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Elezioni comunali Molfetta. Dalla confusione alla speranza
23 maggio 2026

MOLFETTA - Tornata elettorale difficile e confusa quella delle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026 per eleggere il nuovo sindaco di Molfetta, dopo lo scioglimento del consiglio comunale e la caduta dell’amministrazione di Tommaso Minervini.

Mai come questa volta si è atteso tanto per avere i candidati sindaci, a conferma di una situazione ingarbugliata causata dal Pd e, in particolare, da Piero de Nicolo che deteneva la maggioranza dei voti e delle tessere. Il Partito democratico, anche grazie all’accordo con il presidente della Regione Antonio Decaro, voleva riproporre lo schema delle elezioni regionali con una coalizione che comprendesse oltre al Pd, anche le liste civiche di Saverio Tammacco e il gruppo “Rinascere” di Felice Spaccavento, a sostegno della candidatura del giovane avvocato Pietro Mastropasqua, già candidato sindaco nel 2022 e assessore del primo governo Minervini, carica dalla quale si era dimesso per fare l’opposizione di centro-destra in consiglio comunale.
Il progetto, però, si è scontrato con i malumori della base, che hanno respinto l’influenza regionale, rifiutando quanto già avvenuto con l’ex governatore Emiliano, e hanno scelto di confluire nell’alleanza progressista, avviata da Rifondazione con il suo candidato Manuel Minervini, giovane ingegnere di 36 anni.

A questo punto i giochi sono saltati, Spaccavento si è sganciato e ha puntato su Manuel, mentre si è creato un nuovo schieramento di liste civiche, alle quali ha aderito subito De Nicolo, cercando di portarsi dietro anche il Pd. L’operazione non è riuscita, perché la minoranza del partito, con la lista “Coraggio Democratico”, ha aderito subito alla coalizione progressista e l’uomo delle tessere del Pd è rimasto spiazzato, ma ancora in possesso del simbolo, ha cercato di trasferirlo al nuovo fronte civico puntando sul candidato Mastropasqua. La base si è ribellata, ha chiesto l’intervento dei dirigenti provinciali e regionali, che prontamente hanno tolto il simbolo a De Nicolo, decidendo di avviare il commissariamento del partito, mentre il segretario locale, il giovane consigliere comunale Alberto D’Amato, ha pensato bene di dimettersi per evitare brutte figure e defenestramenti. Il “Fattore T” (Tammacco – Trasformisti) ancora una volta è stato determinante per mettere insieme una coalizione “ciambotto ter”, formata da liste civiche e personaggi politici della vecchia amministrazione di Tommaso Minervini a sostegno di Mastropasqua.
Il “fattore T” sta per Tammacco, quel Saverio consigliere regionale, campione di trasformismo, partito da destra per arrivare a sinistra, secondo le conviene politiche del momento, abilissimo camaleonte e oggi in scena come gattopardo della situazione.

Questi soggetti politici, chiamiamoli così, nobilitando aggregazioni personali che non lo meritano, non hanno compreso la lezione del referendum e nemmeno quella dell’astensionismo che alle regionali ha toccato livelli elevati. Non basta riempirsi la bocca di “bene comune” e “destino comune”: non si rassegnano a passare in secondo piano e, magari stare all’opposizione. Quali interessi rappresentano? Non certo quelli dei cittadini, perché non hanno visione politica, non hanno capacità di governo, non hanno la competenza che vantano. E i fatti lo hanno dimostrato.

Così, per la prima volta, e forse caso unico in Italia, la formazione del centrosinistra non avrà il simbolo del Pd. La scelta è stata fatta anche per evitare un precedente nazionale.

Ora i candidati sindaci sono tre: Pietro Mastropasqua con 12 liste civiche, Manuel Minervini con 7 liste del campo progressista e l’avv. Adamo Logrieco con 3 liste civiche: Fratelli d’Italia, di cui è coordinatore, l’Udc dell’imprenditore Leonardo Zaccaria e la lista civica “Azzollini per Logrieco sindaco” dell’ex senatore Antonio Azzollini, che non potrà anch’egli usare il simbolo di Forza Italia, conteso dalla consigliera regionale Carmela Minuto, che non si è ancora schierata, ma che aderirà al gruppo Mastropasqua, anch’ella senza simbolo.

