Io cittadina di Molfetta, nata in Venezuela, soffro per l’assedio di Trump alla mia terra
Il presidente Maduro deposto da Trump e prigioniero in Usa
MOLFETTA – Ecco il racconto fatto a Beatrice Trogu da una signora di Molfetta nata in Venezuela, Felicia Del Valle Agrimi.
«Per anni ho pensato al Venezuela come elemento discordante della serenità della mia famiglia. La mia, molto probabilmente è stata la prima famiglia di etnie miste di Molfetta.
Sono nata in Venezuela in un ospedale americano nell’entroterra ricco di pozzi petroliferi e benessere da padre molfettese e madre oriunda venezuelana. Il loro fu un grande e vero amore che riuscì, 60 anni fa, a superare le barriere culturali e sociali, tanti pregiudizi e pettegolezzi, e spesso anche tante cattiverie.
Arrivai in Italia ad appena due anni per conoscere la famiglia paterna con mia madre poco più che ventenne che non conosceva una parola di italiano e un bagaglio che doveva bastare per una vacanza di un mese. Fu per lei un amore a prima vista con la famiglia, le tradizioni, la cucina, il territorio, il mare e quel mese sono diventati 54anni. Non siamo più tornate indietro.
Ho dimenticato lo spagnolo e ho imparato a parlare italiano, abbiamo trasferito la nostra famiglia a Molfetta e per tanto tempo ho dimenticato le mie origini.
Certo, a ricordarmelo c’era sempre il mio nome strano, quel “del Valle” aggiunto al mio nome di battesimo, la presenza forte di mia madre, a volte fin troppo ingombrante. Non ho mai sentito richiami particolari per quella terra che pur sapevo essere meravigliosa e me ne dolgo tuttora.
Da grande ho cominciato a viaggiare per il mondo con mia figlia, ma mai ho pensato ad un viaggio alla scoperta della mia Terra. Nel frattempo le notizie dal Venezuela cominciavano a incupirsi, il benessere diventava crisi economica, la libertà dittatura, la spensieratezza e la solarità tipiche sudamericane sono state spenta, giorno per giorno dal giogo politico, sociale e culturale di chi lo ha governato.
Solo allora ho cominciato a percepire un senso di nostalgia e contemporaneamente un desiderio di appartenenza a quella Terra che adesso mi fa mancare l’aria ma oramai è troppo tardi. É diventato sempre più difficile entrare in Venezuela, dapprima sconveniente, poi addirittura pericoloso.
Ora, dopo l’attacco americano e la cattura del Presidente e di sua moglie é diventato addirittura impossibile.
Quotidianamente, almeno sino ad oggi, entriamo in contatto con i parenti e le notizie sono sempre più drammatiche. Ieri pomeriggio metà popolazione di Caracas era senza energia elettrica, é quasi impossibile uscire di casa e procurarsi cibo e medicinali.
La storia studiata a scuola mi ha insegnato che questo si chiama assedio e che gli assedi diventano guerra. Il benessere nel quale sono vissuta sinora mi teneva lontana da queste realtà e non ne avevo mai percepito la consapevolezza né tantomeno la paura. Oggi invece questa realtà è entrata nella mia dimensione, nella mia famiglia, nel sangue del mio sangue e ho paura. Ho paura per i miei cari, per il dolore di mia madre e mi sento inutile.
Sto cercando, assieme ad un’amica avvocata soluzioni per far arrivare alcuni di loro in Italia, abbiamo addirittura pensato alla richiesta di asilo politico per loro. E chi me lo doveva dire! Il popolo venezuelano, fiero, allegro, bello, messo in ginocchio da una storia cattiva, alla mercé di governanti e predatori che vedono in quella terra ancora infinite ricchezze (il petrolio ma non solo, anche risorse minerarie preziose).
Il senso di impotenza è tanto, il rimpianto immenso. Faccio fatica a pensare che un mio parente non riesca sopravvivere. Fatico a credere che stia succedendo a me e alla mia famiglia. Mi vergogno quasi a parlarne con mia figlia. Confido però nella capacità del popolo venezuelano di stare unito e nella loro rinascita.
GUARISCI PRESTO VENEZUELA, HO UNA FIGLIA DA PRESENTARTI E SO CHE QUANDO TI RIVEDRÓ SARAI PIÙ BELLA DI PRIMA».
Felicia Del Valle Agrimi
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Sul prossimo numero della rivista mensile “Quindici”, in edicola il 15 gennaio pubblicheremo l’intervista a una signora venezuelana di Molfetta che racconta la situazione della popolazione e dei molfettesi emigrati