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Io cittadina di Molfetta, nata in Venezuela, soffro per l’assedio di Trump alla mia terra
Il presidente Maduro deposto da Trump e prigioniero in Usa
05 gennaio 2026

 MOLFETTA – Ecco il racconto fatto a Beatrice Trogu da una signora di Molfetta nata in Venezuela, Felicia Del Valle Agrimi.

«Per anni ho pensato al Venezuela come elemento discordante della serenità della mia famiglia. La mia, molto probabilmente è stata la prima famiglia di etnie miste di Molfetta.

Sono nata in Venezuela in un ospedale americano nell’entroterra ricco di pozzi petroliferi e benessere da padre molfettese e madre oriunda venezuelana. Il loro fu un grande e vero amore che riuscì, 60 anni fa, a superare le barriere culturali e sociali, tanti pregiudizi e pettegolezzi, e spesso anche tante cattiverie.

Arrivai in Italia ad appena due anni per conoscere la famiglia paterna con mia madre poco più che ventenne che non conosceva una parola di italiano e un bagaglio che doveva bastare per una vacanza di un mese. Fu per lei un amore a prima vista con la famiglia, le tradizioni, la cucina, il territorio, il mare e quel mese sono diventati 54anni. Non siamo più tornate indietro.

Ho dimenticato lo spagnolo e ho imparato a parlare italiano, abbiamo trasferito la nostra famiglia a Molfetta e per tanto tempo ho dimenticato le mie origini.

Certo, a ricordarmelo c’era sempre il mio nome strano, quel “del Valle” aggiunto al mio nome di battesimo, la presenza forte di mia madre, a volte fin troppo ingombrante. Non ho mai sentito richiami particolari per quella terra che pur sapevo essere meravigliosa e me ne dolgo tuttora.

Da grande ho cominciato a viaggiare per il mondo con mia figlia, ma mai ho pensato ad un viaggio alla scoperta della mia Terra. Nel frattempo le notizie dal Venezuela cominciavano a incupirsi, il benessere diventava crisi economica, la libertà dittatura, la spensieratezza e la solarità tipiche sudamericane sono state spenta, giorno per giorno dal giogo politico, sociale e culturale di chi lo ha governato.

Solo allora ho cominciato a percepire un senso di nostalgia e contemporaneamente un desiderio di appartenenza a quella Terra che adesso mi fa mancare l’aria ma oramai è troppo tardi. É diventato sempre più difficile entrare in Venezuela, dapprima sconveniente, poi addirittura pericoloso.

Ora, dopo l’attacco americano e la cattura del Presidente e di sua moglie é diventato addirittura impossibile.

Quotidianamente, almeno sino ad oggi, entriamo in contatto con i parenti e le notizie sono sempre più drammatiche. Ieri pomeriggio metà popolazione di Caracas era senza energia elettrica, é quasi impossibile uscire di casa e procurarsi cibo e medicinali.

La storia studiata a scuola mi ha insegnato che questo si chiama assedio e che gli assedi diventano guerra. Il benessere nel quale sono vissuta sinora mi teneva lontana da queste realtà e non ne avevo mai percepito la consapevolezza né tantomeno la paura. Oggi invece questa realtà è entrata nella mia dimensione, nella mia famiglia, nel sangue del mio sangue e ho paura. Ho paura per i miei cari, per il dolore di mia madre e mi sento inutile.

Sto cercando, assieme ad un’amica avvocata soluzioni per far arrivare alcuni di loro in Italia, abbiamo addirittura pensato alla richiesta di asilo politico per loro. E chi me lo doveva dire! Il popolo venezuelano, fiero, allegro, bello, messo in ginocchio da una storia cattiva, alla mercé di governanti e predatori che vedono in quella terra ancora infinite ricchezze (il petrolio ma non solo, anche risorse minerarie preziose).

Il senso di impotenza è tanto, il rimpianto immenso. Faccio fatica a pensare che un mio parente non riesca sopravvivere. Fatico a credere che stia succedendo a me e alla mia famiglia. Mi vergogno quasi a parlarne con mia figlia. Confido però nella capacità del popolo venezuelano di stare unito e nella loro rinascita.

GUARISCI PRESTO VENEZUELA, HO UNA FIGLIA DA PRESENTARTI E SO CHE QUANDO TI RIVEDRÓ SARAI PIÙ BELLA DI PRIMA».

