Il ricordo del sindaco di Molfetta, Guglielmo Minervini, a 10 anni dalla scomparsa: l'attualità di una politica che genera futuro
Guglielmo Minervini
MOLFETTA - Sono trascorsi 10 anni dalla scomparsa di Guglielmo Minervini, eppure il suo nome continua ad attraversare il dibattito pubblico come quello di un amministratore che ha saputo guardare oltre il presente. Sindaco di Molfetta, poi assessore della Regione Puglia, Minervini ha lasciato un'eredità che non si misura soltanto nelle opere realizzate o negli incarichi ricoperti, ma soprattutto in una visione della politica capace di mettere al centro le persone, le comunità e la partecipazione.
Fu tra i primi a parlare di "politica generativa", un'espressione che nel tempo è diventata patrimonio di molti, ma che in lui trovava una concreta traduzione nell'azione amministrativa. Per Minervini la politica non doveva limitarsi ad amministrare l'esistente o a distribuire risorse: doveva creare opportunità, favorire relazioni, costruire fiducia, rendere i cittadini protagonisti dei processi di cambiamento. Una politica che non consumava consenso, ma produceva responsabilità condivisa; che non alimentava dipendenze, ma autonomia; che non cercava semplicemente risposte immediate, ma seminava futuro.
Da sindaco di Molfetta interpretò il Comune come una comunità da coinvolgere e non soltanto da governare. Da assessore regionale trasferì la stessa visione nelle politiche giovanili, nella partecipazione, nell'innovazione sociale, nella promozione della legalità e della cittadinanza attiva, contribuendo a fare della Puglia un laboratorio riconosciuto anche a livello nazionale.
Ma il suo impegno non si esauriva nelle istituzioni. Minervini era convinto che una democrazia viva avesse bisogno di cittadini informati e di luoghi di confronto liberi. È in questa prospettiva che nacque Quindici, il giornale voluto insieme a Felice de Sanctis e ad alcuni amici che condividevano un impegno sociale e politico.
“Quindici” non fu pensato come un semplice periodico di cronaca cittadina. L'ambizione era più alta: offrire a Molfetta un'informazione indipendente, capace di leggere la realtà senza appartenenze precostituite, di stimolare il dibattito culturale e civile, di dare voce alle idee e alle esperienze della società. Un giornale che non rincorresse il consenso, ma cercasse la verità dei fatti, anche quando risultava scomoda. Fare un “giornale diverso”, scomodo appunto, come diceva anche don Tonino Bello.
A distanza di decenni quella scelta continua a dimostrare tutta la sua validità. “Quindici” ha raccontato con rigore e continuità le vicende politiche, economiche, sociali e culturali di Molfetta, diventando un prezioso archivio della memoria collettiva della città. Dalle trasformazioni urbanistiche ai grandi eventi, dalle crisi amministrative alle pagine dedicate alla cultura, all'associazionismo e ai protagonisti della vita cittadina, il giornale ha accompagnato intere generazioni di lettori con uno stile fondato sull'approfondimento, sulla verifica delle notizie e sull'autonomia di giudizio. Ed era quello che Guglielmo aveva immaginato.
In un tempo in cui la comunicazione è spesso dominata dalla velocità, dalla superficialità e dalla ricerca dello scontro, la politica generativa (profetica) di cui Minervini parlava è più attuale che mai: generare conoscenza, senso critico, partecipazione e consapevolezza significa infatti costruire una comunità più forte e più libera.
Dieci anni dopo la sua morte, Guglielmo Minervini continua così a parlare attraverso le idee che ha lasciato, le persone che ha formato e gli strumenti che ha contribuito a creare. La sua lezione ricorda che la politica migliore è quella che rende i cittadini protagonisti del proprio destino e che il buon governo non si misura soltanto con i risultati immediati, ma con la capacità di lasciare eredità durature.
Anche per questo il suo ricordo non appartiene soltanto alla memoria di chi lo ha conosciuto. Appartiene a quanti credono che la politica possa ancora essere servizio, ascolto, cultura e responsabilità. E appartiene anche a una città, Molfetta, che, grazie a esperienze come “Quindici”, continua a custodire e raccontare la propria storia, nella convinzione che una comunità cresce solo se non smette mai di interrogarsi sul proprio passato per costruire, insieme, il proprio futuro.
Ecco perché oggi non ci si può limitare alla celebrazione di una figura politica, ma occorre interrogarsi sull’attualità del suo pensiero e di un modo di intendere l’impegno pubblico che ha lasciato un’impronta profonda. La sua eredità oggi è stata raccolta dal giovane sindaco Manuel Minervini, che ha mai nascosto di avere come riferimento Guglielmo.
Allora grazie Guglielmo per quello che hai dato alla comunità e anche a noi, che ci sforziamo di continuare nel solco che hai tracciato e, con tutte le difficoltà economiche del presente (crisi dei giornali e del livello culturale in genere, carenza di risorse pubblicitarie, scarsa partecipazione soprattutto giovanile, costi crescenti, ecc.), perché le risorse possono anche esaurirsi, ma le idee, soprattutto quelle generative, le intuizioni profetiche, non muoiono mai, sono il motore del cambiamento e del futuro con l’obiettivo di trasformare le intuizione in realtà.
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