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Questa complicata partita a tre a Molfetta per l’elezione del sindaco previsioni e scenari
24 maggio 2026

 MOLFETTA – A Molfetta per l’elezione del sindaco oggi e domani nelle amministrative si gioca una partita a tre che si presenta, senza dubbio, complicata sia per alcuni giocatori in campo, sia per l’intreccio di situazioni e protagonisti.
La trasparenza è merce rara in politica, ma questa volta potrebbe giocare un ruolo determinante, come è avvenuto nelle migliori stagioni del governo della città.

Gli ultimi anni hanno visto un degrado tale difficile da risanare a breve, anche per situazioni consolidate le cui soluzioni non sono semplici da praticare. Purtroppo molti danni sono ormai irreparabili e costosi (vedi la brutta ristrutturazione del rione Madonna dei Martiri)

Cosa fare, ad esempio, di un palazzetto dello sport inutile? Non si può demolire per far posto ad un’opera più vicina ai bisogni della città. Le ultime palazzine sul lungomare non possono essere trasformate in una nuova Punta Perotti da abbattere: resteranno saracinesche e costruzioni a rischio per il cambiamento climatico e l’innalzamento delle acque, con buona pace di chi, con grande ingenuità, ha investito per la propria casa in quelle strutture.
E potremmo continuare, parlando di una Molfetta sempre più brutta, sempre meno attenta ai bisogni dei cittadini rispetto a quelli di lobby consolidate, come quella dei costruttori e dei divoratori di suolo e di qualità della vita.

Per la prima volta, dopo tanti anni, però, il quadro politico appare più definito e definibile, tenendo conto della memoria storica che può aiutare ad evitare errori permanenti. Da un lato abbiamo una coalizione riformista che potremmo definire “campo largo”, ma che non fotografa perfettamente la situazione locale che, dopo molti anni, depurata dalle scorie del passato, sembra aver assunto un’identità abbastanza omogenea (con qualche smagliatura rappresentata dai 5 Stelle), pronta ad affrontare sfide pesanti, ereditando una situazione molto compromessa, a dispetto degli “esperti” o meglio, di quelli che si proclamavano tali.

Lo sforzo di sintesi, comunque, ci sembra molto efficace e tale da poter risvegliare sentimenti dimenticati o energie assopite in attesa di tempi migliori. Tante di queste motivazioni inespresse avevano finito per ingrandire il numero degli astensionisti. La politica è passione. Se manca, prevale l’ordinaria gestione amministrativa.

Al candidato progressista, forte di ben 8 liste, Pd compreso (depurato dei capibastone passati dall’altro fronte con lista civica), il compito di giocare la sua partita riuscendo nel non facile compito di fare sintesi fra interessi legittimi e aspirazioni al buon governo della città attraverso l’ascolto e la realizzazione dei bisogni reali, soprattutto per chi non ha risorse sufficienti ad affrontare una vita sociale ed economica sempre più difficile.

Il fronte opposto è quello conservatore, che in questa tornata elettorale si è identificato con la coppia Adamo Logrieco-Antonio Azzollini, costretta in parte a confermare le scelte del passato, avvallando alcuni progetti dell’amministrazione di Tommaso Minervini (vedi lo scempio al lungomare della vasca di colmata di fanghi e detriti, frutto del dragaggio del porto) e prima ancora di quella dell’ex senatore e sindaco di Forza Italia (vedi il progetto del porto nato male e continuato peggio, ma che va concluso).

Senza addentrarci nei programmi, basti citare quella che sta diventando la linea di demarcazione fra due schieramenti, quello di centrosinistra di Manuel Minervini e quello di centrodestra di Pietro Mastropasqua, nel quale sono confluite liste e personaggi della passata amministrazione che, scaricato l’ex sindaco, si vogliono rifare una verginità, fingendo di rinnegare un passato al quale non possono sfuggire. Ma, alla fine hanno dato luogo al ciambotto ter che carica sulle spalle di un bravo giovane come Pietro Mastropasqua un fardello troppo pesante da portare, soprattutto con l’onere di fare sintesi, non fra interessi sovrapposti, ma fra molto vecchio e poco nuovo. Riuscirà il candidato delle civiche a governare il ciambotto ter che si presenta più complicato e insidioso dei precedenti? La sua scommessa sta tutta qui.

