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“Uè e delàure… ognèdaune se chjènge le sàue”: quando i guai di famiglia diventano una commedia irresistibile del Collettivo La Rocca di Molfetta
19 settembre 2026

 MOLFETTA - Ci sono famiglie nelle quali tutti sanno tutto di tutti, ma nessuno dice niente. Famiglie nelle quali i silenzi valgono più delle parole, le mezze verità sono una forma di prudenza e qualche segreto, ben custodito, serve a mantenere in piedi equilibri apparentemente indistruttibili. È proprio in questo terreno fertile che si muove “Uè e delàure… ognèdaune se chjènge le sàue”, la commedia in dialetto molfettese del Collettivo “Dino La Rocca” di Molfetta, con la regia di Giorgio Latino, realizzata per l'Associazione molfettesi nel mondo, presieduta da Angela Amato, in omaggio agli emigrati tornati a Molfetta per la festa patronale della Madonna dei Martiri.

Una commedia effervescente, costruita su un intreccio di equivoci, desideri, complicità, tradimenti mancati e tradimenti del passato che, come spesso accade, non sono mai veramente passati. Tutto si svolge all'interno dello stesso stabile, dove convivono diverse generazioni di una stessa famiglia: nonne, figli, nipoti, mariti e mogli. Una vicinanza fisica che finisce inevitabilmente per trasformarsi in una pericolosa vicinanza alle vite, ai pensieri e soprattutto ai segreti degli altri.

Al centro della vicenda ci sono due coppie speculari e, proprio per questo, irresistibilmente comiche. In una, è la moglie a essere passionale, sensuale e desiderosa di intimità, mentre il marito appare freddo e poco interessato. Nell'altra, invece, i ruoli si capovolgono: è il marito a cercare continuamente il rapporto, mentre la moglie sembra avere ben altro per la testa.

Da questa semplice premessa nasce una girandola di situazioni nelle quali il desiderio diventa equivoco, l'equivoco diventa sospetto e il sospetto finisce per riportare alla luce vecchie storie mai veramente sepolte.

Il pubblico viene così trascinato in un gioco teatrale fatto di ammiccamenti, bugie, omissioni e complicità. Nessuno sembra completamente innocente e, soprattutto, nessuno sembra disposto ad ammettere le proprie responsabilità. Quando poi i segreti vengono finalmente a galla, durante una riunione di famiglia, il delicato equilibrio salta definitivamente.

Ed è proprio qui che la commedia raggiunge il suo momento più esilarante: tutti accusano tutti.

Quello che sembrava un semplice incontro familiare si trasforma in una sorta di processo collettivo, dove ciascuno porta sul banco degli imputati qualcun altro per evitare di finire a propria volta sotto accusa. Le verità vengono fuori tutte insieme, i tradimenti presenti e passati si intrecciano, le responsabilità si confondono e ciò che sembrava impossibile da scoprire diventa improvvisamente di dominio pubblico.

Il grande merito dello spettacolo è quello di riuscire a trasformare una situazione potenzialmente amara in una commedia vivace e divertente. Si ride delle debolezze umane, delle incomprensioni coniugali, della gelosia e persino delle infedeltà. Ma dietro la risata emerge qualcosa di più profondo: la difficoltà delle persone di comunicare veramente, di confessare i propri desideri e le proprie insoddisfazioni, di affrontare con sincerità ciò che non funziona all'interno di una relazione.

E allora che cosa resta, alla fine, di questa storia di corna, tradimenti e reciproche giustificazioni?

Forse proprio il significato del titolo: “Guai e dolori, ognuno si piange i suoi”.

Una filosofia apparentemente semplice e popolare, che nella commedia diventa una sorta di alibi collettivo. Ognuno ha le proprie sofferenze, le proprie mancanze, le proprie debolezze e, soprattutto, la propria versione dei fatti. Nessuno si sente veramente colpevole perché, in fondo, tutti hanno qualcosa di cui lamentarsi.

Ma la commedia suggerisce anche una riflessione più sottile: quando tutti hanno una colpa, forse nessuno vuole più guardare davvero dentro se stesso.

Ecco allora che le “corna” diventano quasi il pretesto per parlare di qualcosa di più universale: della solitudine che può esistere anche all'interno di una coppia, della ricerca di attenzioni, del bisogno di sentirsi desiderati, delle incomprensioni e di quelle verità che, per paura o per convenienza, scegliamo di non dire.

La forza del teatro dialettale sta proprio qui: riuscire a raccontare temi seri attraverso la lingua della quotidianità, quella che fa sorridere, riconoscere e, qualche volta, anche arrossire. Il dialetto rende tutto più vicino e immediato e permette al pubblico di riconoscersi nei personaggi, nei loro difetti, nelle loro piccole ipocrisie e nelle loro contraddizioni.

“Uè e delàure… ognèdaune se chjènge le sàue” è dunque una commedia che fa ridere perché porta sul palcoscenico una famiglia tutt'altro che perfetta. Ma forse è proprio questa la sua verità più autentica: le famiglie perfette non esistono, le coppie perfette nemmeno. Esistono persone che cercano, sbagliano, nascondono, perdonano, desiderano e qualche volta tradiscono.

E se alla fine tutti accusano tutti, forse la morale è che prima di giudicare i guai degli altri sarebbe meglio dare un'occhiata ai propri.

Perché, in fondo, ognuno si piange i suoi guai. Ma quando quei guai finiscono sul palcoscenico, diventano teatro, diventano risata e, soprattutto, diventano un'occasione per guardarci allo specchio senza prenderci troppo sul serio.

Un applauso meritato a tutti gli interpreti: Giovanni Saltarelli, Caterina Tattoli, Antonio Giovine, Franco La Rocca, Maria De Trizio, Isa Sgherza, Mena Pischettola, Ely De Trizio, Giorgio Latino, Maddalena Pasculli, Angelo La Piana, Iolanda La Rocca, Vito De Trizio, Mariella Facchini, Donato De Bari.

Molto apprezzato dal pubblico l'intermezzo musicale del bravo chitarrista Mizio Vilardi.

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