Felicia Del Valle Agrimi

© Riproduzione riservata

Sul prossimo numero della rivista mensile “Quindici”, in edicola il 15 gennaio pubblicheremo l’intervista a una signora venezuelana di Molfetta che racconta la situazione della popolazione e dei molfettesi emigrati

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Dolore condiviso, profondo e solidale con lei, mia povera signora a cui va tutta la mia stima ed il mio rispetto. Nove milioni di venezuelani sono scappati dalla loro nazione, cioè un terzo della popolazione del Venezuela, per poter sfuggire dalla tipica tradizionale feroce dittatura comunista. Torturatori, assassini, stupratori a piede libero di regime , che infieriscono sulla popolazione inerme con la sola colpa di essere antagonisti del regime dittatoriale comunista . Prima. sono scappati via dalla loro patria, per colpa del dittatore comunista Chavez e poi di Maduro con la sempipresente "deus ex machina" la così detta Fea dai venezuelani, cioè, la feroce, la brutta, altra criminale comunista al potere dai tempi di Chavez ad oggi , la criminale Rodriguez. Come tutti i regimi comunisti, hanno saccheggiato, massacrato, assassinato, impoverito fino alla fame il loro stesso popolo . Hanno strinto alleanza con feroci dittature come la loro. Iran, Hezbollah , Hamas , jihad, le sinistre europee , la Spagna del socialista Sancez, le sinistre italiane, AVS i 5stelle e tutti gli altri squallidi personaggi della sinistra italiana ed europea con finanziamenti a loro elargiti sbalorditivi, mentre il popolo venezuelano languiva nella fame e nelle torture. alleanze con dittature come la Russia la Turchia la Cina. Ma "la notte del 3 gennaio 2026 verrà ricordata a lungo dai venezuelani ed entrerà nei libri di storia del Paese sudamericano, perché è la notte in cui il Venezuela è tornato libero dopo decenni di dittatura bolivariana da parte di Nicolas Maduro. Quando gli elicotteri americani hanno sorvolato il Paese e sono state sganciate le bombe su Caracas nessuno si immaginava quell''epilogo, per lo meno non così rapidamente, ma quando il presidente Donald Trump ha dato l''annuncio il Venezuela si è come risvegliato da un torpore durato troppi anni, riscoprendosi libero. In Patria, ma soprattutto all''estero, ovunque nel mondo i venezuelani si trovassero in quel momento, hanno festeggiato. E chi magari dormiva, perché notte fonda, è stato svegliato con quella che in tanti hanno definito "la notizia più bella". Nei filmati amatoriali si vedono uomini e donne in pigiama, con gli occhi ancora gonfi di sonno che si trasformano rapidamente in una maschera di incredulità e commozione. Si sente il grido di una madre che chiama i figli, il singhiozzo di chi ha perso tutto e ora vede la giustizia bussare alla porta di chi ha distrutto il suo futuro. Non è gioia vendicativa ma è la consapevolezza che si può tornare a respirare: vedere l''uomo che si considerava intoccabile finire in una cella a Brooklyn ha il sapore di un miracolo atteso per anni. Nei video che sono diventati virali su TikTok si vedono nipoti che svegliano i nonni, increduli nell''apprendere la notizia. Si vedono famiglie che esultano e non trattengono le lacrime, gente che balla, che ringrazia, che finalmente può guardare al futuro pensando al ritorno nel proprio Paese. Ci sono persone che guardano È la festa del Venezuela libero, che non sa ancora cosa ci sarà nel futuro ma che può tornare a sperare. Per milioni di esuli, costretti a lasciare la loro terra per cercare una vita altrove, i video dei festeggiamenti social che a Caracas, e in tutto il mondo, sono rimbalzati ovunque: è un abbraccio virtuale che ha unito chi è rimasto a resistere, chi è dovuto fuggire e chi sostiene questo popolo da lontano. Le lacrime di felicità dei venezuelani di queste ore sono quelle di un popolo che ha smesso di avere paura, che non ha mai smesso di esibire la propria dignità e l''orgoglio patrio, anche quando si è trovato costretto lontano da casa. La strada per il futuro è ancora tutta da tracciare, ma da oggi i venezuelani possono finalmente credere in un mondo migliore."
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