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Molfetta avrà in centro un presidio della Polizia locale. Un obiettivo del nuovo sindaco Manuel Minervini che diviene realtà, con la speranza di maggiore efficienza e presenza sul territorio
31 luglio 2026

 MOLFETTA – La gestione della Polizia locale a Molfetta durante i 10 anni di amministrazione del sindaco Tommaso Minervini non ha brillato per efficienza e i risultati li vedono i cittadini che, contrariamente al passato, non amano i vigili urbani, i quali non fanno nulla per migliorare la situazione. Anzi!

Il corpo è visto come estraneo e non in sintonia con gli abitanti. E non per le multe e le sanzioni che non sono mancate, anche per fare cassa, ma per l’assenza di una empatia mai cercata e mai trovata.

In passato era diverso. Senza andare alla… preistoria della Befana del vigile, basta guardare indietro di quasi 30 anni per vedere un’atmosfera diversa: dai “mitici” Camporeale a Tonino Picca, per citarne solo due, scusandoci di non ricordare i nomi degli altri. Ma era l’intero Corpo, anche se non numeroso come oggi, ad essere apprezzato dai cittadini. Altri tempi, dirà qualcuno! Senza arroganza, senza presunzione, ma con educazione, i vigili urbani (come si chiamavano allora: “polizia”, per giunta armata, provoca diffidenza non confidenza, né senso di sicurezza) erano persone a cui rivolgersi, donne e uomini da incontrare, con cui dialogare, non da tenere a distanza, per evitare discussioni causate da intolleranza e rigidità.

“Quindici” è stato sempre contrario, per pericolosità e inutilità, oltre che spreco di soldi pubblici, ad armare il Corpo della Polizia locale. Un desiderio, a nostro parere, di apparire più poliziotti sceriffi, che persone attente a “vigilare” la città e i suoi abitanti oppure la presunzione da parte degli amministratori comunali del “ciambotto” (non proprio all’altezza), di dare un’idea di sicurezza come fa anche lo sprovveduto governo Meloni. Una conferma? Gli scarsi risultati ottenuti (con un aumento della microcriminalità, malgrado le pistole), a fronte di costi più elevati. Altro che poliziotto di quartiere! L’organizzazione, poi, ci sembra un altro punto dolente: abbiamo visto ben 7 “agenti” uomini e donne, impegnati per oltre un’ora, nei pressi del Parco dei nonni a seguire un semplice “tamponamento” o scontro leggero fra due veicoli, senza feriti.

Molfetta è una città che si presta alle infrazioni, quantomeno del comunissimo divieto di sosta, per mancanza di parcheggi a causa di una politica miope e senza visione, lontana dai bisogni reali della città, che è stata giustamente e sonoramente bocciata dai cittadini, che oggi subiscono una qualità della vita peggiore dei Comuni vicini.

Poi, la mania di grandeur o la presunzione di dare un’idea di sicurezza da parte di alcuni amministratori del passato, ha portato a trasferire il Comando in una sede più ampia e tecnologicamente avanzata, necessaria per le accresciute esigenze del territorio, ma collocata in periferia, togliendo l’ultimo presidio di sicurezza e di dialogo con la popolazione in centro, lasciando campo libero alla microcriminalità e alle baby gang che lo hanno occupato, come confermano le notizia di cronaca nera.

Quando “Quindici” ha messo più volte in evidenza la necessità di un presidio della polizia locale in centro, ha ricevuto le solite critiche interessate delle “facce di bronzo” che erano al governo della città. Gli stessi che oggi si sono sbarazzati velocemente di una figura scomoda, facendone il capro espiatorio di una politica fallimentare, per riciclarsi in un nuovo “ciambotto”, sconfitto pesantemente nelle urne. Questa volta i cittadini non si sono fatti nuovamente ingannare dalle chiacchiere dell’ufficio propaganda del Comune e dai “soloni” da quattro soldi, che oggi, come cani bastonati, rialzano la testa con argomenti che, non si accorgono, di essere boomerang, veri e propri atti di accusa della loro gestione.

Oggi, finalmente si avverte il cambio di rotta: il nuovo sindaco Manuel Minervini della coalizione di centrosinistra, il quale, molto saggiamente ha tenuto per sé la delega alla sicurezza e alla polizia locale, sta mantenendo una delle sue promesse elettorali, rispondente ai bisogni ignorati dei cittadini: la realizzazione di un presidio della Polizia locale nel centro cittadino.

«Il compito di un’amministrazione comunale, in ottemperanza alle proprie competenze, è quello di garantire la sicurezza urbana per la cittadinanza e le attività commerciali – dice un comunicato -. È per questo motivo che abbiamo deciso di collocare la nuova sede della Polizia locale nell'immobile di proprietà comunale sito in Via Piazza, 45 nel cuore del nostro centro storico. Questo quartiere, che pian piano sta rinascendo grazie alla sua vocazione turistica e del commercio di prossimità, non sarà più abbandonato a sé stesso. A seguito dei lavori di adeguamento che inizieranno a breve, dunque, il presidio sarà presto attivo.

L’idea di questa iniziativa nasce, infatti, dalla necessità di riaffermare una presenza della Polizia locale in tutto il centro urbano, garantendo vigilanza e quindi per prevenire episodi legati alla microcriminalità.

Il benessere della nostra comunità, a cui tutti e tutte siamo chiamati a contribuire, passa anche da queste piccole ma significative scelte politiche».

E le opposizioni, invece di apprezzare, rincorrono un semaforo spento a causa della mancanza di pezzi di ricambio di un sistema vecchio di 30 anni, che non sono stati capaci di ristrutturare e oggi costringe chi governa a chiedere avanzi usati dai magazzini di qualche Comune vicino. Senza parlare della mancanza di rotatorie. Ma questo è un altro discorso, che riprenderemo successivamente.

Alle nostre osservazioni aggiungiamo quelle di "Vigilanza civica" di Mimmo Favuzzi (già consigliere comunale e senatore progressista) che chiede: «Gli orari di apertura. Il numero di agenti assegnati.  Ci sarà copertura nelle ore serali e notturne, quando si concentrano le criticità della movida? Un precedente da ricordare: Molfetta ha già avuto due presidi di Polizia Locale nel centro storico. Entrambi chiusi dopo poco tempo. Non è un giudizio su questo nuovo tentativo. È un motivo in più per chiedere, stavolta, condizioni operative chiare fin dall'inizio. La domanda concreta: Sarà un ufficio diurno o un presidio realmente operativo anche di notte? Quante unità vi saranno stabilmente assegnate? Lo capiremo osservando cosa succede dopo l'inaugurazione».

Ci auguriamo che queste osservazioni costruttive possano portare a una svolta nella gestione della Polizia locale, cominciando dalla cosa più facile: rispondere più spesso al telefono (perché non cominciare con un numero dedicato?) ai cittadini che hanno bisogno di qualcosa o si rivolgono ai vigili per segnalare situazioni di illegalità presenti sul territorio.
Ma anche il rapporto è importante e va coltivato.

Polizia amica? Perché no! E' il nostro auspicio e anche quello dei cittadini.

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