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La lezione del referendum per Molfetta
30 marzo 2026

 MOLFETTA - Sono passati alcuni giorni dal referendum sulla riforma “Nordio” e, quindi, forse possiamo cominciare a parlarne fuori dalle tifoserie.

 Non intendo replicare le ormai largamente diffuse note trionfalistiche di un NO, comunque fortemente politicizzato o le giustificazioni tardive, di stampo scolastico, dei fautori di un SI’ sostenuto da argomentazioni piuttosto deludenti, anche per chi – come me – resta un eterno simpatizzante delle riforme, intese come antidoto alla politica gattopardesca.

Entrambe le “parti” hanno potuto contare su referenti eccellenti, preparatissimi e appassionati, che hanno cercato di illustrare i diversi profili della “riforma”; quindi, la scelta (anche di chi non ha voluto esprimersi) non è stata di certo poco informata e, quindi, per chi lo ha voluto, consapevole.

Ma non è questo il punto.

La vera grande lezione che questo referendum ha lasciato sul piatto è la percentuale dei votanti, 58,93%.

Certo, era un referendum confermativo e, in queste occasioni, le percentuali sono sempre un pochino più alte[1]; peraltro, è innegabile il trend decrescente – con pochissime circostanziate eccezioni – della percentuale di italiani che si reca ai seggi, ben lontana dalle affluenze che almeno fino alla metà degli anni ’90 avevano caratterizzato la vita politica della Repubblica.

È presto per parlare di inversione di tendenza, c’è sempre quel gran “partito” degli astensionisti, più o meno consapevoli, che viaggia anche oltre il 40%.

Neppure questo è il punto.

Quello che sembra caratterizzare le partecipazioni più numerose e vivaci alle consultazioni elettorali è la motivazione.

L’elettore italiano, soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni ’90, ha in larga misura perso quei catalizzatori capillari che erano i tradizionali partiti, con la loro rete territoriale di raccolta e comunicazione, e con essa è venuta meno la percezione (magari illusoria) del valore decisionale del proprio voto; a questo hanno sicuramente contribuito la frequente variazione delle regole[2], la crescente esclusione sociale percepita, soprattutto nei territori ritenuti più “periferici”, caratterizzati da divari profondi e dolorosi, nonché alcune criticità logistico-amministrative (ad es., voto fuori sede), non del tutto superate.

 

La percezione del peso che il voto, individuale o condiviso con la comunità con la quale ci si identifica, può avere sulle decisioni attuali e future ha una valenza ben superiore al suo ruolo effettivo. Allora, anche le categorie meno informate e meno partecipative alla vita e al progresso della comunità si lasciano coinvolgere e aderiscono convintamente alle iniziative, anche se sono oggettivamente meno strategiche e importanti; il principio cardine è: non tutto è già deciso in stanze alle quali non ho accesso: io voto, io conto, io valgo[3].

 

Noi molfettesi dovremmo andare a votare a maggio[4], domenica 24 (!?) e, in via eccezionale, anche lunedì 25, insieme con numerose altre città pugliesi e non solo, per eleggere chi amministrerà la nostra comunità municipale, (presumibilmente) per il prossimo lustro.

Lascio al senso civico e alla coscienza etica di ognuno tutte le ragioni morali, civili e di correttezza comportamentale per recarsi comunque a votare, anche perché – tra l’altro – credo tutti le conoscano anche troppo bene. Preferisco focalizzarne invece una, “matematica”, che riguarda la popolazione effettiva degli elettori molfettesi.

 

La città conta circa 57 mila abitanti[5], con una lieve prevalenza di donne (51,5%); tolti i minori, i cittadini all’estero che non possono votare alle comunali per corrispondenza e gli stranieri che non hanno diritto al voto (quasi tutti), restano formalmente circa 47,5 mila elettori; di questi  1/3 hanno più di 65 anni e un numero imprecisato ma consistente mantiene la residenza a Molfetta, pur dimorando stabilmente altrove; una stima affidabile valuta si aggiri intorno al migliaio, il numero di cittadini che si recano ogni anno altrove per lavoro o studio[6].

E’ quindi ragionevole attendersi una non irrilevante percentuale di cittadini che non si recheranno alle urne, per varie ragioni, non ultima la disaffezione dalla politica in genere e la percezione della inutilità del voto individuale.

Infatti, nelle ultime elezioni la partecipazione dei molfettesi è stata in genere in diminuzione e comunque inferiore a quella già scarsa della media nazionale[7], con risultati di preferenza però sovente eccentrici o accentuati rispetto a quelli nazionali e regionali.

Ora, se la partecipazione alle prossime comunali si attestasse, come prevedibile, intorno al 55%, andrebbero alle urne circa 26 mila cittadini. Va da sé che, nel caso, appena 13.000 voti potrebbero costituire la maggioranza assoluta. In uno scenario peggiore (40% di partecipazione, come nel ballottaggio delle ultime amministrative) la maggioranza assoluta potrebbe raggiungersi addirittura con meno di 10.000 preferenze, che è un “pacchetto” decisamente “alla portata”.

 

La cosa più sconfortante non è neppure questa prevedibilmente agevole accessibilità al governo della città, quanto che a così poca distanza temporale dalla consultazione (meno di 2 mesi) vi sia un clima di diffusa, opaca incertezza sui candidati alla guida della comunità, sulle coalizioni che li appoggeranno, sui programmi che proporranno.

