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MOLFETTA - Riavvolgendo il filo del tempo è il momento di soffermarci sull’incontro con il Dott. Giacomo Losavio, neurologo e neurofisiologico clinico, autore del libro “Il cervello nel pallone”, che si è svolto nella splendida cornice dell’Aula Magna del Seminario Vescovile di Molfetta e ha visto una grande partecipazione di pubblico.
Un evento organizzato congiuntamente dal Panathlon Club, presieduto dall’Avv. Pasquale de Palma, e dal Rotary Club, presieduto dal Generale Michele Catalano.
L’incontro, preceduto come da tradizione dall’esecuzione degli inni e presentato dalla Cerimoniere del Panathlon Club Ins. Anna Vichi, è stato introdotto dal Gen. Catalano che ha precisato di essere stato spinto dalla lettura del libro ad organizzare l’evento, anche su interessamento dell’Avv, Nicola Spadavecchia, in quanto tratta problematiche degli sportivi nella pratica dello sport di contatto e nella prevenzione di alcune malattie.
E’ seguita l’introduzione dell’Avv. de Palma, il quale ha sottolineato che l’iniziativa era stata messa in programma già con l’Ammiraglio de Pinto e, nel ringraziare il Dott. Losavio per la presenza, ha puntualizzato che il libro è interessante per tutti e fa riflettere sugli effetti dello sport se non è praticato in maniera ortodossa.
L’Avv. de Palma ha evidenziato, altresì, che quest’anno il Panathlon festeggia il Cinquantennale del Club fondato dal Dott. Antonio Giancaspro con altri sportivi e per l’occasione è stato coniato uno slogan: il Panathlon Club Molfetta per lo sport, la salute, il Fair Play e gli stili di vita.
Con la presentazione del libro del Dott. Losavio e la conversazione sugli argomenti trattati, si inizia il programma delle celebrazioni.
Il Presidente de Palma ha passato la parola al moderatore Prof. Angelantonio Spagnoletti, il quale ha sottolineato che si tratta di un libro agile e di facile lettura, nonostante i temi complessi e delicati che vengono affrontati, diviso in brevi capitoli con una prefazione e una conclusione, con immagini e così via. Il titolo del libro “Il cervello nel pallone” è una metafora di un’altra metafora “La testa nel pallone”.
Il Prof. Spagnoletti ha messo in rilievo di essere rimasto piacevolmente sorpreso dal tono autobiografico, intimistico e familiare che il Dott. Losavio ha usato nel descrivere momenti della sua vita e della sua infanzia in una grande famiglia patriarcale nella quale viveva e il diffuso rito domenicale della tifoseria calcistica caratterizzato dal pranzo con braciole, che spesso non terminava nelle case ma continuava sugli spalti dello stadio.
A seguire, ha preso la parola il Dott. Losavio, il quale, dopo aver rilevato di non aver mai avuto una presentazione così romantica, ha ringraziato per l’invito e ha ribadito che il linguaggio diventa più profondo se si trasmette con le metafore, in quanto la logica è un po' più fredda mentre la metafora è più calda. Giustamente “Il cervello nel pallone” è una metafora per dire che hai “la testa nel pallone”.
Il Dott. Losavio ha evidenziato che il tema principale del libro, indirizzato ai ragazzi, agli sportivi, e a tutti quelli che si vogliono interessare di questo tipo di patologie, è costituito “dai microtraumi ripetitivi e ricorrenti che si hanno negli sport da contatto e soprattutto nel calcio in quanto, sia in allenamento
sia in attività competitiva, un calciatore colpisce ripetutamente la palla di testa, in media circa duecento/trecento volte a settimana e, se si somma l’intensità e la variabilità del colpo di testa con la fase esponenziale, si vede che questi traumi non svaniscono nel nulla ma si sommano solo in soggetti geneticamente predisposti, altrimenti tutti i calciatori svilupperebbero questo tipo di patologie”.
Il Dott. Losavio si è soffermato prevalentemente su due tipi di malattie precisando che “nel libro non si vuole demonizzare il calcio, anzi il calcio è uno sport bellissimo, ma i calciatori hanno due handicap: quello di non essere stati adeguatamente informati e quello di non essere stati adeguatamente protetti con particolare riferimento ai calciatori che hanno giocato fino alla fine del secolo scorso. Il libro presenta due parti: una parte narrativa, più discorsiva, che racconta anche storie di calciatori ed una parte scientifica, che cerca di spiegare in maniera semplice e leggera cosa accade nel cervello di questi giocatori.
Dopo una ricerca approfondita – ha continuato il Dott. Losavio - ho notato che le patologie più frequenti nel mondo del calcio a livello neurologico sono due e cioè l’Encefalopatia Traumatica Cronica (ETC), una forma di demenza che si sviluppa in soggetti molto giovani, e la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) che colpisce i motoneuroni, cioè i neuroni che ci consentono di fare tutte le attività motorie. L’ammalato di SLA mantiene la funzione cognitiva, ma non riesce a fare niente e nella fase terminale non riesce neanche a parlare, ma solo a muovere gli occhi. L’epidemiologia della SLA nella popolazione generale è di 2 su 3 casi ogni 100.000 abitanti, però ultimamente sta aumentando, mentre nel calcio l’incidenza della SLA è di 35 casi su 50.000 calciatori testati, quindi 70 su 100.000. Nella popolazione generale l’età media di insorgenza è tra i 65 e 72 anni, nei calciatori già dai 38 anni.
Quindi incidenza ed età. Questi sono dati inconfutabili, anche se purtroppo c’è tutto un sommerso perché gli studi fatti in Italia sono pochissimi, mentre in Europa se ne sono occupati sopratutto in Svezia e in Gran Bretagna. In misura maggiore in America dove gli studi sono stati legati soprattutto al football americano e sono molto più avanti di noi dal punto di vista legale in quanto la SLA è stata riconosciuta come malattia professionale. Hanno misurato nei ragazzi perfino la modifica neuronale che avveniva durante una fase del football americano. In Italia invece sono solo studi epidemiologici in quanto l’unico Centro che si è occupato di questo è l’Istituto Negri di Milano perché ci fu il rilevante caso che, dopo la morte per leucemia del giocatore Beatrice della Fiorentina, altri otto giocatori della squadra morirono o per tumore o per SLA. Però, lo studio dell’Istituto Negri fu uno studio solo osservazionale senza spiegarne il motivo e da qui il mio lavoro certosino perché il libro nasce dopo una relazione ad un Congresso Internazionale a Bologna dove mi chiesero di parlare di malattie neurodegenerative sapendo la mia inclinazione verso lo sport. Feci un lavoro molto corposo e mi resi conto che c’erano tanti dati da organizzare e il libro ne è il risultato”.
Una relazione molto avvincente seguita con estremo interesse e ininterrotta attenzione da un numeroso pubblico che si è reso protagonista di diversi qualificati interventi, tra i quali è da annoverare quello del Dott. Ferdinando Amendola, da cinquanta anni nello staff medico della SSC Bari, che non indossa in campo la maglia biancorossa ma la rappresenta ogni giorno con la stessa dedizione.
Al termine, la rituale consegna del gagliardetto e dei doni al relatore a cura dei Presidenti de Palma e Catalano che hanno sottolineato l’intenzione di voler proseguire anche in futuro in un rapporto di fruttuosa collaborazione.
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