Il circolo "Palestina Libera" organizza per oggi, sabato 14 marzo 2026, a partire dalle 18.30 al corso Umberto, altezza galleria Patrioti Molfettesi, un presidio contro l'aggressione di Usa e Israele all'Iran
MOLFETTA - Il circolo molfettese “Palestina libera” del Partito della Rifondazione Comunista condanna senza se e senza ma l’ingiustificata aggressione criminale di USA e Israele alla Repubblica islamica dell’Iran. Sebbene siamo da sempre critici e condanniamo le politiche di repressione del regime di Teheran non possiamo che schierarci al fianco del popolo iraniano anche questa volta. Un popolo che da decenni vive sotto sanzioni unilaterali e fuori da ogni norma internazionale imposte dagli Stati Uniti e il cui governo viene accusato di arricchire l’uranio per scopi militari. Eppure tutto ciò non ci è nuovo: ci ricordiamo perfettamente il 2003 e la sceneggiata del senatore statunitense Colin Powell all’ONU in cui asseriva che l’Iraq di Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa: all’epoca era l’antrace, questa volta il programma atomico iraniano. Ouesto nonostante l’AIEA (l’agenzia per l’energia atomica dell’ONU) abbia ripetutamente confermato il contrario.
Il risultato è stata un’operazione di guerra condotta da Israele e USA iniziata nella giornata del 28 febbraio e non ancora conclusa. Operazione, lo ricordiamo, senza avallo di nessuna organizzazione internazionale e dunque fuori da ogni consuetudine del diritto internazionale. Gli esiti sono stati l’uccisione del capo spirituale e di buona parte dell’establishment della Repubblica islamica, ma le prospettive del conflitto appaiono ancora incerte. Il cambio di regime auspicato dalla Casa Bianca sembra lontano dal compiersi e l’annichilimento militare dell’Iran è smentito dai fatti. Il paradosso di questo conflitto regionale è proprio questo: una dichiarata guerra preventiva finalizzata alla difesa degli alleati strategici dell’Occidente nell’area,primo fra tutti Israele, non ha causato altro se non una risposta senza quartiere della Repubblica islamica,mettendo a repentaglio la popolazione civile non solo iraniana (di cui ricordiamo il tragico bombardamento a opera di Israele e USA della scuola femminile in cui circa 150 tra insegnanti e bambine inermi hanno persola vita), ma anche delle monarchie del Golfo in cui si trovano tutt’ora molti connazionali.
Non ultimo da considerare è l’aspetto energetico: a fronte dell’attacco israelo-statunitense l’Iran ha compiuto l’unica mossa ampiamente prevedibile, e cioè la chiusura dello stretto di Hormuz dal quale transita circa il 20% del petrolio mondiale. Gli effetti sono tangibili: aumento indiscriminato del prezzo del carburante al dettaglio (a vantaggio dell’aumento di esportazioni del greggio statunitense) e, di conseguenza, un’imminente ondata inflattiva che andrà a colpire soprattutto stipendi e salari di lavoratori, erodendo quel già misero potere d’acquisto delle famiglie. Oual è la risposta che il governo italiano ha dato? Sulla questione economica tutto tace. Ouesta crisi rende già inutili tutti gli impalpabili aiuti che il Governo Meloni ha destinato alle famiglie, insufficienti già prima, e anzi, con una risoluzione approvata dalla camera nella giornata del 5 di marzo, prova a trovare in questa guerra un’opportunità per riempire ulteriormente le tasche dei mercanti di morte delle aziende militari vendendo sistemi di difesa aerea alle monarchie del Golfo, definiti “nostri alleati”.
A ciò si aggiungono le inqualificabili dichiarazioni di condanna, non dell’attacco criminale sulla popolazione iraniana di Usa e Israele, ma della risposta dell’Iran contro le basi militari americane nel Golfo. Un’ennesima dimostrazione di supina subordinazione che il governo dei sovranisti a giorni alterni mostra nei confronti dell’Amministrazione Trump e del Governo genocida di Benjamin Netanyahu. Oltre a ciò, come se non bastasse, il Governo si riserva il diritto di decidere caso per caso sull’utilizzo da parte degli Stati Uniti delle basi italiane. Oueste decisioni stridono fortemente con quelle prese da altri governi, come quello spagnolo di Pedro Sanchez il quale ha condannato inconfutabilmente l’aggressione di USA e Israele negando l’utilizzo delle basi spagnole per futuri attacchi.
È l’ennesima riprova di quello che diciamo da anni e che cioè un altro modo di fare le cose è possibile: ad un governo che preferisce portarci in guerra arricchendo le industrie di armi e impoverendo i lavoratori, noi contrapporremo sempre una politica che ricerchi la pace attraverso la diplomazia, come recita l’articolo 11 della nostra Costituzione, e che faccia vivere in prosperità e in pace lavoratori e famiglie, lontano dalle ritorsioni militari e dai venti di guerra.