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Buona Pasqua di Pace ai lettori di "Quindici" e ai cittadini di Molfetta e nel mondo: un augurio che diventi impegno
05 aprile 2026

MOLFETTA - In questo tempo così fragile e segnato da conflitti che sembrano non avere fine, la Pasqua arriva come un richiamo potente alla speranza, alla rinascita e alla vita che vince sulla morte. Ma come possiamo parlare davvero di rinascita mentre interi popoli vengono devastati dalla guerra, mentre migliaia di vite vengono spezzate, e tra queste soprattutto quelle dei più innocenti: i bambini?

La Pasqua non può essere soltanto una festa, un momento di gioia privata o di tradizione. Deve diventare una presa di coscienza collettiva. Deve essere un grido silenzioso ma forte contro tutte le guerre che distruggono città, famiglie e futuro. Ogni bomba che cade, ogni arma che spara, è una sconfitta per l’umanità intera.

Eppure, troppo spesso, chi ha il potere sembra ignorare questo dolore. Leader politici come Donald Trump o Benjamin Netanyahu — simboli di una politica distante dalla sofferenza reale — che mette al primo posto interessi di potere e denaro, piuttosto che la vita umana e la pace.

Che valore diamo alla vita?

In questa Pasqua, l’augurio più autentico non è fatto di parole vuote, ma di consapevolezza. Che ciascuno di noi possa riscoprire il senso della pace, non come idea astratta, ma come responsabilità concreta. Pace significa rispetto, dialogo, empatia. Significa rifiutare l’indifferenza.

Ai lettori di “Quindici”, ai cittadini di Molfetta e a quelli sparsi nel mondo un augurio di speranza perché crescano gli uomini di buona volontà. Allora Buona Pasqua che sia davvero tale: una Pasqua che illumini le coscienze, che dia voce a chi non ne ha, che protegga i più deboli e che, soprattutto, semini nel cuore degli uomini il desiderio di un mondo senza guerre e distruzione.

Perché la vera rinascita comincia da noi, a partire da domani con azioni concrete ogni giorno, perché la pace si costruisce a cominciare dal rispetto degli altri, perché l’amore non sia un termine astratto o da utilizzare solo quando si fanno gli auguri, ma il verbo amare va coniugato ogni giorno e non solo nei momenti di festa e nelle ricorrenze religiose. Al bando l’ipocrisia e trionfi la verità, perché solo la verità è giustizia nella pace, che è libertà e autentica democrazia con l’obiettivo del bene comune.

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