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Mezzi di trasporto d’altri tempi: i traini Appunti di storia
15 novembre 2022

L’avvio di questa ricerca prende lo spunto dal ritrovamento di due targa identificative di un traino. La curiosità ci ha spinto a svolgere le ricerche in diverse direzioni che alla fine ci hanno permesso di ricostruire nel tempo il suo utilizzo di massa e la repentina sparizione dal traffico stradale. Chi conduceva il traino una volta era chiamato vaticaro o viaticaro. Essi trasportavano sia in proprio che per conto terzi della merce; per esempio il pesce, la neve dalle città murgiane a Molfetta, i prodotti della terra; a seconda della necessità si spingevano anche fino a Napoli e oltre. In seguito furono chiamati trainieri e galessieri. Per comprendere l’importanza del trasporto con i traini segnaliamo, per esempio, un movimento di massa avvenuto tra il 24 luglio il 4 e 5 agosto del 1556 per conto dell’Università di Molfetta da Spinazzola: fu trasportato del grano ad uso della popolazione e all’uopo furono utilizzati 85 traini condotti da altrettanti viaticari di Molfetta dando a ciascuno una volta 6 carlini e altre due volte 5. Nel 1718 la Regia Dogana delle Pecore di Foggia chiese all’Università di Molfetta la disponibilità di traini e carrette da inviare a Foggia. Ignoriamo il loro utilizzo e il numero di quanti traini o carrette effettivamente portati a Foggia. L’artigiano che fabbricava o riparava i traini era il carradore e a Molfetta nel XIX sec. sono annoverati: Marino Tattoli fu Berardino, Pietro Domenico Boccardi (nativo di Noci) e figli (Vito Cesare e Giamberardino); nel XX sec.: Ruotificio Spadavecchia-Cirillo con bottega in via Adele Cairoli poi solo Spadavecchia Mauro, questi nel 1924 fece il seguente preventivo di un carro coperto per trasposto carni al Comune di Molfetta: 4 ruote complete £.700, 2 stanghe £. 80, 1 ossatura, telaio e pedana (pavimento) in legno frassino e faggio £. 800, 2 laterali in lamiera con piano di copertura anche in lamiera £. 500, 1 chiusura posteriore con persiana £. 185, 1 chiusura anteriore £. 120, 1 ferratura interna di sostegno alla cassa e ganci reggi carne £. 700, 6 mezze molle e orecchioni di sospensione, £. 500, 2 assali a grasso £. 250, 1 quarto (avantreno) anteriore completo di ferratura per la sterzata £. 200, 1 seggiolino per il guidatore, £. 50, 4 maniglioni £. 40, 1 pittura interna (rossa) esterna (grigia) £. 250, totale £. 4.375; consegna a 50 giorni. Altri carradori tratti dal sito Il Carradore di Mimmo Gadaleta erano: Salvato- re de Pinto alias u cekatidde, i fratelli Corrado e Luigi de Gioia poi cugini Mauro de Gioia alias more Bennenze (Corso Fornari, 3A, Giusep- pe de Palo alias u ruvetale, i fratelli Tedeschi alias le tedi- sche, Pasquale Iurlaro alias il brindisino e Giuseppe Gadaleta alias u mest traian de fore (padre di Mimmo citato). Nel 1897 fu stilata una relazione sanitaria e risultò che in città erano presenti 370 cavalli, 800 asini e 456 muli oltre a un numero considerevole di buoi, vacche, pecore, capre e maiali. Gli animali da traino la notte erano ricoverati per lo più nelle abitazioni o in apposite stalle. Per la presenza eccessiva di traini che sostavano la notte lungo le strade cittadine, specialmente nei rioni sei-sette centeschi-ottocenteschi che avevano le strade larghe circa 4 metri, nel 1924 il coman- dante dei vigili urbani de- nunziò al Municipio l’usanza di lasciare i traini durante la notte in mezzo alla strade e segnalava il suolo dell’Istituto Apicella a Corso Fornari atto a contenere circa 300 traini. Il 