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A Molfetta ostacolato l’accesso al mare e alla battigia. Un lettore scrive a “Quindici”. L’esempio virtuoso di Trani dove ci sono stati 60 espropri liberando l’accesso al mare
13 agosto 2026

MOLFETTA – Un lettore scrive a “Quindici” per porre il problema del diritto al libero accesso al mare e a passeggiare sulla battigia.

«Spettabile Redazione, desidero porre all’attenzione vostra e della cittadinanza una questione di primaria importanza che riguarda la tutela del demanio marittimo, la fruibilità delle nostre coste e il fondamentale diritto di ogni cittadino di accedere liberamente al mare e di passeggiare lungo la battigia. Analizzando alcune immagini e documentazioni fotografiche relative alla costa di Molfetta ed in particolare al tratto di litorale in prossimità della struttura nota come Trullo Beach emergono interrogativi sostanziali circa le modalità con cui vengono posizionate le strutture e le passerelle a ridosso dell’acqua.

Il quadro normativo: la battigia è un bene comune inalienabile è opportuno ricordare che la legge italiana parla chiaro. L’Articolo 1, comma 251, lettera e) della Legge 27 dicembre 2006, n. 296 stabilisce in modo inequivocabile l’obbligo per i titolari di concessioni demaniali marittime di: garantire e riconoscere i controlli ed i servizi di soccorso, nonchè il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l'area concessa, anche al fine della balneazione e della fruizione della battigia medesima? A ciò si aggiungono le periodiche Ordinanze Balneari della Regione Puglia e le disposizioni della Capitaneria di Porto, le quali prescrivono tassativamente che la striscia di battigia (generalmente individuata nei 5 metri dalla linea di frangimento delle onde o la fascia di scogliera/arenile immediatamente a ridosso del mare) debba rimanere sempre sgombra da qualsiasi opera, struttura o attrezzatura che impedisca il passaggio pedonale continuo e la balneazione.

Ostacoli fisici e il nodo dell’accessibilità.
Guardando la conformazione di alcune strutture realizzate lungo il tratto costiero molfettese dove passerelle in legno, strutture ancorate e rampe metalliche scendono direttamente fino in acqua o occupano integralmente la linea di costa, la domanda sorge spontanea: è ammissibile che una concessione demaniale arrivi a negare, di fatto o nei fatti, la continuità del passaggio a chiunque voglia percorrere a piedi il litorale?
I punti critici da chiarire e verificare riguardano: 1. Continuità del transito: Le strutture presenti garantiscono una fascia libera idonea a consentire il passaggio a piedi tra un tratto di costa e l'altro senza obbligare i cittadini ad addentrarsi nel mare o ad abbandonare il litorale?
2. Invasione della battigia: Il posizionamento di solarium e decking sul sedime roccioso rispetta le distanze minime di rispetto dal mare imposte dall'ordinanza balneare regionale? 3. Accesso e fruizione: Vengono posti limiti illegittimi a chi intende transitare liberamente o immergersi in acqua senza usufruire dei servizi dello stabilimento?
Un invito alla verifica e alla tutela del territorio
Nessuna concessione demaniale, per quanto legittimamente rilasciata, può trasformare un bene pubblico in un'enclave privata inaccessibile. La concessione riguarda l'uso di un bene collettivo per l'erogazione di servizi, ma non spoglia la collettività del diritto di accedere alla risorsa mare. L'auspicio è che gli organi di stampa locali e le autorità preposte in primis la Guardia Costiera e la Polizia Locale effettuino le opportune verifiche per accertare se lo stato dei luoghi rispetti scrupolosamente i limiti fissati dal titolo concessorio e dalle norme nazionali e regionali vigenti. Auspico che questa segnalazione possa stimolare un dibattito pubblico sano ed incisivo per fare chiarezza su un tema che sta a cuore a tutti i cittadini e ai tanti turisti che amano vivere la nostra costa nel rispetto delle regole. Massimo sostegno alle opere per disabili e persone anziane, ma c'è una bella differenza tra garantire l'accessibilità e sfruttare le norme per la propria comodità commerciale Non solo il Mamarè (chiuso dal Comune,
ndr), andrebbero ricontrollati tutti!

Distinti saluti».

Sarebbe il caso che il Comune di Molfetta prendesse esempio da Trani dove ci sono stati ben 60 espropri e sono nati i sentieri per accedere al mare che ora è di tutti.

Si metterebbe così fine allo scempio favorito negli anni precedenti, con lottizzazioni della spiaggia a favore dei privati, togliendo spiaggia libera ai cittadini.

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