Una delle conseguenze potrebbe essere che qualsiasi candidato vorrà proporsi (salvo forse figure di eccezionale, consolidato rilievo, per ora non affacciatesi, salvo ripensamenti, ad esempio, da parte dell’85enne mitico Maestro) avrà la necessità di ricorrere a “sostegni” già costituiti, i cosiddetti “pacchetti di voti” (configurabili tra il “voto di scambio” di stampo corruttivo-mafioso e il “patronage” di cultura anglosassone).

Chiunque venisse eletto, con una prevalenza assoluta di questo tipo di preferenza, non potrebbe che essere, di fatto, ostaggio di chi gliel’ha fornita, qualsivoglia sia la sua personale levatura culturale, professionale e morale.

Se, invece, potesse contare un consenso molto più largo dell’eventuale “pacchetto”, l’indipendenza e l’autonomia delle sue scelte sarebbe più facilmente garantita, sia nella selezione dei componenti di governo, sia nelle decisioni allocative delle risorse a disposizione, sia – soprattutto - nella coerenza dell’azione gestionale con le linee strategiche di programma e con la visione strategica della vocazione della comunità.

Tra i quasi 600 candidati delle elezioni del giugno 2022 a Molfetta, infatti, eccettuato il Sindaco, appoggiato da 11 liste ed eletto con quasi 12.000 voti al ballottaggio (53% c.a), i primi 10 per numero di preferenze (uno tra le file dell’opposizione) hanno assorbito, nella prima tornata, poco più di 6.400 voti (in un range tra 900 e 470), pari a circa 1/5 dei voti validi.

Sia ben chiaro: non c’è alcun intendimento concreto di collegare le elezioni del 2022 a accordi pre-elettorali o ad agevolazioni ricevute nell’orientamento dei votanti, che comunque, effettuate con le modalità, corrette e trasparenti della coalizione o dell’apparentamento/appoggio, sono piuttosto consuete e di fatto regolamentate.

Quello che ci preme evidenziare è che non votando si agevolano due (principali) criticità: la prima è che in pochi decidono per tutti; ovviamente è più facile influenzare un numero relativamente contenuto di persone, specie se condividono una base comune di conoscenze, orientamenti, e cultura. La seconda è che se una parte non trascurabile di coloro che va a votare condivide un comune sentire, cosa non impossibile se il numero è relativamente ristretto, sarà molto difficile per la governance che deve a quella platea la propria affermazione, distaccarsi dai loro convincimenti (ed interessi) prevalenti, anche per assumere decisioni potenzialmente foriere di reale progresso per l’intera comunità.

Quindi per motivare il numero più elevato possibile di elettori ad esercitare il ruolo di cittadini attivi, quantomeno andando a votare, è utile che sia fatto percepire a tutti la delicatezza del momento contingente, la valenza di un governo cittadino trasparente, efficiente e sostanzialmente autonomo nelle proprie scelte, la enorme opportunità, da non  lasciar assolutamente cadere, di cavalcare con destrezza e capacità l’onda potenziale di progresso economico e sociale, inclusivo e sostenibile (e, magari, anche largamente condiviso) che ci sta passando davanti, ma sempre più lontano.

Magari sarebbe bello (un confortante dèjà vu…) registrare l’esplicito confronto tra organiche, realistiche visioni del futuro della città che, nella diversità di percorso, sappiano però dare, ai tecnicismi e tatticismi necessari per l’attuazione, una veste di dignità civica, politica ed etica.

 

Un dubbio tardivo non può sottacersi… e se questi ritardi e queste incertezze fossero preparate ad arte?

© Riproduzione riservata

 

[1] Un precedente referendum confermativo, nel 2016 (riforma costituzionale del governo, sulla architettura della governance del Paese, dal Parlamento agli Enti territoriali) aveva raggiunto una quota di partecipazione ancora più alta (65,5%); anche quella votazione ebbe un fortissimo connotato politico, tanto da indurre il Presidente del Consiglio, Renzi, principale promotore dell’iniziativa, a dare immediate dimissioni dall’incarico.  Il successivo voto del 2020 sul numero dei parlamentari registrò, infatti, una partecipazione di poco superiore alla metà degli aventi diritto al voto (51%).

[2] Si possono contare almeno 6 diverse riforme delle modalità di elezione dei rappresentanti del popolo (un'altra sarebbe attualmente in discussione); questa variabilità delle regole non ha paragoni negli stati europei più grandi.

[3] Tra I tanti altri, possiamo indicare, a mò di esempio, John Aldrich nell'articolo Rational Choice and Turnout (American Journal of Political Science, 1993)

[4] Decreto del Ministro dell'Interno del 25 febbraio 2026; oltre a Molfetta, sono interessate anche Andria, Trani, Corato, Venezia, Macerata, Salerno, Reggio Calabria, Messina…oltre 600 municipalità.

[5] Fonte ISTAT 2025

[6] Le agevolazioni per i “rientri elettorali” riguardano soli i biglietti ferroviari e non sono integrali; inoltre, i biglietti vanno fatti agli sportelli fisici della stazioni.

[7] Eclatanti i risultati di partecipazione alle politiche 2022 (50,5% rispetto al 64% nazionale), con preferenze orientate in modo decisamente difforme dalle tendenze nazionali; alle regionali del 2025 Molfetta ha seguito il trend in significativa riduzione della regione, attestandosi però ben 4,5 p.p. sotto la media; analogo andamento si segnala per le precedenti consultazioni referendarie, anche confermative. I risultati del recente referendum avrebbero registrato a Molfetta peculiarità similari, sia rispetto al dato nazionale, che a quello regionale (fonte MolfettaViva). L’archivio di consultazione Eligendo (elezioni.interno.gov.it) non sembra riferire allo stato dati comunali affidabili.

Autore: Sergio Magarelli
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