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La rigenerazione urbana: cosa si può fare, a Molfetta (Parte II)
16 giugno 2026
MOLFETTA
- La
città Metropolitana di Bari
, ormai conclamato faro e role model da emulare per tanti profili, offre approcci e risultati diversi in 3 iniziative che definiremo, per brevità, con il nome del quartiere più interessato:
Libertà, Madonnella, Bari Vecchia
. Il
primo
è un progetto che vede protagonista prevalente l’intervento pubblico, con dovizia di mezzi finanziari (circa 70 milioni di euro) e risorse progettuali, con l’obiettivo di recuperare alla convivenza civile, mediante la non facile implementazione di un
presidio sociale intensivo
, un’area di fragilità sociale estrema, concentrato di povertà e vulnerabilità, mista a infiltrazioni e connessioni con la criminalità organizzata. Il
secondo
è frutto di iniziative quasi spontanee, perlopiù private, ben poco coordinate da una governance pubblica pressoché esautorata. Nel quartiere, che i giornalisti hanno enfaticamente definito la “
piccola Parigi
”, il reddito pro-capite sembrerebbe ben al di sopra della media cittadina, sospinto dalla crescita dei valori immobiliari e dalla proliferazione dei B&B e similari, che rendono il rischio di gentrificazione una prospettiva quasi certa. Dove invece questo pericolo è già divenuto realtà consolidata e diffusa, è nel
terzo
caso preso in esame: il
Borgo Antico
, comunemente detto
Bari Vecchia
. In meno di vent'anni, il quartiere, cominciando dalla panoramica “
muraglia
”, ha subito una profonda trasformazione, passando da area letteralmente
inaccessibile
, in cui il mero ingresso non era privo di seri rischi, a
meraviglia a cielo aperto
, paradiso dei turisti che, senza più il pericolo concreto di essere sequestrati e rapinati, fotografano la Cattedrale, la Basilica di San Nicola, i vicoli folcloristici, le signore che preparano le orecchiette con le proprie mani … ma ancora i clan continuano a controllare quel territorio, anche con le armi, a reclutare nuove generazioni, a esportare il modello di affari criminosi in provincia. Le due realtà sembrano coesistere in un equilibrio precario e fragile, che può sbilanciarsi a favore del coacervo del malaffare appena venga intaccata l’autorevolezza e il prestigio della governance pubblica sul territorio. Anche città di più contenute dimensioni possono vantare interessanti esperimenti di progettualità rigenerativa…
Matera
, ad esempio, la città dei sassi, con una forte identità storica e culturale, Patrimonio UNESCO e capitale europea della cultura 2019, dal giorno dopo l’evento è tornata a progettare.
Taranto
, la splendida, antichissima città portuale, sede dell’Acciaieria più grande d’Europa, in situazione disastrosa da anni, che punta su cultura, comunità, ecologia per avere un futuro
. Lecce
, la capitale del barocco, città vivibile e accogliente, i cui dintorni salentini, da non più di una trentina d’anni, sono frequentatissimi da turisti di tutto il mondo, con il visibile e pervasivo rischio che la spinta economica ed occupazionale del comparto turistico fagociti e condizioni le altre iniziative egualmente rigenerative.
Andria
, che ha portato a casa finanziamenti (PINQuA e PNRR) per circa 78 milioni di euro, per un progetto molto complesso, ma potenzialmente foriero di effetti estremamente significativi sul tessuto urbano: l’interramento della ferrovia che divide in due la città, da cui è atteso sia il miglioramento dei flussi di circolazione, sia la valorizzazione di tutto il territorio limitrofo, sull’esempio di Bologna e Milano. Infine,
Trani
, la “Perla dell’Adriatico”, porto storico importantissimo sin dai tempi in cui quel mare era il “Golfo di Venezia”
[1]
e la città ne ospitava le istituzioni; bella, ricca e colta, diede alle stampe, subito dopo l’anno 1000, gli
Ordinamenta Maris
, il primo codice marittimo di tutto il mediterraneo. Questa può ritenersi forse la Città più vicina a Molfetta, per una serie di ragioni, non solo chilometriche o amministrative. Anche per Trani,
la bellezza potrebbe non essere la sua fortuna
; la espansione produttiva concentrata sul comparto turistico, pur allargato, sconta il generale basso valore aggiunto delle iniziative e rischia di non lasciar attecchire le altre, magari più produttive.
Molfetta
presenta caratteristiche che rendono il tema della rigenerazione urbana tutt'altro che astratto. Con una popolazione di 57 mila abitanti, un indicatore di anzianità di 225 circa e un saldo naturale strutturalmente negativo da oltre un decennio, la città ha un metabolismo demografico che non lascia margini per ritardi, lungaggini, né attese. Sul piano fisico, alcune aree (non le sole) potrebbero presentare caratteristiche oggettive di potenziale rigenerativo:
Il
waterfront e il porto storico
: il lungomare e la zona portuale, con le sue aree di transizione tra uso peschereccio residuale, infrastruttura commerciale e vocazione turistico-balneare, rappresentano la frontiera più strategica. Il progetto di finalizzazione della struttura portuale, di alternativa alla vasca di colmata sul lungomare, di delimitazione della balneabilità pubblica della costa, sono segnale di quanto questa area sia strategica per il futuro della comunità.
