Amatriciana a Berlino (2ª parte)
Racconto di un viaggio
LEI… la bella fra le belle: Ne fertiti “la nobile dama, la don na dal bel viso, la grande sposa reale, la sua amata…”, la sposa di Amenotis IV, il Faraone che adottò il nome di Akhenaton quando istituì il culto di un unico Dio, Aton, e perciò è considerato il primo monoteista del la storia. Quello di Nefertiti è stato definito il più bel ritratto del mondo antico e il suo nome significa “la bella che qui viene”, e a me succede quello che mi è successo a Louvre per Monna Lisa, sento le lacrime che mi scendono sulla faccia: sindrome di Stendhal. Una stanza piccola, circolare, quasi buia e solo lei, la testa, il lungo collo e l’inizio delle spalle. La scultura, colora ta, è in pietra calcarea rivestita di ges so, manca l’occhio sinistro che forse si staccò a causa di una caduta o perché il busto non fu mai completato, ma questo non toglie niente al bellissimo volto. Vietato fare fotografie, attenta sorveglianza, ma… è ora di andare. Torniamo a casa in taxi, Maria e Li liana vanno a fare la spesa, ceniamo a casa, una cena frugale: vogliamo meta bolizzare tutta questa bellezza. La mattina successiva alla Gemal de Gallerie, prima però siamo andate al Mercato che è da vedere: fiori, frut ta, piante, disposti in modo insolito e scenografico e poi banchi con cibi pronti, pesce, tanti tipi di pane e le cose più disparate. Padre e figli dietro un banco di frutta e verdura, partico larmente ricco, accettano di fare una foto con noi. Poi alla Gemalde Gallerie al Kultur forum che custodisce una straordina ria raccolta dei dipinti più significativi a livello mondiale con opere di arti sti europei dal XIII al XVIII sc. Im possibile citarli tutti. Ci rimaniamo per cinque ore!!! Ogni sala una sor presa, non potevamo tralasciare nien te, (Renata, alla quale telefonavamo Nefertiti ogni tanto, dice che siamo pazze), c’è anche un self service e pranziamo lì, piuttosto male, ma è valsa la pena di fermarsi per aver potuto vedere tante meraviglie. Uscendo, siamo riuscite a vedere la New Gallerie, di Mies van der Rohe, che custodisce una raccolta di pitto ri espressionisti di cui non me ne piace uno. Mies, un altro dei “miei” archi tetti, uno dei maggiori esponenti del Razionalismo, uno dei giganti dell’ar chitettura moderna. “Less is more” “il meno è il più” scrive su una delle sue opere: pochi elementi costruttivi stu diati nei più piccoli particolari, “God is in details” “Dio è nei dettagli”. An che qui una struttura semplice ma di grande impatto emotivo, almeno per me. Torniamo a casa un po’ di ripo so, e poi a piedi al ristorante “Toma so” consigliato da Renata. Soup molto ricca ed elaborata e un’insalata che si è rivelata un enorme insieme di verdu re anche con petti di tacchino e uova. Torniamo a piedi a casa. Stamattina domenica siamo andate per prima cosa alla Chiesa di San Ni colai, vicina alla Alexander Platz: la Chiesa ci delude perché è una ricostru zione ma il quartiere Nicolai Viertel ci è piaciuto molto. Ci siamo diverti te per gli orsetti di tutte le dimensioni in vendita nella piazza in grandi ceste, l’orso è il simbolo di Berlino. Poi siamo andate alla Knoblanchaus che è la residenza di una famiglia bor ghese in stile Biedermeier, visita accu rata e piacevole agli ambienti della casa conservati come se la famiglia ci vives se ancora. Giornata calda di sole con le ragazze in abiti estivi, poi, dopo una rapida visita al Duomo, di culto lute rano e alla cripta con le tombe degli Hohenzollern, una novantina, ci siamo catapultate alla Alte National Gallerie, bellissimo edificio, con una impressio nante raccolta di opere d’arte del Ro manticismo, dei Simbolisti e degli Impressionisti: una goduria, anche se con una enorme stanchezza. Torniamo a casa e Maria prepara i sempre bene amati bucatini all’amatriciana. Ce li meritiamo. 26 Aprile. Mattinata comincia ta con un cambiamento di program ma: siamo andate alla Nollendorfplatz e dopo parecchi cambi di Metro, a quello che è stata una delle ragioni del mio viaggio: il Museo Ebraico di Li beskind. “Non puoi dipingere i tuoi quadri sugli Architetti contemporanei se non hai visto il Museo Ebraico di Libeskind”, mi han detto i miei ami ci architetti. Una grande emozione: ho visto il mio quadro riprendere le linee e l’atmosfera del Museo che è un’espe rienza sconvolgente. Daniel Libeskind (Lodz 1946) fi glio di due sopravvissuti al campo di sterminio nazista, è tra i principali esponenti del decostruttivismo nell’ar chitettura americana. Nel 1997 gli è stato assegnato il Berlin Cultural Prize. Il suo è un linguaggio nuovo caratte rizzato da forme asimmetriche e linee inclinate. La linea spezzata domina la pianta del Museo che si presenta come una saetta interrotta da angoli e devia zioni. Per entrare bisogna scendere sot toterra attraverso una scala che si apre nel cemento a vista. Nello spazio sot terraneo tre sentieri, tre strade che si intersecano fra loro. Il secondo por ta al giardino dell’esilio con alberi dai f iori rosa, tutto il pavimento dell’area è inclinato e questo provoca disorienta mento mentre le piante sono simbolo di pace, lo spazio aperto dà l’illusione del movimento ma in realtà il giardi no è un labirinto. Tutto lo spazio verte intorno all’idea del vuoto e dell’assen za. Delle sei torri, l’unica accessibile al pubblico ha sul pavimento innumere voli lastre di metallo che richiamano la forma di un volto umano stilizzato, bi sogna camminarci sopra, sono “le fo glie cadute”, e il suono che producono è sconvolgente. Usciamo frastornate, pioggia e vento improvvisi. Il giorno successivo al Reichstag che fu costruito per le riunioni del Par lamento tedesco. Fa un freddo cane, una fila lunghissima, attesa prevista cinquanta minuti, da vere incoscien ti ci fermiamo. Finalmente si entra, è una cosa grandiosa, ma avevamo già visto il panorama dalla torre e il gran de imbuto di specchi tante volte ri prodotto. Al ritorno a casa prepariamo le valigie quindi una camminata chi lometrica per trovare il Gottlob consi gliato da Renata, ma ne vale la pena, mangiamo benissimo. Di fronte, la bellissima Chiesa dell’Apostolo Paolo con alberi fioriti. La nostra vacanza è finita, è ora di… prendere il volo! Viaggio ottimo e Ber lino nel cuore:
Autore: Marisa Carabellese