Quindici” pubblica sul numero del mensile in edicola a Molfetta, un’analisi comparativa di candidati che dimostra come la coalizione delle liste civiche, sia quella che presenta la percentuale più bassa di rinnovamento (i vari Amato, Piergiovanni, De Candia, Ancona, Paparella, Rossiello, direttamente impegnati e i burattinai De Nicolo e Tammacco nelle retrovie).

Sulla carta il ciambotto ter si presenta molto forte con ben 11 liste in campo, ma difficilmente riuscirà a vincere al primo turno, anche per la lotta serrata diretta e indiretta (in qualche caso anche deplorevole, soprattutto attraverso siti amici che sono arrivati addirittura a trasformare una competizione a tre come un confronto a due) che Logrieco e Azzollini hanno fatto nei confronti di Mastropasqua. Si è arrivati perfino a dire votate per Minervini piuttosto che per Mastropasqua. Forse un risentimento di Azzollini per essere stato bruciato sul tempo da un candidato più giovane, che gli ha impedito un eventuale ritorno in campo?

Per l’alleanza tra i post fascisti di Fratelli d’Italia con Logrieco e una parte dei berlusconiani di Forza Italia (ma senza simbolo) con Azzollini, non c’è partita. Scarse le possibilità di successo, anche per l’insufficiente numero di liste (appena 3). Probabilmente raccoglieranno un numero di voti tali da rinviare la scelta del sindaco al ballottaggio del 7 giugno, quando la scelta di schieramento della coalizione dovrebbe essere per Mastropasqua, costringendoli a ingoiare un rospo indigesto.

Del resto Logrieco sembra più interessato a crearsi un proprio trampolino regionale, che ad “accontentarsi” di un posto consigliere comunale.

Il ritardo dell’entrata in lizza del centrodestra alle comunali (è stata l’ultima coalizione a scendere in campo), probabilmente è spiegabile con la necessità di vedere cosa facevano gli altri, soprattutto nella speranza di aggregare qualche lista civica in più ad uno schieramento così risicato che difficilmente potrà prevalere sugli altri due: quello degli alleati del “Fattore T (Tammacco – Trasformisti) che sostengono Pietro Mastropasqua e il campo largo del centrosinistra che sostiene il candidato sindaco Manuel Minervini.

L’ex sindaco Azzollini ha preferito, contrariamente ad una prima ipotesi che lo vedeva protagonista, giocare un ruolo di secondo piano, per evitare la brutta figura di una sconfitta quasi certa, visti gli schieramenti e i numeri in campo. Ma lo ha fatto scegliendo una lista civica e non utilizzando il simbolo del partito di Berlusconi che, ad oggi a Molfetta, come a livello nazionale, si ritrova a rimodulare cariche e posizioni.

Il partito, infatti, vede protagonista la figlia di Silvio, Marina, che sembra voler giocare il ruolo di terza donna della politica italiana dopo Meloni e Schlein, soprattutto per definire meglio posizioni ambigue di Forza Italia anche in Puglia e a Molfetta. Infatti l’ex senatore si è visto soffiare la scena da Carmela Minuto, eletta prima senatrice e poi consigliera regionale in Puglia, mentre il partito oggi non si sa bene a chi faccia capo. Probabilmente, come nel Pd, esistono due anime nel partito di famiglia.

Questo spiega il ritardo anche della stessa Minuto nel comunicare ufficialmente il proprio schieramento, anche se, fin dall’inizio era certa la continuità col vecchio “ciambotto” (mai termine, da noi proposto, ha avuto più successo di questo). Certamente Azzollini non ha gradito la candidatura di Mastropasqua, che, come detto, gli ha tolto lo sgabello da sotto i piedi, soprattutto perché si tratta di un candidato preparato, con esperienza politica e amministrativa prima in maggioranza come assessore e poi all’opposizione, oltre che giovane. Troppe carte a sfavore dell’ex senatore, in una partita difficile e incerta come queste amministrative.

