Molfetta, prima di tutto pace e disarmo, assemblea organizzativa della Marcia Gravina-Altamura
Foto Nicolò Aurora
MOLFETTA - “Un esercito, durante la guerra distrugge, durante i periodi di pace consuma”. Sic et simpliciter. Constatazione ovvia ma tristemente attuale; se c’è un esercito è perché ci si vuole preparare alla guerra.
E’ quello che emerge dalla assemblea pubblica “Prima di tutto pace e disarmo”, incontro di presentazione e di preparazione alla Marcia della Pace Gravina-Altamura del 24 ottobre a cui è stato attribuito il patrocinio del Comune di Molfetta.
Torniamo alla pace, torniamo a valori alti, non lasciamoci avviluppare dalle maglie della burocrazia che ci annullano, ci rendono insensibili alla sofferenza altrui, dichiara la vicesindaca Anna Elisabetta Altomare, in rappresentanza dell’Istituzione comunale e del Sindaco Manuel Flavio Minervini. Torniamo a riaffermare il diritto non negoziabile alla pace.
Il dott. Genni Gadaleta Caldarola, moderatore dell’incontro, ribadisce il valore della marcia e l’importanza di una partecipazione massiva, confermate dal prof. Giovanni Capurso.
L’edizione 2026 della marcia, ha un ulteriore valore simbolico, continua il prof. Capurso. Rappresenta il dissenso, il grido di protesta di chi vuole opporsi al riarmo. Viviamo in un periodo storico che si oppone ai valori della solidarietà, gli stessi menzionati nella dichiarazione di Schuman nel 1950 che diede avvio all’iter dell’unificazione dei Paesi europei, riuniti nei valori della solidarietà, dell’aiuto e del rispetto reciproco.
Le spese militari sfiorano il 5% del PIL, afferma il prof. Capurso, ma le fredde cifre non garantiscono la comprensione della vastità del problema. Si assiste ad una perdita di identità dell’Europa, dell’Italia e della Puglia. Sono lontani i tempi della prima marcia nel 1963, fortemente voluta da Tommaso Fiore, sindaco di Altamura, studioso e antifascista che nel “Un popolo di formiche” descrisse le condizioni di lavoro disumane dei braccianti della Murgia. La Puglia era considerata, negli anni sessanta, un territorio non densamente popolato, con una generalità di abitanti scarsamente istruiti e disposti storicamente, all’accettazione. Le basi di Amendola, Gioia del Colle passarono, pertanto, quasi inosservate, quasi un atto di riconoscenza dovuto verso gli Stati che avevano liberato l’Italia dal fascismo.
Lo scenario è cambiato, afferma il prof. Capurso, a partire dagli anni Ottanta quando la Puglia divenne, durante il governo del primo ministro Goria, il motore propulsore del movimento pacifista grazie ad un vescovo che divenne successivamente presidente di Pax Christi ed ad uno dei primi obiettori di coscienza, don Tonino Bello e Guglielmo Minervini, indimenticabili e indimenticati.
Un mondo perverso, un mondo in cui le vite vengono distrutte non più da un grilletto, ma da un click, un mondo di menzogne, nel quale l’intelligenza artificiale ci esonera dal pensare, dall’essere critici. E’ lapidario Pietro Castoro, portavoce Rete Pace Regionale; nel 2005 il territorio murgiano ottenne l’istituzione del parco della Murgia, a tutela di un ecosistema violato dalle esercitazioni militari, che minano l’ambiente, la fauna e non è un problema che possiamo allontanare. Ci nutriamo di un pane, quello di Altamura, prosegue Castoro, proveniente da grano inquinato. Le esercitazioni militari continuano a influenzare negativamente l’economia. Basti pensare al turismo limitato in alcune aree della Puglia e della Sardegna, al costo di un’ora di volo di un F35, circa 5.000 litri di gasolio, gli stessi che necessitato ad un’auto per percorrere venticinquemila chilometri, costi che potrebbero essere investiti nei servizi sanitari, ad oggi preclusi a persone indigenti e tutto questo perché siamo governati da gente impreparata e incapace che ha portato la Puglia ad essere la prima esportatrice di armi in Italia dopo la Campania.
Ripudiare, respingere la guerra sono fondamenti della Costituzione, fondamenti violati. E’ questo il pensiero di Laura Marchetti, attivista e antropologa, secondo la quale siamo sull’orlo dell’abisso motivo per il quale questa marcia “vale” di più. La guerra viene decisa da uomini e donne maturi, attempati ma a morire sono i giovani a cui viene negato il diritto alla gioventù. Il premio Nobel 2026 per la pace è stato attribuito ad una donna, Navy Pillay che ha usato il termine genocidio e che ha dedicato il premio a tutti i sopravvissuti delle guerre, tutti, ricordando che a Gaza non è in atto una guerra tra due eserciti ma il compiaciuto intento da parte di Israele di distruzione di un popolo.
E’ fondamentale, continua la prof.ssa Marchetti, che alla marcia partecipi un numero straordinario di donne, portatrici di vita e di bambini, il nostro futuro perché è in atto, come durante il fascismo, di una militarizzazione dell’istruzione già dai primi anni di scuola. La guerra non solo ha effetti immediati sulla popolazione ma avrà anche effetti indiretti poiché la quasi totalità della popolazione che subisce azioni di guerra necessiterà di supporto psicologico.
Ci si può opporre, non è tutto vano, non si subiscono passivamente le decisioni del governo, afferma Rosa Siciliano di Pax Christi. E’ possibile scegliere un altro modo per investire i propri risparmi boicottando i colossi bancari che investono nel mercato delle armi ed affidando la gestione del denaro a banche etiche e manifestando l’obiezione professionale che permette di lavorare nella stessa azienda ma di non prestare la propria professionalità per produzione di armi.
Essere pacifisti comporta altresì l’assunzione di prese di posizione contro il consumo sconsiderato del suolo, l’inquinamento delle falde, argomenti tristemente attuali per la nostra città. Recente è la scoperta nel sottosuolo del territorio comunale di reflui inquinanti, afferma Gennaro Agrimi che, illustrando il dossier della marcia della pace 2026, dichiara che le amministrazioni pubbliche ambiscono a portare fuori dalla vista dei cittadini il problema rifiuti piuttosto che pensare ad azioni di risanamento, come provveduto dall’amministrazione della città di Trani che ha ipotizzato un sistema di scarico in mare dei reflui, lontano dalla costa.
Michele Lucivero, sottolinea l’intromissione nelle scuole di ufficiali militari per l’orientamento degli alunni, di professionisti di società che producono armi, il tutto nel silenzio totale di cittadini inconsapevoli che si stanno attuando azioni preparatorie alla guerra, proprio come già ribadito, durate il periodo fascista.
Non è mai tempo di essere indifferenti ed ora più che mai; non è tempo di aspettare che qualcuno faccia qualcosa per noi, sentendoci esonerati se qualcosa di terribilmente brutto e vicino si abbatterà sulla nostra società.
No alla guerra, non nel nostro nome. C’è solo una guerra da combattere: quella all’indifferenza.
Marcia della pace Gravina-Altamura 2026.
Eccoci.
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Autore: Beatrice Trogu