Foto di Cosimo De Pinto
MOLFETTA – Un autentico bagno di folla per il sindaco di Molfetta Manuel Minervini nel giorno della sua proclamazione: tantissimi i molfettesi che hanno voluto assistere al primo atto ufficiale che segna l’avvio di un nuovo governo per la città.
Puntualissimo, in una piazza Municipio gremita da cittadini di ogni età, dinanzi alle autorità civili, militari e religiose, in primis il Commissario Prefettizio Armando Gradone e il Vescovo Mons. Domenico Basile, ai dirigenti comunali, ai presidenti delle municipalizzate, ai suoi sostenitori ma anche a rappresentanti dell'opposizione, il neo sindaco ha indossato la fascia tricolore.
Con grande semplicità e autenticità, Manuel Minervini ha pronunciato il suo discorso di proclamazione. Fedele allo stile che ha improntato la sua campagna elettorale, ha scelto la sobrietà e l'essenzialità, evidenziando due importanti figure di riferimento che hanno segnato momenti cruciali per la vita della città: il primo sindaco repubblicano di Molfetta Matteo Altomare e il sindaco che ha inaugurato l'era della partecipazione e della rigenerazione sociale Guglielmo Minervini.
Ha chiaramente indicato tre temi su cui intende incardinare il suo mandato: solidarietà, ri-generazione e cultura.
Citando Papa Francesco, ha sottolineato come la solidarietà sia impegno per costruire città accoglienti, mettendo in evidenza valori come l’umanità, l‘ospitalità, l’attenzione verso coloro che vivono momenti di difficoltà e, soprattutto esortando alla collaborazione «con spirito costruttivo e solidale, per il bene di tutti». Nel parlare di solidarietà non poteva mancare un pensiero al nostro concittadino Domenico Centrone (detenuto in Libia mentre era impegnato in una missione umanitaria in favore del popolo palestinese), un uomo che «ha messo sempre la solidarietà al primo posto».
Il secondo tema, quello della rigenerazione, è stato articolato non solo nel senso di recupero, riutilizzo e valorizzazione di spazi e luoghi pubblici ma anche «riattivazione sociale di una comunità dimentica della dimensione collettiva»”. Figura di riferimento per questo tema non poteva che essere Guglielmo Minervini. Il primo cittadino ha, quindi, definito la rigenerazione come «la capacità di rimettere in moto il capitale umano, di sprigionare le energie che questa città ha e spesso sono dimenticate, progettare politiche pubbliche che siano capaci di accompagnare una crescita armoniosa un progresso organico di tutta la nostra città senza lasciare nessuno indietro».
Ha invece citato Gramsci per esplicitare la sua visione di cultura. Gramsci sosteneva che la cultura fosse «disciplina del proprio io interiore, presa di possesso della propria personalità, conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri».
Per Manuel Minervini è necessario che i cittadini sappiano riscoprire il valore della cultura la capacità di modificare il volto di Molfetta, di essere strumento di trasformazione sociale ed emancipazione. Ha assicurato che la cultura sarà un riferimento assoluto del suo agire da sindaco, auspicando tu che la riscoperta della ricchezza delle proprie intelligenze, la capacità dei degli operatori e delle operatrici culturali del territorio diano nuova linfa alla comunità cittadina.
Ha concluso il suo intervento con una quarta parola: pace, senza la quale non sarebbe possibile declinare le precedenti.
Pace intesa come «idea diffusa, pungolo costante alla costruzione di una società più giusta, più inclusiva, più verde».
Un riferimento che ritroviamo nel DNA di Molfetta, nella sua storia di pacifismo e condivisione, strettamente intrecciata con il mare, definito «luogo di contaminazione e di identità allo stesso tempo».
C'è un'altra parola che è stata il filo rosso della campagna elettorale e che Minervini costantemente ha sottolineato e che richiama anche nei messaggi e post sui social: insieme.
Per Manuel Minervini il potere va condiviso: “Diventiamo sindaco insieme” è stato un po’ il suo mantra. E i suoi sostenitori hanno mostrato la volontà di trasformarlo in azione concreta.
