Le nuove tecnologie satellitari al servizio dell’osservazione della terra, conferenza all’Ameb Molfetta
Laudadio e De Ceglie
MOLFETTA - Ormai la maggior parte delle persone considera scontato accendere la tv al mattino o consultare un sito internet, per ascoltare le previsioni del tempo e osservare gli spostamenti delle masse d’aria foriere di pioggia o di bel tempo che ci informano se è il caso di portare con noi l’ombrello o indossare un cappello che ci ripari dal sole cocente. Insomma ognuno decide come vestirsi, se affrontare o no il mare, se inerpicarsi in cima alle Alpi o intraprendere un viaggio.
Chi ci offre quelle immagini così nitide? Diremmo tutti “il servizio meteorologico”. Invece no, sono dei satelliti in uso alla meteorologia che ruotano a 700 km sopra le nostre ignare teste a carpire informazioni utili che, rielaborate, si tramutano in nitide immagini dell’atmosfera. Questa introduzione, per dire a persone inesperte come me che i satelliti artificiali pullulano sulle nostre teste e noi usufruiamo degli importanti servizi che offrono senza quasi renderci conto che (tanto per dirne una) una partita del Campionato del Mondo può essere vista in streaming in tutti i luoghi della terra grazie ad una costellazione di satelliti.
Ad illustraci le immense potenzialità sia funzionali sia politiche dei satelliti ed il business che hanno messo in moto, l’ing. Sergio Ugo De Ceglie, dirigente responsabile delle Tecnologie Leonardo - Divisione Aerospazio - CTO (Chief Technology Officer) è intervenuto, presso la sede sociale dell’Ameb (associazione molfettese educatori benemeriti), a tenere la conferenza dal titolo “Le nuove tecnologie satellitari al servizio dell’osservazione della terra”.
Il Presidente dell’Ameb, prof. Michele Laudadio ha introdotto l’incontro ed ha presentato il relatore, enunciandone il ricco curriculum, di importanza anche internazionale, nel settore delle tecnologie per la progettazione e la costruzione di satelliti usati per l’osservazione della terra sia a scopi umanitari (terremoti, disastri ambientali) o di utilità collettiva (metereologia, gps, TV, ecc.) sia per scopi meno nobili (controllo dello spazio, guerre, spionaggio, individuazione di luoghi da colpire con armi sofisticate).
La storia ormai settantennale dei satelliti si è sviluppata in tre fasi:
LE MISSIONI SATELLITARI TRADIZIONALI
Per lungo tempo i satelliti sono stati solo nella disponibilità degli Stati più ricchi e potenti, disposti a spendere cifre astronomiche per il loro acquisto e ad attendere dai 5 ai 10 anni, cioè il tempo della loro costruzione, per vederli lanciati in orbita, un
tempo davvero lungo in considerazione dell'avvicendarsi dei governi, dei cambiamenti politici e della velocità con cui la tecnologia si evolve, a tempo non di anni, ma di mesi.
Il rischio impatta sia sugli Stati sia sulle Aziende, perché i satelliti sono frutto di una tecnologia molto sofisticata e una volta lanciati nello spazio devono funzionare alla perfezione, altrimenti sono da rottamare con perdite considerevoli per le aziende che non verranno pagate o dovranno restituire al committente il denaro speso.
Inoltre un singolo satellite impiega da un minimo di 24 ore fino a 10 giorni e più per compiere un’orbita che dia un’immagine utile e se ciò non crea conseguenze per gli studiosi, può costare moltissime vite umane nel caso di terremoti, alluvioni, scenari di guerra dove occorrono immagini dei luoghi quasi immediate per organizzare i soccorsi.
Le Missioni satellitari tradizionali perciò hanno un alto rischio finanziario, richiedono 5-10 anni per il loro sviluppo, un team operativo sulla terra specializzato al controllo dei satelliti, un ritardo temporale ed una inefficacia nella trasmissione di immagini.
Il NUOVO MODELLO DI BUSINESS
Per ovviare al bisogno, indotto anche dall’uso sempre più frenetico dei cellulari, di notizie fresche di giornata, il mercato dei satelliti sta cambiando: le aziende produttrici per lo più non vendono i satelliti, li tengono per sé offrendo dei servizi a chi ne faccia richiesta. L’importante è la capacità dell’azienda di offrire ai clienti informazioni nel più breve tempo possibile.
Il giro economico che si muove nel settore spaziale sta generando dei profitti altissimi, negli ultimi tre anni, solo in Italia, il fatturato è passato da un miliardo e nove di euro a tre miliardi, il personale altamente specializzato, costituito in gran parte da ingegneri aerospaziali e fisici, si è raddoppiato.
Come si è riusciti ad ottenere delle informazioni in tempi tanto brevi? Viene lanciato intorno alla terra non un solo satellite ma “un treno” di satelliti che si muovono ad una distanza di circa 4000-5000 km l’uno dall’altro e sono in grado, grazie all’Intelligenza Artificiale (AI), di comunicare tra di loro tramite raggi laser e di inviare informazioni nel giro di 24 ore.
Immaginiamo un treno di 10 satelliti ognuno dei quali compie 15 volte il giro della terra in un giorno soltanto e poiché mentre questi girano la terra gira a sua volta, in un giorno si avrà la copertura totale del pianeta, anzi alcune zone della terra verranno visitate più volte.
Vi sono altri vantaggi rispetto al Modello satellitare tradizionale: se si rompe un satellite del treno la missione non è fallita perché ci saranno gli altri a fornire le informazioni necessarie; il supporto del team specializzato a terra è meno rilevante (i satelliti elaborano nello spazio e da soli i dati); il rischio finanziario si annulla, mentre si velocizza la fruibilità delle immagini; dal punto di vista sociale aumentano i guadagni e l’occupazione.
Il passo successivo è quello di UNA COSTELLAZIONE DI SATELLITI intercorrelati tra loro a mo’ di rete, capaci di un monitoraggio quasi continuo (1-3 ore) con ulteriori prospettive di accrescimento del business e delle ricadute sociali.
L’Italia ha sviluppato un ottimo polo tecnologico in provincia di Vicenza, la stessa Azienda Leonardo lancerà quest’anno una tripletta di satelliti e l’anno prossimo venti, perché la tecnologia c’è e sta in Italia.
L’argomento di grandissimo interesse per la modernità e l’attualità del tema trattato, ha coinvolto ed appassionato il numeroso pubblico che con domande ha chiesto al relatore chiarimenti e approfondimenti.
La socia Dora Modugno ha voluto concludere la serata con un aneddoto: sua nonna quando era arrabbiata con lei, le rivolgeva l’improperio “ca pöut sciai? sop’ à la laun?” (che possa andare sulla luna); questa frase usata come rimprovero per evocare qualcosa di impossibile, entro 30 o 40 anni sarà una realtà per nipoti e pronipoti.
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Autore: Maddalena Azzollini