Azzollini non ha preso bene la candidatura di Mastropasqua, perché pensava di tornare a fare politica in prima persona, candidandosi per la terza volta alla guida della sua città. Ma il conteggio delle liste e dei numeri giocava a suo sfavore, per cui ha preferito evitare brutte figure, schierandosi con la coalizione Logrieco, destinata sicuramente a non vincere, ma a partecipare al probabile ballottaggio tra Minervini e Mastropasqua, appoggiando quest’ultimo e garantendosi almeno un consigliere nella massima assise cittadina. Logrieco potrebbe così ritrovare lo scranno consigliare sottrattogli, nella passata consigliatura, dal Pd Alberto D’Amato, per un riconteggio delle preferenze.

Insomma, due partiti nazionali, FI di governo e PD di opposizione, non saranno presenti alla competizione elettorale di maggio. Ancora una volta Molfetta va in controtendenza o fa tendenza come “laboratorio” politico, anche se non dei migliori.

Più confusione di così, sotto il cielo! La speranza è che dalla confusione iniziale si possa passare a una certezza di rinnovamento. A sperarlo sono soprattutto i sostenitori di Minervini (questo cognome, nel bene e nel male, ha un destino ricorrente nella politica molfettese: da Guglielmo a Tommaso e oggi a Manuel) che nel primo incontro della campagna elettorale hanno rivisto in campo tanti amici e compagni di strada del primo Minervini (Guglielmo) e sperano che il miracolo del 1994 si ripeta, come avvenuto anche per Paola Natalicchio. Le elezioni a sinistra si vincono oggi, più che mai, se si recupera il voto di opinione e degli astensionisti, disgustati dalla politica degli ultimi anni: gli unici che possono fare la discontinuità, non il gattopardismo. E la strada di Manuel Minervini ci sembra, al momento, l’unica percorribile per la sinistra e per chi vuole non soluzioni pasticciate, ma un reale cambiamento della “città del cemento e dell’edilizia selvaggia”.

Ma occorrerà arrivare al ballottaggio, come le altre volte. Dal canto suo Mastropasqua spera di vincere al primo turno contando almeno sui numeri di liste capeggiate dai soliti noti signori dei voti che fanno emigrare da una parte all’altra, secondo gli interessi del momento. Il giovane avvocato Pietro, che conosce bene la politica e, per esperienza, la macchina comunale con i problemi di Molfetta, spera di poter controllare le pulsioni clientelari delle sue liste e avviare un nuovo progetto. Ci riuscirà o sarà fagocitato dai “padroni” delle liste civiche, come avvenuto per l’ex sindaco Tommaso il quale, per la sua sete di potere, si è fatto trascinare in una disamministrazione riducendo Molfetta in uno stato pietoso: una città brutta e triste? Noi glielo auguriamo e lo auguriamo anche alla città, in caso di sua vittoria, anche se siamo scettici in proposito: non basta essere puliti, competenti e amanti del bene comune, dipende con chi giochi la partita. La questione etica e morale deve avere il sopravvento: basta inchieste giudiziarie, basta finanzieri a sequestrare carte dal Comune (per il porto e le opere pubbliche, poi sequestrate), basta compromessi a danno della città, basta giochi sotterranei per assicurarsi prebende politiche. I reali bisogni dei cittadini devono essere prioritari rispetto alle megalomanie e ai desideri di passare alla storia come avvenuto per Antonio Azzollini e Tommaso Minervini.

Se Molfetta ha veramente voglia di cambiare, ora può farlo. I miracoli non si ripetono frequentemente.

Felice de Sanctis

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*Editoriale rivista mensile “Quindici” aprile 2026

Autore: Felice de Sanctis
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