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Intolleranza e valori dimenticati
23 dicembre 2022

di Felice de Sanctis

Chi è l’intollerante? E’ colui che abitualmente contrasta le opinioni altrui, in particolare politiche e religiose. L’intollerante crede di avere sempre ragione e ha una chiusura preconcetta nei confronti del prossimo.
E’ un fenomeno millenario: dagli schiavi alla persecuzione degli eretici, all’antisemitismo fino alle attuali violenze contro migranti ed emarginati.

Ora siamo arrivati a livelli di intolleranza non più “tollerabili”, perfino nei rapporti più semplici e comuni della vita. Alla crescita di questo clima contribuiscono il populismo dilagante, il nazionalismo, oggi definito sovranismo. Ad alimentare questi fenomeni sono alcune forze politiche che devono il loro successo alla diffusione della paura dell’ignoto e quindi di ciò che appare estraneo o non conosciuto: i migranti, in particolare.

La politica, anziché correggere e frenare gli impulsi istintivi peggiori dei cittadini, definiti “popolo”, non sono se ne fa interprete per motivi di consenso, ma finisce per contagiarsi a sua volta: una sorta di Covid collettivo.

E così assistiamo a dibattiti televisivi, discussioni feroci fra esponenti di forze politiche opposte, che nascondono una radicata forma di intolleranza, sconosciuta in passato (o quantomeno contenuta o nascosta). Questi comportamenti diventano, purtroppo, modelli da imitare per un popolo largamente ignorante (il livello culturale è sceso paurosamente in Italia ed è cresciuta l’incapacità di comprendere un testo) e quindi facilmente suggestionabile.

Eppure la biologia oggi ha dimostrato, anche scientificamente, che i concetti di razza e sangue sono assolutamente infondati. Malgrado ciò, continuano le forme di razzismo verso gli stranieri, i diversi e gli italiani del Sud, i meridionali. Ma questa intolleranza oggi ha raggiunto le caratteristiche di una pericolosa violenza. In Italia, in particolare, il fenomeno del razzismo appare più radicato a causa delle discriminazioni tuttora presenti nello stesso popolo fra settentrionali e meridionali. Il razzismo, rimasto come fuoco sotto la cenere, grazie all’azione di contenimento dei partiti di sinistra e dell’associazionismo cattolico, oggi si manifesta apertamente per le scelte politiche, ma anche culturali, di rappresentare un malcontento causato dalla crisi economica, che provoca violenza di gruppo, non solo nella tifoseria calcistica, nelle baby gang, nelle ronde organizzate per colpire lo straniero, l’immigrato o il diverso, con la motivazione, assolutamente errata, che tolgono lavoro agli italiani.

“Prima gli italiani”, questo slogan ha fatto la fortuna della Lega Nord prima e oggi di Fratelli d’Italia, come confermano le dichiarazioni di Salvini e della Meloni, che si accinge a governare l’Italia. L’incertezza politica, la paura del futuro, a cui si aggiungono i recenti venti di guerra che tornano a soffiare in Europa per colpa di un pazzo oligarca russo, stanno favorendo l’ascesa di una destra estremista che, delle divisioni e discriminazioni razziali, ha fatto la sua fortuna, anche elettorale.
Ecco perché le ultime barriere di solidarietà rischiano di essere travolte dall’intolleranza o al massimo dall’indifferenza, che è la sua anticamera.

Qualcuno ha detto che appare strano come l’Italia, un Paese rinato dalle ceneri del fascismo, non sia riuscito ancora a trovare anticorpi duraturi per reagire al razzismo e all’intolleranza. Forse stiamo perdendo la memoria storica ed è noto che un popolo senza memoria non ha futuro.
Si parla tanto di solidarietà, ci si riempie la bocca, ma alla prova dei fatti, questo sostantivo non si sa come declinarlo e soprattutto applicarlo in concreto nella vita quotidiana. Anzi prevale il fenomeno dei cosiddetti hate speech, discorsi d’odio che trovano accoglienza e tribuna non solo nei social dove l’intolleranza la fa da padrona, ma anche nei talk show televisivi, dove impera il protagonismo senza titoli che si esprime in denigrazione nei confronti di gruppi o persone che non la pensano come noi. Sui social vengono additati ai compagni di tastiera, leoni da scrivania come loro, come soggetti inferiori da emarginare.

L’insicurezza non accettata, né ammessa dagli interessati, è all’origine di questi fenomeni che si alimentano di invidia e ipocrisia, tra i peggiori difetti della specie umana. In realtà viviamo un paradosso, dove a generare l’intolleranza attuale è stata la tolleranza eccessiva verso micro fenomeni di fanatismo religioso e politico, considerati poco pericolosi e soprattutto semplici dissensi in un clima democratico. Questo ha generato una maggiore diseguaglianza, riducendo l’avversario a una condizione subumana con la presunzione della propria superiorità.
E’ mancata la coltivazione di una coscienza civica, prima operata attraverso la scuola e la famiglia, oggi lasciata ai social, nuovo modello educativo dove tutto è permesso a tutti, anche gli imbecilli (aveva ragione Uberto Eco) che si sentono eroi e protagonisti del nulla. E’ mancata la narrazione di una realtà fatta di regole che comportino anche rinunce e limiti alla propria libertà, in nome del bene comune. E questo anche nel campo della salute dove idioti no vax si ergono a censori della scienza, come ci ha insegnato la pandemia, che doveva farci diventare migliori, ma ci ha peggiorati. I no vax, orde di ignoranti, sono poi alimentate da politici senza scrupoli, avventurieri desiderosi di ricavare vantaggi e visibilità cavalcando ignari sprovveduti anche culturalmente (consentitecelo senza volontà di offesa), ostacolando la lotta a un virus sconosciuto, insidioso e mortale.

Il risultato è che si può anche essere razzisti e nazisti, in modo incosciente o inconsapevole, in un Paese (non Nazione, come piace a qualcuna) democratico, attraverso la promozione perfino istituzionale dell’aggressività. Questa permette di far crescere il proprio consenso ai danni della convivenza sociale e civile, perfino nell’unità di un popolo. Si creano, così, sacche di emarginazione che sarà difficile recuperare, senza riprendere a coltivare la cultura della comunità che è artefice insieme agli altri del proprio destino e di quello dei propri figli.

E il fenomeno dell’assenteismo elettorale, riflette proprio la tendenza alla mancata partecipazione attiva alla vita civile e politica. Il disimpegno, alimentato da forze politiche che mostrano falsa preoccupazione per questo fenomeno, è un altro modo di perpetuare lo status quo, anche sottraendo ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti, delegandolo al partito. C’è qualcosa di orwelliano in tutto questo: un controllo sociale occulto, al quale nessuno, né di destra né di sinistra, si oppone per le citate convenienze elettorali.
Questo ha favorito la crescita non solo dell’astensionismo, ma anche dell’individualismo che non fa comunità, l’unica in grado di modificare la realtà. L’indifferenza genera inconsapevolmente intolleranza perché invade la sfera privata caratterizzata ormai dalla banalizzazione dell’esistenza a tutti i livelli. E’ l’anticamera del nuovo fascismo, che non va sottovalutata, perché vuol dire anche mancato rispetto delle regole che sono il sale della democrazia, soprattutto quando non sono avulse dai contenuti. Intolleranza è anche rifiuto dei valori che attraverso l’etica e gli ideali (parole ormai fuori moda), sono gli unici che possono ridare dignità alla politica e fiducia nel futuro per il bene comune.

© Riproduzione riservata

Autore: Felice de Sanctis
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