché l’attenzione al problema di un candidato sindaco giovane e alternativo come Manuel Minervini, espressione di quella parte della sinistra che ha cominciato ad organizzarsi partendo dal programma.
Ecco le sue parole, in un messaggio diffuso anche sui social: «La pioggia è un fenomeno atmosferico comune. È fondamentale per contrastare la siccità, se il terreno riesce ad assorbirla. Eppure, a Molfetta la pioggia è sempre un problema: in centro come nella zona artigianale, osserviamo da una parte strade impraticabili in città, veri e propri torrenti in piena, e dall’altra l’allagamento della zona industriale.
Come abbiamo sempre denunciato, in questi anni la città è stata cementificata senza sosta sino ad occupare anche il ciglio delle lame o le zone costiere a ridosso del mare.
Ricordiamo che le lame sono zone d’impluvio, dunque vere e proprie condutture naturali: in caso di piogge intense possono tornare a riempirsi per svolgere la loro funzione, cioè convogliare le acque verso il mare. Nel caso di Molfetta, queste acque provengono anche dai Comuni del bacino murgiano e submurgiano, come Ruvo e Corato. La logica vorrebbe, dunque, che tali percorsi non vengano ostruiti, per evitare che i deflussi invadano altre aree causando danni a infrastrutture, beni e soprattutto alle persone.
Inoltre, abbiamo assistito al finanziamento di un costosissimo progetto di mitigazione idraulica della zona ASI (26 milioni di euro), caratterizzato da un enorme impatto ambientale e tuttora incompiuto: uno solo dei due canaloni è stato realizzato, ma non collaudato e non ancora entrato in funzione. Un’opera pensata come grande canale di cemento, con espropri e abbattimento di migliaia di alberi, priva delle risorse necessarie per essere completata e senza il via libera dell’Autorità di Bacino.
Di fronte a tutto questo pensiamo che sia finito il tempo dello sfruttamento del territorio e delle opere faraoniche, è il momento delle soluzioni alternative meno invasive, basate sul ripristino del naturale deflusso delle acque lungo le lame.
Per il futuro della città è necessario ripartire da due punti chiari fondanti: ripopolamento del verde e stop al consumo di suolo. Queste sono le uniche strade da percorrere per proteggere Molfetta dal rischio idrogeologico e preservarne lo sviluppo armonico con il territorio.
C'è una nuova strada da tracciare. E va fatto con il supporto, la partecipazione e la messa in rete di tutte le voci ambientaliste della città. Facciamolo, insieme!».
Un’analisi puntuale anche dal punto di vista tecnico (Manuel Minervini è un ingegnere), che suona anche come atto di accusa verso le passate amministrazioni e come programma per chi vuole presentarsi come alternativa e come politico come attento all’ambiente e al territorio.
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