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Le sfide di una nuova stagione politica, dopo la vittoria di Manuel Minervini a Molfetta
Manuel Minervini (Foto Francesca Rociola)
11 giugno 2026

 MOLFETTA - Avevamo annunciato, nel 2018, la fine a Molfetta dell’era Azzollini (https://www.quindici-molfetta.it/la-caduta-del-sovrano-si-chiude-l-era-azzollini-a-molfetta_41578.aspx ), poi la fine della stagione di Tommaso Minervini (https://www.quindici-molfetta.it/la-caduta-di-tommaso-minervini-cosa-insegna-la-storia-politica-di-molfetta_60412.aspx ) e, all’indomani del primo turno, avevamo detto che un’altra storia stava iniziando (https://www.quindici-molfetta.it/soffia-il-vento-del-cambiamento-a-molfetta-e-non-e-piu-arrestabile_61614.aspx).

Il ballottaggio, con la vittoria di Manuel Minervini con il 67,47% dei voti, conferma la nostra lettura. Si aprono adesso alcune sfide cruciali, sia per il centro-sinistra, che si appresta a governare la città con Manuel Minervini, sia per il centro-destra. Queste elezioni hanno bocciato quelle visioni ambigue della politica, che giocano a mimetizzare le visioni, aggirando il momento del confronto e della sintesi, lì dove si individuano interessi collettivi e direzioni da perseguire per governare una comunità. Viene messa fuori gioco, dunque, quell’idea di politica costruita sulla composizione degli interessi privati: Molfetta sembra rivendicare con forza gli spazi di deliberazione collettiva, in cui le persone possano confrontarsi sui problemi e sulle idee e si possano quindi individuare delle linee comuni da perseguire.

Ciò si traduce, per il centro-destra, nella necessità di riaggregare un gruppo con una chiara identità politica, proseguendo il lavoro iniziato da Adamo Logrieco. Il risultato ottenuto da quest’ultimo ha premiato il tentativo di tornare alla chiarezza, di sfuggire al mimetismo, dichiarandosi di parte, con un collettivo che ha proposto un’idea di città. Questo atto potrebbe stimolare anche scelte coraggiose da parte di chi, con Mastropasqua, ha proseguito sulla via dell’amalgama indistinta. Alcuni potrebbero riposizionarsi provando a costruire, con Logrieco, una sana opposizione. Lo stesso Mastropasqua proviene da una cultura affine a quella di Logrieco, abbandonata a causa dell’attrazione esercitata da quella visione aritmetica e mimetica della politica, quando aveva però terminato il suo ciclo espansivo.

Dall’altra parte, a sinistra, c’è una doppia sfida: una istituzionale, e l’altra che interpella quella parte di cittadinanza che in questi mesi si è mobilitata e ha portato al risultato straordinario delle amministrative. Si tratta, in realtà, di due punti di vista da cui affrontare la stessa sfida, che consiste nel tener vita la connessione fra la politica e quelle forme di attivazione civica che si sono espresse nelle forme più varie. Dal lato istituzionale, è importante valorizzare quella domanda di partecipazione che ha iniziato ad affacciarsi prepotentemente con le mobilitazioni per l’ambiente, i cortei per la pace, l’elaborazione condivisa sui grandi temi cittadini ecc. Si tratta di comprendere che oggi l’attivazione si realizza anche in maniera difforme rispetto alle forme canoniche della rappresentanza elettiva, e dunque anche all’esterno dei corpi intermedi tradizionali. D’altro canto, queste forme di attivazione, per essere incisive, devono provare ad organizzarsi per stabilizzarsi su una temporalità più lunga, pur non tradendo la propria specificità.

Ci sono tanti modi per valorizzare quelle forme di impegno che si esprimono al di fuori dei partiti, nella cittadinanza attiva, nelle mobilitazioni dal basso, nel civismo, nelle esperienze di cura dei beni comuni ecc. Oggi una serie di strumenti permettono di connettere queste forme di attivazione con un modello amministrativo che sia recettivo e non verticistico, realizzando forme di collaborazione e di “amministrazione condivisa”: una categoria, quest’ultima, che dal 2020 ha addirittura ha dignità costituzionale. È anche importante immaginare degli strumenti consultivi, che possano informare la pubblica amministrazione, permettendo a quest’ultima di interpretare e realizzare l’interesse generale.

La grande partita, allora, è nel tenere viva quella connessione fra livello rappresentativo e società, che ha fornito la spinta propulsiva a questa nuova stagione di politica “generativa”, indirizzando Molfetta verso un nuovo capitolo della propria storia.

© Riproduzione riservata

Autore: Giacomo Pisani
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