Il
centro storico
: già parzialmente attraversato da proficui processi di valorizzazione turistica e gastronomica, a patto che sia presidiato il rischio, del tutto concreto e già visto con Bari Vecchia, di una gentrificazione senza governance.
La
zona industriale e le aree dismesse periferiche
: meno attrattive commercialmente, ma potenzialmente rilevanti per funzioni produttive, artigianali, di economia sostenibile e circolare e soprattutto perché potenziale collante del capitale sociale più prezioso e fragile, quello dei giovani, delle donne, dei portatori di unicità, degli ultimi.
Il nostro nuovo Sindaco,
Manuel Flavio Minervini
, ha posto questi interventi fortemente al centro del suo programma, con un'articolazione decisa e professionale: “
abbiamo messo in cima all'agenda
la rigenerazione urbana
, la riqualificazione del centro, lo spazio verde, le spiagge pubbliche, che sono tutte nel degrado
[2]
” e poi, “
le attività commerciali rappresentano molto più di un presidio economico: sono identità, sicurezza, socialità e presenza quotidiana sul territorio. L'obiettivo è avviare un percorso concreto di rigenerazione urbana ed economica
”
[3]
. Questa visione contiene elementi coerenti con la progettazione della città futura, quella che i cittadini vorranno divenga, quella di cui giustamente sentirsi orgogliosi e fieri: l'integrazione tra dimensione fisica (spazi pubblici, sponde, verde), dimensione economica (commercio di prossimità), dimensione sociale (inclusione, disabilità, servizi per anziani) e culturale (teatro comunale, assessorato alla cultura, valorizzazione delle iniziative cittadine). Gli strumenti normativi esistono. La
L.R. Puglia 7/2024
, in un'ottica di sostenibilità e resilienza ambientale e sociale, fornisce un quadro regolatorio aggiornato. Il limite principale, nel contesto italiano e pugliese, non è la mancanza di visione né la mancanza di norme: è la fragilità delle competenze tecniche e gestionali del territorio, la discontinuità amministrativa e la tendenza a moltiplicare i piani senza completarli. La sfida per il nuovo Sindaco di Molfetta non sarà soltanto quella di redigere un accurato
piano di rigenerazione
, ma altresì quella di
costruire e guidare la governance
capace di attuarlo almeno per i prossimi dieci anni, la struttura istituzionale per passare dalla parola al cantiere, e dal cantiere alla città trasformata La rigenerazione funziona quando tante essenziali condizioni tecnico-finanziarie coesistono in: una
visione condivisa del futuro desiderato
: risorse adeguate con mix pubblico-privato ben calibrato; governance stabile nel lungo periodo, se possibile, indipendente dai cicli elettorali; meccanismi redistributivi che impediscano la cattura privata del valore pubblicamente generato; valorizzazione della città come
luogo creativo di relazioni
, più che come somma di edifici. “
Abbiamo iniziato a parlare di spazi pubblici, di
progresso
più che di sviluppo
[4]
”; l’impegno è quello di ritrovare la stella polare che ci rende consapevoli di quanto
sviluppo e crescita
economica di una comunità, siano davvero inscindibili e imprescindibili dal
progresso
civile, sociale, etico e morale della stessa; l’uno non esiste veramente senza l’altro, entrambi affondano le loro radici nella cultura, nell’inclusione, nella sostenibilità, nella valorizzazione, nel rispetto di ognuno e nella responsabilità sociale di tutti. La
testa tra le nuvole
è necessaria per immaginare Molfetta tra vent'anni. I
piedi per terra
servono per non scivolare nella retorica della rigenerazione senza rigenerazione. Ne siamo certi, perché sta a noi, cittadine e cittadini di Molfetta. Perché abbiamo scelto. Tutti.
Insieme
. © Riproduzione riservatato il periodo della dominazione veneziana, il porto di Trani, realizzato su una insenatura naturale, è sicuramente tra i più importanti dell’adriatico, divenendo, ancor più della vicina Molfetta il ponte con l’oriente. Tanto che, si disse che mentre la serenissima aveva ricostruito il porto di Trani, Molfetta invece era stata saccheggiata dai francesi (18-19 luglio 1529). L’’800, il periodo borbonico vedrà una inversione dei ruoli, con il giro di boa della costruzione a Molfetta, divenuta la Manchester delle Puglie, nel 1857, del primo faro dell’Adriatico.
[2]
Il Fatto Quotidiano, 6 giugno 2026 (classificata dalla redazione “informazione giornalistica”)
[3]
Molfetta Viva, 18 maggio 2026
[4]
Sviluppo e progresso
, saggio inedito poi raccolto in:
Pier Paolo Pasolini,
Scritti Corsari
, Garzanti, Milano, 1975, citato, appropriatamente, da
Manuel Minervini
.
Autore:
Sergio Magarelli
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