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Veleni delle industrie Asi di Molfetta in falda: 72 indagati, 17 aziende sequestrate. La conferenza stampa del Procuratore Nitti
Il Procuratore Nitti durante la conferenza stampa a Trani
13 maggio 2026

MOLFETTA - Ha suscitato molto scalpore a Molfetta la notizia dell’operazione denominata «Ground Water», coordinata dalla Procura di Trani e condotta dalla Guardia costiera, che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 72 persone, al sequestro di 17 aziende poste sotto amministrazione giudiziaria e al blocco di beni per un valore di circa 150 milioni di euro. Al centro dell’inchiesta vi sarebbe un grave caso di inquinamento ambientale legato a undici pozzi disperdenti che, secondo gli investigatori, per anni avrebbero riversato nella falda acquifera di Molfetta reflui industriali contenenti metalli pesanti e sostanze ritenute potenzialmente cancerogene, con livelli di contaminazione fino a diecimila volte oltre i limiti consentiti dalla legge.

Il procuratore Renato Nitti nella conferenza stampa durante la quale ha fornito maggiori dettagli della notizia già diffusa ieri, ha parlato apertamente di un vero e proprio disastro ambientale, sottolineando che la priorità attuale è intervenire per limitare quanto più possibile i danni già causati.

Le indagini sono partite alla fine del 2023 grazie al lavoro del Primo gruppo specializzato della Procura di Trani, competente per i reati ambientali, supportato dal Nucleo speciale d’intervento della Guardia costiera. Alle attività investigative hanno partecipato circa 150 tra militari e consulenti tecnici, inclusi ingegneri, chimici e geologi. Per l’esecuzione dei provvedimenti sono state impiegate circa 100 unità operative distribuite in sei regioni italiane.

Il decreto di sequestro preventivo, firmato dal Gip del Tribunale di Trani Lucia Anna Altamura su richiesta del pm Marco Gambardella, coinvolge anche figure che negli anni hanno avuto ruoli di vertice nel Consorzio Asi e nella sua principale società partecipata. Tra questi figurano gli ex presidenti del Consorzio Asi di Bari Pierluigi Vulcano e Paolo Paté, oltre a Giuseppe Riccardi, già presidente della Asi Spa. Coinvolti anche ex dirigenti tecnici e amministrativi del consorzio, tra cui Domenico Mariani, Pierluca Macchia e Francesco Stramaglia.

Complessivamente sono indagati 72 soggetti tra persone fisiche e società. Le accuse riguardano lo smaltimento illecito di reflui industriali e il disastro ambientale colposo. Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato creato e mantenuto nel tempo un sistema strutturalmente predisposto a provocare il danno ambientale. Alle aziende viene contestata una gestione negligente degli scarichi industriali, mentre agli enti pubblici vengono attribuite possibili omissioni nei controlli e nelle attività di vigilanza.

L’inchiesta si concentra sul sistema di smaltimento delle acque reflue dell’area industriale di Molfetta, un comprensorio di circa 230 ettari sotto la gestione del Consorzio Asi di Bari. Le aziende presenti nell’area avrebbero immesso nella rete fognaria reflui contenenti numerose sostanze tossiche e metalli pesanti, tra cui nichel, piombo, arsenico, cromo e cadmio. Successivamente, il Consorzio avrebbe scaricato tali sostanze nei pozzi disperdenti senza alcun trattamento e senza autorizzazione, contaminando direttamente le acque sotterranee.

Particolarmente preoccupante è il fatto che il danno ambientale venga ritenuto ormai irreversibile. Il procuratore Nitti ha spiegato che attualmente non esistono tecnologie in grado di bonificare completamente la falda inquinata e che l’unica misura possibile consiste nel fermare la fonte primaria dell’inquinamento. I consulenti tecnici hanno infatti accertato che le sostanze contaminanti si sono ormai diffuse in maniera estesa nel sistema idrico sotterraneo.

Per le 17 aziende sequestrate è stato nominato un amministratore giudiziario incaricato di interrompere le attività inquinanti garantendo, allo stesso tempo, la continuità occupazionale.

Rimane inoltre aperta la questione dell’impatto sulla salute pubblica, poiché le acque di falda vengono utilizzate da privati per scopi irrigui e domestici. La Procura ha fatto sapere che sono ancora in corso verifiche e che, al momento, non ci sono elementi sufficienti né per rassicurare completamente la popolazione né per lanciare un allarme sanitario.

Il pm Marco Gambardella ha evidenziato come il contributo del Nucleo speciale d’intervento sia stato decisivo per lo sviluppo dell’indagine. Anche l’ammiraglio Donato De Carolis ha ribadito l’importanza della tutela ambientale per la Guardia costiera, ricordando che l’inquinamento delle falde acquifere può avere conseguenze dirette anche sull’ambiente marino.

Non sono stati forniti nomi delle aziende e degli indagati.

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