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Il voto è liberato, si allarga l’asse contro l’ex sindaco Tommaso Minervini a Molfetta. Considerazioni sulla strana campagna elettorale in corso
Lillino Drago e Tommaso MInervini candidati sindaci al ballottaggio di domenica 26 giugno
20 giugno 2022

MOLFETTA - Forse eravamo stati un po’ ottimisti nell’articolo scritto qualche giorno fa (https://www.quindici-molfetta.it/una-prima-analisi-del-voto-la-crisi-della-destra-a-molfetta-le-sfide-delle-prossime-due-settimane_53086.aspx). All’interno di quella che è rimasta l’unica analisi del voto da parte di giornali molfettesi (e forse non solo giornali), avevamo indicato, per la sinistra, un possibile cammino, che avrebbe scompaginato le geometrie del consenso.

Si trattava della possibilità di abbandonare le logiche degli accordi e del mero calcolo delle preferenze per intercettare istante sopite, mettendo al centro la forza del sociale. Ciò avrebbe significato convocare le attività culturali, dare voce alle associazioni e al terzo settore, ascoltare i gruppi produttivi ed entrare nei quartieri.

Non sta andando esattamente come avevamo auspicato. Un solo dato positivo: rispetto al primo turno, il voto è “liberato” da vincoli, legami e strette “personali” di ogni genere. Le persone, tutte, potranno votare, finalmente, senza sentirsi in obbligo col candidato consigliere di turno a cui erano legate da rapporti di subordinazione di ogni sorta. Il voto al ballottaggio è incontrollabile.

Ma è una magra consolazione rispetto a ciò che sta succedendo. Perché il quadro si sta sì complicando, ma in forme probabilmente ancor più sorprendenti rispetto a quelle che avevamo prospettato, con Azzollini pronto, dopo 30 anni, a tornare a sinistra e uno strano asse, che - pur senza accordi formali, secondo quanto dichiarato dai protagonisti - va da Fratelli d’Italia a Sinistra Italiana, pronto a sostenere Drago.

Nel frattempo, la narrazione di Tommaso Minervini è cambiata nuovamente e, a dire il vero, fa un po’ sorridere. Prima le ragioni della sua candidatura erano da ricercare nella spinta di una generazione schiacciata dai baroni della politica. Lui esprimeva una voglia di cambiamento che avrebbe mandato in pensione i vecchi poteri facendo spazio ai giovani che si sarebbero così ripresi il futuro della comunità, oltre i centri di potere cittadini.

Il “civismo” contro gli “apparati” ( https://www.quindici-molfetta.it/la-narrazione-di-tommaso-minervini-il-presunto-civismo-e-le-sfide-per-molfetta_51988.aspx ). C’era, infatti, la necessità di connettere Molfetta con le grandi linee di sviluppo regionali ed europee: da qui egli rivendicava, con grande orgoglio, l’amicizia e l’alleanza con Michele Emiliano.

Adesso sembra essere cambiato tutto. Importanti lobby e apparati regionali cercano di soffocare Molfetta ristabilendo le loro geometrie di potere, mentre lui incarnerebbe la voce dei molfettesi, l’unico in grado di riscattare Molfetta dalle oligarchie. Quelle che prima erano aperture verso il futuro adesso sono forme di potere soffocanti, quelli che prima erano i baroni della politica adesso sono suoi alleati nel favorire l’autodeterminazione della comunità. Bisogna ammetterlo: Tommaso è un gran burlone.

Almeno, questo aggiornamento della narrazione è coerente con alcuni eventi nel frattempo trascorsi nell’area di Minervini. Saverio Tammacco, suo azionista di maggioranza, ha mollato e riabbracciato Emiliano innumerevoli volte (ultimo aggiornamento: adesso è con Emiliano. E questa può essere una grossa minaccia per Tommaso in vista del voto del 26).

Inoltre, se guardiamo ai futuri consiglieri eletti nelle file di Tommaso, che siederanno in consiglio comunale nella prossima consigliatura, di quelle “giovani generazioni” che tanto decantava è presente ben poco. La larga maggioranza è composta, invece, da personaggi politici molfettesi che siedono in quel consiglio da anni, se non da decenni, avendo attraversato, nel frattempo, tutto l’arco costituzionale. Insomma, continuare sulla scia della nuova politica contro i vecchi potentati poteva diventare ancor più ridicolo e Tommaso, che è persona intelligente, deve essersene reso conto.

La situazione è tutta in divenire, quindi ci ripromettiamo di esprimere ulteriori considerazioni nei prossimi giorni. Di certo, possiamo dire che, dal nostro punto di vista, non è una bella campagna elettorale. In questi ultimi giorni, i temi – già molto scarsi – sembrano essere spariti del tutto, per fare spazio al dibattito sulle alleanze.

Quella necessità di ridare voce alle passioni e alle spinte “dal basso” sembra essere stata del tutto ignorata. Piuttosto, ci sembra che il riferimento alle visioni politiche sia completamente saltato. I seguaci di Tommaso Minervini, che rimproverano a quelli di Drago di fare accordi con le destre, rappresentano la storia che, dopo la tragedia, si presenta sempre come farsa.

Tommaso Minervini è stato quello che ha sdoganato, a Molfetta, questo modello, forse ancor prima di Emiliano, nascondendo la natura “politica” di qualsiasi posizione circa il futuro della città, attraverso il riferimento al buon funzionamento della macchina amministrativa. C’era, secondo Tommaso, la necessità di una persona capace di far funzionare le cose: non si trattava di visioni contrapposte, ma di essere in grado di favorire lo sviluppo (quasi si trattasse di una categoria dello spirito, non bisognosa di ulteriori approfondimenti e discussioni), contro chi avrebbe frenato il progresso della città. Questa retorica ha giustificato accordi con personaggi di ogni genere, facendo saltare completamente il riferimento ai valori politici. Adesso, dopo aver dichiarato la completa esplosione delle categorie di destra e sinistra, Tommaso accusa Drago di fare accordi con la destra. Stendiamo un velo pietoso.

In ogni caso, la competizione elettorale si è trasformata adesso in una gara fra tifoserie: è normale che, quando saltano le visioni, entra in gioco la forza, la capacità di orientare, con astuzia, gli elettori, oltre il radicamento sociale o la condivisione di idee comuni.

In questo quadro, tutto può succedere, e di certo Tommaso non può dormire sonni tranquilli, anche se si combatte sul suo terreno di gioco. Se Tommaso dovesse perdere cadrebbe il promotore di questo modello, per quanto, dall’altra parte, sia ancora tutto da costruire.

L’argomento su cui stanno puntando i suoi avversari, in questo momento, è quello secondo il quale l’arrivo di una figura di “garanzia” per il buon funzionamento della cosa pubblica, come l’ex magistrato Lillino Drago, potrebbe favorire una migliore transizione verso il ripristino della dialettica democratica.

Su questa questione promettiamo di tornare nei prossimi giorni, anche in base al dibattito elettorale (che speriamo ci sia).

Di certo, ci sarà la necessità, dopo il 26, di far partire qualcosa di totalmente nuovo, oltre le miserie del presente. Ne abbiamo tutti bisogno.

© Riproduzione riservata

Autore: Giacomo Pisani
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