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Dal ciambotto al cous cous, lo stallo con la benedizione di Emiliano
15 febbraio 2022

La politica locale riflette quella regionale e nazionale e questo consola il sindaco Tommaso Minervini nelle sue varie capriole tra destra e sinistra, pur di conservare la poltrona. Così fan tutti, dice Minervini e nobilita i vergognosi cambi di casacca suoi e degli alleati, non importa la loro provenienza e la loro storia politica dalla Minuto al principe dei voltagabbana Pino Amato, fino al nostalgico mussoliniano Rossiello. Anche questi discutibili personaggi che coerenza e dignità politica hanno buttato nella spazzatura si prestano al gioco pur di mantenere o conquistare il potere. Pino Amato ha fatto scuola a tutti. La sinistra sembra appisolata in un sonno senza fine, complice anche il Pd, e va alla ricerca di improbabili candidati dai medici ai magistrati che si alternano nello scenario politico, cercando un ruolo forse inadatto per loro. In città, intanto si discute (almeno quello), non lo si fa nelle piazze cittadine, ma in quelle virtuali dei social. Vi proponiamo un interessante scambio di opinioni fra Lazzaro (Rino) Gigante, sempre attento e acuto osservatore della realtà locale, da quella politica a quella ecclesiale e Corrado Minervini, giovane di belle speranze dell’allora Pci, già consigliere comunale, oggi ristoratore, disilluso dai partiti, ma sempre amante di quella buona politica che, però, alberga solo nei dibattiti. Ecco il confronto, che indirettamente riassume non solo quello che pensa la gente, ma anche il quadro desolante della politica locale, dove l’amministrazione comunale resiste e galleggia più per l’assenza di una vera opposizione, che per meriti propri. LAZZARO GIGANTE La nonnità salverà il mondo? Dipende. Anche i nonni sono diversi. Ci sono quelli che fanno la storia positiva e poi escono di scena, dopo aver indicato la strada, insegnato il sacrificio per lo sviluppo della comunità, il silenzio prezioso, la fiducia nelle nuove generazioni, il servizio lontano dal potere per il potere. Un esempio chiaro viene espresso dalle valigie, tornate indietro, di Mattarella, crollato dopo le implorazioni di politici narcisisti. Quanta pazienza, nonno Sergio! Con quali rinunce devi affrontare il calvario del secondo mandato! Non so se sia nonno anche Emiliano. Ha sia l’età che il potere, ma senza programma, tranne quello di conservare lo scettro mediante partizioni clientelari a destra, pseudosinistra e sottosopra, come ha fatto con le nuove nomine. Questo confermano gli scandali di Lerario, cioè della corruzione ai vertici regionali che ha soffocato l’imprenditoria onesta; della propaganda della DAD come avanguardia educativa che ha danneggiato gravemente migliaia di bambini pugliesi; delle dimissioni di un assessore alla sanità e di un altro alla cultura; della appropriazione di questi due ruoli per molti mesi; della volontà di realizzare un prossimo terzo mandato, soffocando le legittime aspirazioni di politici giovani e pure accreditati. Così Molfetta si appresta a beneficiare delle rinnovate “benedizioni” della monarchia Emiliano. Per evitare sin da ora una futura, ripetuta, probabile e collettiva turata di naso, pare che egli vorrebbe garantire al “benemerito” Pd locale un prossimo candidato sindaco di qualità, sia con il sostanzioso e disinteressato contributo di un consigliere regionale, grande patron delle clientele locali, sia con la convergenza di uno schieramento che faceva capo ad un medico molto bravo ed onesto, sedotto e abbandonato dal governatore, sia con l’appoggio esterno di parte della cosiddetta società civile. Insomma si passerebbe dall’attuale ciambotto ad un couscous locale. Provo un senso di fastidio a constatare questi giochi sostenuti dal sonno della città. Perché Molfetta pagherebbe l’intrusione di Emiliano nella sana politica cittadina proprio a causa dei voti raccolti da quel medico, con una esplosione di consensi soprattutto mediatici e, quindi, effimeri. E questo mi porta a considerare che pure il sindaco Tommaso Minervini possa ritenersi nonno come Emiliano, evitando confronti con Mattarella. Egli il potere lo ama, eccome. Continua imperterrito a fecondare i malandrini che hanno svergognato il volto della città e ignorato la corruzione ai vertici dell’amministrazione comunale. Così garantisce il successo al suo prossimo ennesimo mandato. Insomma potenza del potere, incapace di rigenerarsi, educando nuove leadership e testimoni di valori. CORRADO MINERVINI Caro Rino, magari, al di là delle benedizioni e dei battesimi di nonni poco nobili, egoisti e pasticcioni come il nostro governatore (mamma mia, che fatica leggere i giornali in questi ultimi mesi), forse c’è dell’altro. C’è anche, forse, lo spero, un pezzo di comunità che ha a cuore le sorti della propria città e non vuole più consentire a questo osceno cenacolo di opportunisti la prosecuzione del saccheggio di quel che resta di Molfetta. Una mangiatoia indecorosa, che premia il ricatto e la fedeltà, non la competenza e mai la dignità delle idee. E, forse, avendo negli occhi e nel cuore un destino diverso per questa bistrattata città, vale la pena immaginare