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La necessità del salario minimo legale Una legge di attuazione costituzionale per dare dignità al lavoro
15 ottobre 2023

La convergenza di tutte le forze politiche del campo progressista attorno a una proposta unitaria in materia di salario minimo le gale è estremamente rilevante per alme no tre ragioni. Innanzitutto, dopo la scelta sciagurata di dividersi alla vigilia delle elezioni con segnando il Paese a una destra reaziona ria nel campo dei diritti e delle libertà civili e ultra liberista in campo econo mico-sociale, tale convergenza può an nunciare l’apertura di una fase nuova, contrassegnata dalla volontà di privile giare l’efficacia dell’azione politica sul la rendita di posizione e, per ciò stesso, prospettare la concreta possibilità che si costruisca una proposta per il Paese, ra dicalmente alternativa rispetto a quella che, oggi, lo consuma e lo impoverisce. Un’alternativa di visione e progetto, da praticare e verificare in Parlamento, nel le istituzioni ma, più ancora, nella socie tà, a partire dai corpi intermedi che vi si muovono. In secondo luogo, specie in tempo di stagnazione salariale e vigorosa spirale inflazionistica, non è neutra la rilevan za sociale del tema attorno al quale tale convergenza viene a luogo. Il c.d. cen trosinistra ha, infatti, progressivamente perduto terreno e consenso nei segmen ti del corpo sociale più segnati dalle crisi che si sono susseguite negli ultimi anni. Il Jobs act del Governo Renzi – il solo esponente dell’opposizione che si è si gnificativamente sottratto all’iniziati va sul salario minimo – poi, ha sancito una vera e propria secessione tra la pre tesa “sinistra di governo” e il mondo del lavoro, poiché ha introdotto il massimo grado di flessibilità sia in entrata – con la liberalizzazione dei contratti tempo ranei – che in uscita dal mercato del la voro mai conosciuta prima, in aperto contrasto con il fondamento lavoristico del nostro sistema giuridico: è toccato, non per caso, alla Corte costituzionale mettere qualche toppa, censurando, ad esempio, i meccanisti di quantificazione automatica delle indennità da licenzia mento illegittimo introdotti con l’algo ritmo delle c.d. tutele crescenti. In ultimo, ma non per ultimo, la me diazione raggiunta è qualitativamente di buon livello, tanto che la proposta si profila, a pieno titolo, come una legge di attuazione costituzionale. Per dare concretezza all’art. 36 Cost. in tema di equa retribuzione, innanzitutto la pro posta garantisce ai lavoratori occupati in tutti i settori merceologici un “tratta mento economico complessivo non in feriore a quello previsto dai contratti collettivi”, riconoscendo ai sindacati più rappresentativi il ruolo di autorità sala riale. Al contempo, al fine di tutelare i lavoratori occupati nei settori più fragi li e problematici, s’introduce una soglia minima inderogabile di 9 euro l’ora. Ma c’è di più. Seguendo l’impianto della proposta Fratoianni, consonante con spirito dell’art. 35 Cost. sulla tute la del lavoro “in tutte le sue forme e ap plicazioni”, la proposta guarda oltre il recinto del lavoro subordinato, abbrac ciando non solo le collaborazioni ete ro-organizzate (art. 2, d.lgs. n. 81/2015) ma pure le collaborazioni coordinate e continuative (art. 409 n. 3, c.p.c.) e il lavoro autonomo tout court (art. 2222 c.c.), laddove da tempo si riscontrano asimmetrie, squilibri e persino forme di sfruttamento paragonabili a quelle che si osservano nel campo del lavoro dipen dente, cui conseguono analoghe esigen ze di tutela e protezione. L’articolato contempla, infine, un’ap posita procedura giudiziale, di matri ce collettiva, volta a garantire l’effettività del diritto di lavoratrici e lavoratori a percepire un trattamento economico di gnitoso, modellata sul procedimento per la repressione della condotta antisinda cale del datore di lavoro (art. 28 St. lav.): spetta, insomma, al sindacato ricorrere in giudizio denunciando la violazione e ottenendo la condanna del datore di la voro a corrispondere l’equo trattamento. In tal modo il cerchio si chiude perché per un verso la legge sul salario minimo si profila, innanzitutto, quale misura di sostegno all’attività negoziale dei sinda cati rappresentativi e generalizzazione dei trattamenti previsti nei CCNL; per altro verso, si consegna sempre al sinda cato la possibilità di agire per garantirne la concreta applicazione. È facile immaginare una resistenza dell’attuale compagine governativa, pe raltro manifestata dal recente parere del CNEL di Brunetta, a misure come quel la sul salario minimo legale. Ma l’inizia tiva merita d’esser sostenuta e promossa perché non sarà possibile ignorare, a lungo, i dati sull’aumenti del costo del la vita e le statistiche europee che hanno fatto guadagnare all’Italia il triste prima to sulla perdita del potere d’acquisto di salari, stipendi e redditi da lavoro. Anche a Molfetta abbiamo aderito do menica 8 ottobre al grande “firma day” nazionale portando i moduli firma in piazza. Invitiamo comunque tutti i cit tadini a firmare anche on line: questo servirà per arrivare più forti in aula par lamentare il 17 ottobre prossimo. Con tribuiamo tutti a dare DIGNITA’ al LAVORO

Autore: Cosimo Sallustio
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