24-3-1924, la Commis- sione Provinciale inviò una lettera al Sindaco di Molfet- ta per una contribuzione da parte degli utenti alla ripa- razione delle strade. A quel tempo già esisteva un cer- to controllo sulla consistenza di essi e alla verifica di tutti i carri esistenti in città risul- tò che c’erano 353 barrocci e simili tutti non punzona- ti (barroccio carretto per trasporto di persone o di cose specialmente il carretto degli ambulanti), 1.200 carri di portata lorda inferiore a q.15 di cui solo 784 punzonati, 300 carri di portata lorda superiore a q.15 di cui 214 punzonati, 425 carri trainati da due o più animali di cui tutti punzonati. Ignoriamo in che cosa consisteva la punzo- natura e a che punto del car- ro fosse eseguita. La prima norma dello sta- to unitario italiano sul- la circolazione stradale e il comportamento dei veicoli a trazione animale fu la Legge del 20-3-1865. Il R. D. del 31-12-1923 approfondì le norme sulla circolazione stradale. Il R. D.L. del 13-8- 1926, N. 1479, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 3-9-1926, n. 206 stabiliva la larghezza minima dei cerchioni dei traini. Il R. D. n. 1740 del 1933 entrato in vigore il 14-1- 1934 disciplinò la circolazione dei veicoli a trazione animale: all’art. 43 stabiliva per i carri a due per traspor- to merci fino a 15 q di por- tata lorda che la larghezza dei cerchioni non doveva essere meno di 50 m/m. e da 15 a 20 non meno di 60 m/m. L’art. 45 stabiliva per i veicoli a trazione anima- le l’applicazione di targhe di riconoscimento su cui era riportato: il Comune di ap- partenenza, cognome e nome del proprietario, la portata, la larghezza dei cerchioni e il contrassegno governativo. Tali targhe in alluminio erano rilasciate dal Comune di appartenenza e trascritte su apposito registro matricola- re. L’art.46 stabiliva per i car- radori apposita licenza per la verifica dei requisiti idonei alla costruzione dei traini. Il Testo Unico sulla cir- colazione stradale, emanato col D. P. R. del 15-6-1959, all’art. 39 stabiliva anco- ra l’uso e l’applicazione del- le targhe per ogni veicolo a trazione animale (le targhe sempre in alluminio aveva- no il fondo nero con una sot- tile cornice bianca). Il D. L. del 30-4-1992 e in vigore il 1-1-1993 come Codice della Strada per i carri agricoli a trazione animale stabiliva che per quelli che trasportavano cose la targa di riconoscimen- to doveva essere di colore ver- de, mentre per i carri agricoli di colore azzurro. Il periodo dal 1955 al 1970 può essere considerato il tem- po in cui si verificò la transi- zione, dall’utilizzo di traini di diverse fogge trainati da cavalli, muli e asini agli automezzi personali e non. I traini, i cavalli, le mule e gli asini, diminuirono di numero trascinando verso l’estinzione diversi mestieri tra cui il sellaro o l’armentario, il carpentiere che fabbricava i traini, il fabbro che fabbricava la diversa ferramenta, il maniscalco, il venditore di paglia e biada e gli stessi trai- nieri che una volta svolgeva- no per conto proprio e verso terzi trasporti vari. L’auto soppiantò il traspor- to su strada di traini con ani- mali durato secoli. ————— Bibliografia: Archivio Comunale Molfetta, categoria (= cat.) 2, vol. 40; cat. 3, vol. 48, cat. 4, vol. 177; cat. 6, vol. 19, cat. 8, vol. 21; cat. 11, vol. 5; cat. 17, vol. 178. Per le varie norme di circolazione e per i Codici Stradali vedi Internet. Ringrazio l’amico Giacomo Ciccolella per aver suggerito questa ricerca e il sig. Mauro Brattoli per le foto. © Riproduzione riservata

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