un futuro realizzabile da realizzare, piuttosto che un passato migliore che avremmo potuto realizzare. In quel futuro c’è spazio per una visione nuova e per le solide vecchie convinzioni. Per farlo non dobbiamo chiedere il permesso a nessuno. Dobbiamo solo fare in modo che i rapporti di forza non siano quelli che quel cenacolo vorrebbe. Dobbiamo, quindi, restituire a Molfetta una normalità che non ha da almeno 7 anni. Solo così una nuova generazione di idee, passioni e competenze potrà germogliare. Diversamente c’è solo l’isolamento e l’irresponsabile irrilevanza. Questo è quello che penso. Consapevole di ogni rischio e carico di preoccupazione. Ma lo penso con fermezza e senza tentennamenti. LAZZARO GIGANTE la tua bella intelligenza mi fa continuare a dire che: - Il Pd attuale a Molfetta non solo è insignificante, ma complice del malgoverno. È illusorio l’incremento significativo di consenso a vantaggio del Pd da parte di “rinascere”, ove si concretizzi, dato che esso è frutto di un’illusione episodica, senza un radicamento nella città reale, ormai conquistata saldamente da silenziose armate paramafiose, nel migliore dei casi. Le degnissime persone che lo hanno qualificato volano troppo in alto. - È pericolosa la foglia di fico che quel gruppetto di galantuomini si appresta a dare al Pd molfettese, al quale già da più di set-te anni non servono affatto gli alibi culturali, sapendo che il suo prossimo acquisto, il consigliere regionale, fa guadagnare abbondantemente con il suo “principio di realtà”; poi, del doman non v’è certezza. Di quali rapporti di forza parliamo? - È antipatico ricordare che in questi anni chi ha fatto politica a Molfetta, quella che ancora oggi anima la città e la rende consapevole del suo stato, non è stato certamente il pd, ma il movimento di Area Pubblica, Sinistra Italiana, Rifondazione comunista. L’incerto coretto di “rinascere” ha di fatto indebolito quel movimento e depotenziato il suo vigore proprio implorando l’abbraccio di Emiliano. - Davvero è pensabile che la rinascita di Molfetta dipenda dalla improbabile affrettata infondata vittoria di un degnissimo sindaco, lasciato solo, che rischia di fare la stessa fine dell’ultima sindachessa, perché la città è totalmente incantata dalla fontana della stazione, dai giri delle giostre e delle licenze edilizie oltre che, attualmente, dalle sante allegrezze e dai baciamani? Allora, Corrado io penso che rincorrere una vittoria effimera non garantisca la crescita “di un pezzo di comunità che ha a cuore le sorti della propria città e non vuole più consentire a questo osceno cenacolo di opportunisti la prosecuzione del saccheggio di quel che resta di Molfetta”. Forse bisogna scendere dall’elicottero con lo striscione di propaganda, ripotenziare quel movimento, lasciare le chat, tornare nella città, chiamare le sane forse produttive, valorizzare il volontariato, realizzare obiettivi intermedi. Forse anche sperare di più in una successiva tornata elettorale. Una mia carissima amica mi ha confortato con il suo racconto: ha fatto un corso di formazione ai giovanissimi del pd. Torno sempre sul luogo del delitto. CORRADO MINERVINI chiara la tua lettura. Chiara e corretta, anche se a mio sommesso avviso non completa. Dovremmo promuovere un momento di confronto (fuori dai social) aperto a teste e braccia che non riescono a riconoscersi in nessuna forza politica (nemmeno nella più limpida). Sai come la penso: le energie migliori sono ancora fuori. La metà basterebbe a sovvertire i rapporti di forza. Qui, sui social, desidero soffermarmi solo su due aspetti. Il primo è che ad Emiliano non abbiamo chiesto il permesso di entrare nel PD e che, come certo saprai, questa prospettiva è tutt’altro che ben accetta (sappiamo essere un coretto fastidioso, quasi quanto determinato). Rinascere non è entrata nel PD. Potrebbe accadere in futuro (alle politiche chi voteremo?), ma nessuno ha intenzione di scivolare sulle bucce di banana. Se ci fosse un congresso potremmo misurarci sulle idee, intanto incassiamo un radicale mutamento di linea politica. Il secondo è che di fatto la condizione del PD di Molfetta è m diversa da come la immaginiamo. Non è stato complice, ma (peggio) assoluto protagonista della scellerata coalizione del 2017. Vinte le elezioni, assicurati posti e sottogoverni, poi ha galleggiato nell’irrilevanza per cinque anni. Separiamo la partita di Bari, da quella di Molfetta. Facciamo ordine. E scriviamo una pagina nuova. Senza affrettate assoluzioni, né gratificanti condanne. Semplicemente riorganizziamo il campo che da solo è insufficiente. Il gioco non è quello della cooptazione, ma quello dell’osmosi con la società sana. Questa, però, non sarà mai generata in assenza di una credibile alternativa. Credibile perché competitiva, non perché ce lo confermi lo specchio. Con una leadership forte te la puoi giocare, senza devi faticare di più. Spero che il mio pensiero non appaia né ingenuo, né subalterno. Perché non lo è. Provo a trovare le ragioni dell’indirizzo politico in una complicata, quanto necessaria razionalità. Se mi facessi guidare solo dall’emotività saprei di dovermi fare da parte.

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