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La famiglia di Domenico Centrone di Molfetta prigioniero in Libia lancia un appello per la sua liberazione
I genitori di Nico Centrone
08 giugno 2026

MOLFETTA - «Nostro figlio è partito per una missione umanitaria con l’unico obiettivo di aiutare persone in difficoltà. Oggi, invece, si trova detenuto ingiustamente e privato della libertà». È il drammatico appello lanciato dai genitori di Domenico “Nico” Centrone, l’attivista molfettese fermato in Libia insieme ad altri volontari della missione internazionale Global Sumud diretta a Gaza.

Attraverso un video diffuso sui social dalla famiglia, https://www.facebook.com/reel/1511333837357444 i genitori del giovane hanno chiesto un intervento immediato delle istituzioni italiane ed europee affinché venga garantita la liberazione dei volontari trattenuti a Bengasi.

Nel filmato, la madre di Domenico appare visibilmente commossa mentre invoca l’attenzione delle autorità sul caso del figlio. Il padre ribadisce la natura esclusivamente umanitaria della missione, sottolineando come il giovane abbia scelto di partire per offrire sostegno alla popolazione civile colpita dalla crisi.

«La sua unica colpa è stata quella di voler aiutare gli altri», afferma il padre nel videomessaggio. «Chiediamo al Governo italiano e ai governi europei di fare tutto il possibile per riportare a casa Nico e gli altri volontari coinvolti nella missione».

Secondo quanto riferito dalla Global Sumud Flotilla lo scorso 5 giugno, dieci degli undici attivisti fermati avrebbero iniziato uno sciopero della fame. L’organizzazione denuncia inoltre un rapido peggioramento delle loro condizioni di salute.

Nel frattempo, a Molfetta si è svolto un presidio di solidarietà promosso dal coordinamento “Molfetta per la Palestina”, di cui Centrone fa parte. Durante la manifestazione, cittadini e attivisti hanno chiesto l’immediata liberazione del volontario, ribadendo il carattere pacifico e umanitario del suo impegno.

 

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