L’entusiasmo, pian piano, li ha trasformati in un fiume in piena che ha portato al successo elettorale.
Ora, archiviata la festa per la proclamazione, scattati gli ultimi selfie, sciolti gli abbracci, è arrivato il momento dell'assunzione di responsabilità e dell'impegno, il momento di trasformare le visioni di città futura, le speranze condivise, in concretezza amministrativa.
È il momento in cui diventa ancora più importante il sostegno e la partecipazione dei cittadini.
Il prossimo passo che dovrà affrontare sarà la scelta della sua squadra di governo.
L’auspicio della Città è che punti a una Giunta composta da persone competenti, dalle forze migliori della nostra Molfetta.
Manuel Minervini ha già più volte dichiarato che intende essere il sindaco di tutti i cittadini.
Il suo sorriso aperto, il suo garbo, la sua essenzialità, sembrano garantire che non sia una frase di circostanza e che non tradirà la fiducia accordatagli dai molfettesi.
Non ci resta che auguragli buon lavoro Sindaco Minervini.
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Di seguito riportiamo il discorso integrale pronunciato dal sindco Manuel Minervini:
«Grazie e buonasera a tutte e tutti, un saluto e un ringraziamento a tutte le autorità civili e militari, a Sua Eccellenza il Vescovo della Diocesi, al Commissario Prefettizio.
Ricevere e indossare questa fascia è per me profondo motivo di orgoglio e responsabilità, per l’importanza dell’Istituzione e per quello che rappresenta per la nostra Città. Un ringraziamento profondo va alle molfettesi e ai molfettesi tutti, con cui continuare un dialogo profondo e proficuo nel bene di Molfetta e nell’idea che mi porto dentro. Molfetta può risorgere e avere una prospettiva luminosa, solo e soltanto se ha la capacità di recuperare il senso dell’essere comunità, nella convinzione che “Ci si salva e si va avanti solo se si agisce insieme e non ognuno per sé”. Molfetta può e deve risorgere, perché ha nel suo tessuto sociale, culturale ed economico tutte le intelligenze, le competenze e l’entusiasmo per poter riavviare un percorso collettivo di progresso e lo deve fare riportando al centro dell’agenda politica le giovani generazioni, futuro e speranza della nostra Città.
Affinché fuor di retorica, si recuperi anche un senso di orgoglio: l’orgoglio di essere molfettesi.
Che vuol dire responsabilità e cura verso le sue bellezze, la sua storia e la sua economia. Ecco, dobbiamo ritornare a riprenderci cura della nostra Città, farlo nella consapevolezza che questo richiede impegno, sacrificio e amore. I sentimenti che porto dentro il cuore parlandovi, oggi più che mai.
Lo faccio con enorme rispetto per tutte le persone che prima di me hanno avuto l’onore di indossare questa fascia. Tra tutti vorrei ricordare una figura spesso dimenticata, il primo Sindaco di epoca repubblicana: Matteo Altomare, che ebbe l’onore di diventare Sindaco di questa città esattamente Ottant’anni prima di me. Lo fece prima per nomina del Comitato di Liberazione Nazionale e immediatamente dopo, a seguito delle elezioni amministrative. Il mio pensiero va al suo esempio, al peso che ebbe la sua persona nel rimettere in moto la nostra Città dopo la Guerra e dopo i vent’anni di dittatura fascista. Lo fece con grande responsabilità e con una attenzione particolare agli ultimi, a lavoratrici e lavoratori, alle persone più povere. Non per caso venne ricordato come il Sindaco dei poveri.
E poi vorrei improntare il mio mandato all’esercizio quotidiano di tre parole cardine: solidarietà, ri-generazione, cultura.
Solidarietà
A riguardo vorrei citare quello che disse a riguardo Papa Francesco.
"La solidarietà è impegno per costruire città accoglienti. Le città nelle quali viviamo avranno un volto attraente se saranno ricche di umanità, ospitali, accoglienti; se tutti noi saremo attenti e generosi verso chi è in difficoltà; se sapremo collaborare con spirito costruttivo e solidale, per il bene di tutti. Com’è la qualità della nostra “cittadinanza”? Abbiamo contribuito, nel nostro piccolo, a rendere la città in cui viviamo vivibile, ordinata, accogliente? Quanto sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che uniscono, favoriscono le relazioni umane e promuovono il riconoscimento dell’altro!"
