Vasca di colmata a Molfetta, c’è la revoca della proposta di aggiudicazione lavori. Il sindaco Manuel Minervini: “sventato sfregio alla città. Ora avanti con un progetto più sostenibile”
I manifesti dei cittadini contro la vasca di colmata
MOLFETTA – Finalmente è stata revocata la proposta di realizzazione della vasca di colmata al lungomare di Molfetta: l’ultimo scempio e la scarsa lungimiranza dell’amministrazione precedente: il "ciambotto". E’ stata così accolta una richiesta dei cittadini di Molfetta e dei residenti nella zona.
Con determina dirigenziale 1223 gli uffici comunali, raccogliendo l’indirizzo della Giunta deliberato lo scorso luglio, hanno formalizzato la revoca in autotutela della gara d'appalto integrata per la costruzione della vasca di colmata sul Lungomare Colonna.
Si trattava di una vasca lunga 760 metri e larga 44 destinata a raccogliere i fanghi e i sedimenti di dragaggio dei fondali del porto, un’opera dal costo complessivo di 12.300.000 euro (per circa metà da recuperare tra i fondi porto del Comune e per la restante parte finanziati dalla Regione Puglia nell’ambito dei fondi POC Puglia 2014-2020).
Una revoca che si basa su tre ragioni essenziali: la prima è economica, poiché in caso di mancato completamento dell’opera entro il 31 dicembre di quest’anno (termine incompatibile con il cronoprogramma dell'opera) la Regione Puglia avrebbe revocato il finanziamento da sei milioni e mezzo di euro, cifra che a quel punto sarebbe stato il Comune, con fondi propri, a dover coprire (gli uffici regionali fanno sapere che non son previste al momento proroghe alla scadenza); la seconda ragione è amministrativa, poiché secondo il D.M. 173/2016 aggiornato nel 2025 per una vasca di colmata destinata a ospitare sedimenti di classi C e D (quelli con una concentrazione di inquinanti più elevata e da un maggiore rischio eco-tossicologico) è obbligatoria l’allocazione in ambito portuale; il terzo elemento infine è urbanistico, poiché il Piano Regolatore Portuale già prevede sedi adeguate a ospitare una vasca di colmata.
La stessa delibera di luglio chiedeva agli uffici di studiare un’eventuale sede alternativa.
Il sindaco di Molfetta Manuel Minervini ha commentato il provvedimento con soddisfazione:
“Cala definitivamente il sipario su un progetto francamente incomprensibile.
Abbiamo sventato quello che sarebbe stato uno sfregio profondo e irreparabile al volto della città e messo a riparo l’ente da un danno finanziario di enormi dimensioni.
Ce lo avevano chiesto i cittadini, avevamo preso un impegno, lo abbiamo mantenuto.
Quel progetto dal costo esorbitante prevedeva di fatto un deposito a cielo aperto di fanghi, in parte contaminati, nel pieno centro cittadino, uno scempio ambientale, urbanistico, ed economico che avrebbe reso inutile qualunque eventuale ipotesi di restyling del lungomare.
Pericolo scongiurato dunque.
Ora avanti con il nuovo progetto: Molfetta completerà il dragaggio dei fondali del porto, stoccandoli in una vasca di colmata del bacino portuale in coerenza col Piano Regolatore Portuale, si tratterà di un’opera non impattante e sostenibile sia per l’ambiente che per le casse dell’ente.
Il Piano Regolatore del Porto e la legge (il D.M. 173/2016 aggiornato nel 2025) infatti già indicano con chiarezza dove e come realizzare l’opera: ben lontana dal centro urbano, all’interno del porto.
In parallelo stiamo lavorando con gli enti sovraordinati per individuare risorse utili per riqualificare l’intero Waterfront di Levante”.
“Da uomo di mare e da amministratore – ha detto l’assessore al porto e alle infrastrutture Ezio Mazzola - ho sostenuto con convinzione questa scelta: tutelare il lungomare e dare al porto una prospettiva concreta di sviluppo. Diamo seguito così a un impegno preso con i cittadini, ora lavoriamo alla soluzione alternativa in ambito portuale, con attenzione alla sicurezza ambientale, alla funzionalità del porto e ai costi. Molfetta merita un porto capace di creare lavoro e un lungomare da valorizzare. Siamo impegnati per portare avanti entrambi gli obiettivi».