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Napoleone Colajanni
12 gennaio 2007

Napoli – 12. 01. 2007 A cavallo tra Otto e Novecento uno dei maggiori meridionalisti di orientamento democratico-radicale fu il siciliano Napoleone Colajanni (foto), garibaldino, medico, sociologo, criminologo e docente universitario di statistica. Il suo merito principale fu quello di controbattere validamente, tanto da un punto di vista scientifico, quanto da un punto di vista politico, le teorie, allora imperanti, della scuola antropologica di Cesare Lombroso. In particolare, egli confutò le tesi di Alfredo Niceforo, che spiegava il dualismo tra Settentrione e Meridione d'Italia sulla base della teoria razziale delle due civiltà: superiore al Nord ed inferiore al Sud. Colajanni denunciò il carattere ideologico delle posizioni dei lombrosiani, che finivano col giustificare l'arretratezza del Mezzogiorno, occultandone le cause economico-politiche che ne stavano alla base. «Coloro – scrisse Colajanni – che vogliono trovare un'elevata giustificazione al brigantaggio collettivo, cioè alla politica coloniale, parlano con grande sicumera delle razze inferiori e delle razze superiori, proprio come i Rapagnetta D'Annunzio parlano dei superuomini, che hanno il diritto di vivere e scialare alle spalle del gregge vile dei lavoratori. Queste razze inferiori, che si dovevano distruggere senza rimpianto nell'interesse della civiltà, altra volta si cercavano nell'Africa, nell'Australia, in America, in Asia – dovunque c'erano terreni fertili da conquistare, miniere da sfruttare – qualche cosa insomma da usurpare. I progressi dell'antropologia e della sociologia adesso hanno portato le ricerche in Europa dove si sono riscontrate razze inferiori, di cui – sempre nell'interesse della civiltà e della moralità! – bisogna augurarsi la pronta scomparsa, che all'uopo si può artificialmente procurare». Formatosi negli anni della svolta autoritaria di Crispi e di Rudinì, Colajanni fu anche uno dei maggiori oppositori di Giolitti, di cui denunciò le pratiche politiche clientelari e corruttive. Di grande importanza le sue denunce politiche contro lo scandalo della Banca Romana. Rispetto ai moti siciliani dei Fasci del 1893-94 e a quelli di Milano del 1898, Colajanni diede una lettura socio-politica, che lo distinse dalle tesi principali del meridionalismo conservatore. Egli da un lato evidenziò l'insufficienza dello sviluppo industriale e della conseguente insufficiente organizzazione ed educazione politica delle classi lavoratrici. Dall'altro, denunciò l'asservimento delle amministrazioni locali al potere dispotico ed arbitrario del governo centrale, attraverso lo zelo poliziesco dei prefetti e le pratiche clientelari dei deputati corrotti e trasformisti. Di contro alle posizioni dei centralisti assoluti, egli recuperò le istanze federaliste ed autonomiste di Carlo Cattaneo, declinandole nei termini dell'autogoverno delle classi lavoratrici sulla base di una piena e dispiegata autonomia comunale. In altri termini, allo Stato centralizzato che, in occasione della crisi di fine secolo, mostrava in modo chiaro ed inequivocabile la sua matrice di classe, Colajanni contrappose l'ideale dell'autogoverno locale attraverso il quale garantire alle masse lavoratrici la loro piena ed effettiva partecipazione alla vita politica locale e nazionale, unica garanzia, questa, contro la deriva oligarchica, clientelare e trasformista dello Stato centralizzato. Le tesi federaliste ed autonomiste di Colajanni non mettevano affatto in discussione il valore dell'unità nazionale, ma intendevano realizzare un'unità politica rispettosa delle diversità regionali, nonché garantire la democrazia partecipativa e l'equità economico-finanziaria tanto da un punto di vista territoriale quanto da un punto di vista sociale. Salvatore Lucchese
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