Queste parole nascono come esortazione ad un attivismo che contrasti la cultura dello scarto, che spesso pervade le nostre società attraversate da un individualismo oltre misura che sfocia nell’egoismo, che diventa emarginazione e isolamento. A questo riguardo, vorrei rivolgere un pensiero a un molfettese e a un amico che ha messo sempre la solidarietà al primo posto, Domenico Centrone. Non può essere qui oggi, perché oramai da 22 giorni è detenuto in Libia ingiustamente insieme ad altre 9 persone. Nico è un molfettese che si è impegnato in una missione umanitaria in favore del popolo palestinese. Vorrei fare un appello affinché Nico torni a casa al più presto e affinché tutta la città parli con una voce sola in difesa di un suo concittadino.
Ri-generazione
Rigenerazione urbana intesa come recupero, riutilizzo e valorizzazione di spazi e di luoghi pubblici, ricucitura paziente di quartiere scarnificati e spenti. Ma rigenerazione vuol dire anche riattivazione sociale di una comunità dimentica della dimensione collettiva. Rigenerazione come prosecuzione rinnovata della Politica Generativa, stella polare della politica di un grande Sindaco della Nostra Città, Guglielmo Minervini.
“In un tempo di risorse scarse, la passivizzazione dei cittadini si rivela, nella sua reale sostanza, come uno spreco insostenibile, un lusso che non possiamo più permetterci. Questa consapevolezza muta profondamente la missione della politica: da attività di redistribuzione delle limitate risorse pubbliche a processo continuo di attivazione delle vaste risorse sociali. Anzi diciamolo meglio: usare le risorse pubbliche, limitate e insufficienti, come leva per mobilitare il diffuso patrimonio di risorse latenti che giacciono sottopelle nella comunità. E dunque, le politiche generative producono più valore di quanto ne spendono, raccolgono più di quanto seminano”.
Queste le parole di Guglielmo Minervini.
Quindi, rigenerazione come capacità di rimettere in moto il capitale umano, di sprigionare le energie che questa città ha e spesso sono dimenticate, progettare politiche pubbliche che siano capaci di accompagnare una crescita armoniosa, un progresso organico di tutta la nostra Città, senza lasciare nessuno indietro. E significa mantenere l’umiltà dell’ascolto e della condivisione del potere con la città, con chi la abita, con chi la vive.
Cultura
Per dirla con Gramsci “La cultura […] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri.”
Dobbiamo saper riscoprire il valore della Cultura, la capacità di modificare il volto delle città, di essere strumento di trasformazione sociale ed emancipazione, di costruire nuovi orizzonti condivisi e dunque nuove identità. Anche per questo la Cultura diverrà riferimento assoluto del mio agire da Sindaco, affinché Molfetta possa attraverso un’attenta gestione culturale, possa riscoprire la ricchezza delle proprie intelligenze, la capacità dei tanti operatori e operatrici culturali, artisti e artiste del territorio e in co-abitazione con la rigenerazione, la forza per ridare linfa ai tessuti sociali della città.
Pace
Chiudo, ricordando che c’è una parola che tiene insieme questi 3 riferimenti, la parola PACE. Che non vuol dire banalmente pace sociale, silenzio e passività, spento disamoramento per la vita. La pace deve essere invece idea diffusa, pungolo costante alla costruzione di una società più giusta, più inclusiva, più verde. Capacità di costruire ponti e sognare nuovi orizzonti, come continuazione di una storia che scorre vigorosa nelle vene di Molfetta, una storia di pacifismo e di condivisione, una storia che ha nel mare il proprio principio e il proprio culmine. Come luogo di contaminazione e di identità allo stesso tempo. Nella nostra Storia e nelle nostre radici, c’è il Nostro futuro.
Tanti auguri Molfetta!!
Buon cammino Insieme!»
Autore: Isabella de Pinto