Insomma a destra non c’è storia, almeno a giudicare dai numeri, considerato che anche il partito di Giorgia Meloni vive una crisi nazionale e ha perduto la capacità, per gli ingenui che l’hanno votata, di creare l’illusione di un cambiamento, dopo 4 anni di governo a risultati zero, con meno sicurezza più criticità e una situazione economica devastante, anche per colpa di una scadente classe dirigente sia sul piano della capacità sia su quello dell’immagine dai vari Del Mastro, Santanché, Lollobrigida e compagnia cantando. Più che il merito, conta la fedeltà alla ducessa.

La delusione dell’ex senatore Antonio Azzollini comunque appare grande, perché questa sarebbe stata per lui l’ultima occasione di rientrare in politica. Ma non avendo voti propri, avrebbe dovuto coinvolgere le liste civiche dell’ex coalizione di Tommaso Minervini nel suo progetto. Così, oggi, politicamente, Azzollini e lo stesso ex sindaco decaduto, sono ormai fuori da un coinvolgimento diretto nella politica cittadina. Le liste civiche della passata amministrazione, delle quali si è servito all’epoca per essere eletto sindaco, sono anch’esse minestra riscaldata e allora, schierando Logrieco (candidato debole), almeno garantisce alla sua coalizione qualche posto in consiglio, anche in caso di sconfitta, esercitando il ruolo di padre nobile, stando alla finestra nell’illusione di nuovi scenari che potrebbero aprirsi.

L’obiettivo dichiarato dello schieramento di destra guidato da Logrieco, sarebbe quello di “riportare le persone a votare”, ma a giudicare dai programmi vecchi e improbabili (basti citare la riapertura al traffico di Corso Umberto e il ritorno delle bancarelle a Piazza Paradiso) rischiano, paradossalmente, di ottenere l’effetto contrario.

Il giovane avvocato di destra, ha cominciato col piede sbagliato e ha continuato peggio con una prospettiva gattopardiana, in un partito che a livello nazionale ha deluso. Si è perfino precipitato a Roma a farsi fotografare con il Meloni e c’è stato chi, sui social, ha scritto: “avevo deciso di votarti, ora che ti ho visto con Giorgia, mi hai fatto cambiare idea”. Quasi a confermare che non si vota anche a livello locale a prescindere dal proprio schieramento, che resta quello postfascista e comunque fallimentare del governo in carica, che ha reso i cittadini più poveri e i ricchi più ricchi.

Il malcostume da sconfiggere, inoltre, sarà quello del voto di scambio, che ha già aleggiato in città, come “Quindici” ha rivelato dopo l’ascolto di una conversazione al bar, che prelude a future clientele.

L’unica vera novità è certamente quella di Manuel Minervini che, al ballottaggio potrebbe ripetere il miracolo del primo Minervini, l’indimenticato Guglielmo, sottovalutato e criticato all’epoca, per la sua inesperienza, ma rivelatosi un ottimo politico e amministratore. Una parte fondamentale, come nel referendum sulla giustizia, la faranno sicuramente i giovani a favore del candidato di centrosinistra. Del resto occorre combattere non solo le clientele, ma anche una diffusa mediocrità della classe dirigente (o degli aspiranti tali, alla faccia degli “esperti” della passata amministrazione a cominciare dal sindaco, che, alla prova dei fatti, si sono rilevati una grande delusione) con una visione di città che prescinda dall’occupazione di poltrone retribuite senza sforzo, per chi non sa fare di meglio nella vita, e soprattutto che rispetti il codice etico proposto dall’ex senatore Mimmo Favuzzi, per una politica onesta, responsabile, competente. Una partita intelligente. Un’occasione da non perdere, che non si ripresenterà facilmente.

Buon voto, responsabile, a tutti. Soprattutto evitiamo il triste fenomeno dell'astensionismo che a Molfetta è diventato un vero problema, anche per colpa di chi ha governato negli ultimi anni.

Felice de Sanctis

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Autore: Felice de Sanctis
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