Il cammino come esperienza di formazione: cento chilometri tra Spoleto e Assisi per gli studenti dei Licei “Einstein – Da Vinci” di Molfetta
MOLFETTA - Dal 25 al 29 aprile un gruppo di quattordici studentesse e studenti del quarto anno del Liceo Classico “Leonardo da Vinci” e del Liceo Scientifico “Einstein” di Molfetta ha percorso a piedi circa 100 chilometri lungo la Via di San Francesco, attraversando l’ultimo tratto che congiunge Spoleto ad Assisi. Un’esperienza profonda e formativa, tappa conclusiva dello storico progetto “Viatores”, ideato da don Giuseppe Germinario e portato avanti negli anni con la collaborazione della prof.ssa Maria Stella de Trizio.
Non un semplice cammino, ma un vero esercizio di formazione: culturale, umano e – in senso ampio e laico – anche interiore. Camminare per giorni significa misurarsi con il tempo lento, con il paesaggio che si fa testo da leggere, con una tradizione millenaria che intreccia storia, arte e spiritualità. Significa soprattutto mettersi alla prova, imparare a conoscersi, accettare la fatica come parte necessaria di ogni crescita.
Il percorso, tra borghi, eremi e sentieri immersi negli uliveti, non è stato privo di difficoltà: tratti impegnativi come quello di Poreta o le salite più aspre hanno richiesto resistenza fisica e determinazione. Ma è proprio in questi momenti che il gruppo si è rivelato comunità autentica: ragazzi e ragazze che, senza esitazione, si sono passati lo zaino, hanno rallentato il passo, hanno sostenuto chi era più affaticato.
Accanto alla dimensione fisica, il cammino ha offerto occasioni continue di incontro e di crescita culturale. Particolarmente significativi sono stati gli incontri con le comunità locali: l’accoglienza semplice e generosa delle suore francescane a Spello e ad Assisi, il dialogo con i frati – tra cui fra Emanuele Rivoli – che hanno guidato i ragazzi nella visita alla Basilica di San Francesco, trasformando quel momento in una vera esperienza di conoscenza storica, artistica e umana.
A questi incontri si è intrecciata una dimensione letteraria altrettanto intensa: lungo il cammino e nei momenti di sosta, gli studenti hanno condiviso letture del canto del Paradiso dedicato a san Francesco, del Cantico delle Creature, della Regola e dei Fioretti, riscoprendo nella parola poetica e nella tradizione francescana una chiave di lettura del paesaggio e dell’esperienza vissuta.
«Il progetto Viatores – afferma don Giuseppe Germinario – si inscrive in una tradizione antica, in cui il cammino è insieme esercizio del corpo e itinerario dello spirito. Come per il pellegrino medievale, anche per questi ragazzi il percorso non è stato soltanto geografico, ma interiore: un attraversamento che educa alla misura, alla fraternità e a uno sguardo più essenziale sul mondo».
Sulla stessa linea la prof.ssa Maria Stella de Trizio: «Ogni cammino è, in fondo, un testo da interpretare. I ragazzi hanno imparato a leggere i luoghi come si leggono le pagine di un’opera: cogliendo nessi, simboli, stratificazioni di senso. L’incontro con la parola – da Dante alla tradizione francescana – ha dato profondità all’esperienza, mostrando come cultura e vita non siano ambiti separati, ma continuamente intrecciati».
La Dirigente Scolastica, prof.ssa Giuseppina Bassi, sottolinea il valore educativo dell’iniziativa: «Progetti come questo restituiscono alla scuola una delle sue funzioni più profonde: formare persone, prima ancora che studenti. Il cammino diventa così uno strumento educativo completo, capace di unire sapere, esperienza e relazione in modo autentico».
Al termine del cammino, le studentesse e gli studenti esprimono il loro più sentito grazie ai docenti che li hanno accompagnati: «Cari professori, questi giorni sono stati molto più di un’esperienza scolastica: grazie per averci guidati, per aver condiviso con noi fatica, emozioni e momenti di riflessione, mantenendo sempre calma e umanità. Portiamo a casa ricordi bellissimi. Grazie per aver creduto in noi».
Il progetto Viatores, giunto alla sua tappa conclusiva, conferma una prospettiva educativa ampia: il cammino come metafora concreta della crescita, come occasione per intrecciare sapere e vita, cultura e esperienza. Un percorso che, ben oltre i chilometri percorsi, lascia un segno duraturo nella formazione dei giovani.