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Successo a Molfetta dello spettacolo alla Madonna dei Martiri «Sènde vu l’esse», racconti dei nonni con Pietro Capurso e la partecipazione di Francesca de Stena
Pietro Capurso, fra Gianni e Francesca de Stena
03 settembre 2026

MOLFETTA - Grande partecipazione nell’Atrio dei Pellegrini della Basilica Madonna dei Martiri a Molfetta, nonostante il caldo, per una serata ricca di emozioni e di bellezza, con Pietro Capurso e Francesca de Stena che hanno presentato i racconti «Sènde vu l’esse», un modo per rimproverare senza fare male.
Un’espressione che, più che sgridare, invitava il bambino a prendere esempio dai santi: persone buone, pazienti, educate, volenterose, disponibili… insomma, come si diceva a Molfetta, “tènghene tutte che loere”. E, per far capire ai bambini chi fossero davvero i santi, era usanza raccontare loro la vita e le opere di questi beati, perché da quelle storie potessero ricavare qualche esempio edificante.

Fare cultura significa anche recuperare ciò che rischia di andare perduto: le parole, i racconti, i proverbi, le filastrocche, le canzoni, lo spirito religioso e le consuetudini che hanno accompagnato la vita dei nostri nonni e dei nostri bisnonni.

Il dialetto è una parte importante di questa memoria. Dietro un termine dialettale possono nascondersi secoli di tradizione e, spesso, una concezione del mondo che non troviamo nei libri di storia. Per questo è importante raccogliere e valorizzare i ricordi dei nostri avi, soprattutto quelli che sono rimasti affidati alla memoria orale. Le storie raccontate attorno a un tavolo, le espressioni utilizzate dai nostri nonni, i canti imparati senza conoscere chi li avesse composti, le preghiere recitate in famiglia, le feste, i riti e le consuetudini costituiscono un patrimonio culturale che appartiene a tutti noi. Riscoprire il dialetto non significa guardare nostalgicamente al passato, né contrapporlo alla lingua italiana. Significa, piuttosto, conoscere meglio le proprie radici e comprendere come si è trasformata la nostra comunità.

Il ricordo personale può così diventare memoria collettiva e la memoria può diventare cultura. Raccogliere una parola, un detto, una storia o un canto significa salvare un piccolo frammento della nostra identità. Significa impedire che, insieme alle persone che li hanno custoditi, scompaiano anche quei patrimoni immateriali che hanno contribuito a costruire la nostra comunità.

Perché ciò che i nostri avi ci hanno lasciato non è soltanto passato: è una parte della nostra storia, e sta a noi conservarla e trasmetterla a chi verrà dopo di noi.

La serata è stata realizzata anche grazie al parroco, fra Gianni Gelato e all’APS Don Tonino Bello. Come sempre, non è mancata l’ospitalità dei Frati della Basilica Madonna dei Martiri, che hanno accolto tutti con un fresco e graditissimo buffet. Un gesto semplice, ma capace di raccontare ancora una volta il calore e la generosità di questa comunità.

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