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Il bivio definitivo per le elezioni comunali a Molfetta
Corrado Minervini, Brigida Mulinelli, Manuel Minervini
21 maggio 2026

MOLFETTA - E così siamo giunti al bivio definitivo.
Uno di quelli da cui non si torna indietro.

 Molfetta, nei prossimi giorni, non sceglierà soltanto un sindaco o una maggioranza.
Sceglierà una direzione storica rispetto ad almeno tre grandi questioni: il mare, l’utilizzo delle risorse pubbliche destinate alla socialità, il destino del commercio e della vita nel centro urbano.

Per alcuni aspetti, le decisioni che verranno assunte dalla prossima amministrazione produrranno effetti destinati a durare per decenni.

 

Il mare

In questi anni il nostro mare è diventato il tabellone di una partita opaca, dentro cui diversi attori — pubblici e privati — hanno mosso interessi, appetiti e rendite senza che nessuno esercitasse davvero una funzione di governo nell’interesse collettivo.

E non si tratta soltanto del porto, rispetto al quale ancora i candidati conservatori parlano senza dire nulla sulla profondità dei fondali (informazione elementare per comprendere quale idea di infrastruttura marittima si voglia costruire, banalmente quali navi potranno attraccare).

 

Non si tratta soltanto della vasca di colmata, attorno a cui già molte cose sono state dette.

Non si tratta soltanto del mare di ponente, sostanzialmente inaccessibile e attraversato dagli scarichi della fogna.

Il punto è più profondo.
Riguarda il diritto stesso al mare.

 

Una città misura la propria civiltà anche dalla possibilità concreta che offre ai cittadini di vivere i propri spazi comuni. Certo, esistono lidi bellissimi, attrezzati, confortevoli. Ma cosa accade alle famiglie che non possono sostenere costi stagionali di migliaia di euro? Cosa resta del mare pubblico? Cosa resta dell’idea stessa di bene comune?

E allora la domanda diventa inevitabile: chi avrebbe dovuto governare questi processi? Chi lo ha fatto? E chi, invece, ha scelto di non vedere?

Su questo punto la posizione di Manuel Minervini è chiara.
Le posizioni delle coalizioni conservatrici lo sono altrettanto: rappresentano, sostanzialmente, la continuità dell’attuale modello.

 

Le politiche sociali

Molfetta investe oltre quindici milioni di euro nelle politiche sociali.
La vera domanda, però, è un’altra: con quali risultati? E soprattutto: verso quali obiettivi?

 

Una politica seria non può limitarsi a rincorrere le emergenze o a commentarne gli effetti. Deve interrogarsi sulle cause profonde dei fenomeni sociali.

Il degrado civico, l’inciviltà diffusa, la marginalità, la violenza sociale non sono fenomeni genetici. Sono il prodotto di condizioni materiali, culturali ed educative. Sono il riflesso delle opportunità — o dell’assenza di opportunità — che una comunità è in grado di offrire.

Se città come Tokyo, Berlino o Stoccolma esprimono livelli elevati di civiltà urbana, non è per ragioni genetiche, semmai antropologiche. È perché esiste e si è consolidato nel tempo un ecosistema sociale, educativo e culturale che produce appartenenza, responsabilità e prospettiva.

 

Per questo le politiche sociali non dovrebbero limitarsi alla gestione amministrativa del disagio. Dovrebbero misurarsi con l’ambizione più difficile: l’emancipazione.

Eppure troppo spesso le ingenti risorse pubbliche sembrano rispondere più alla conservazione di sistemi consolidati di erogazione dei servizi che alla trasformazione reale delle condizioni di vita delle persone.

 

Anche qui si misurerà la cifra morale e politica della prossima amministrazione.

La visione di Manuel Minervini punta a ridefinire gli obiettivi stessi delle politiche sociali: lavorare sulle radici del disagio, costruire autonomia, prospettive, emancipazione, prevenzione.

Chi ha già governato, invece, ha già mostrato il proprio modello. E i risultati sono visibili a tutti.

 

La vita nel centro urbano

Esiste infine una terza grande questione: la sopravvivenza stessa della vita nel centro urbano.

Su questo tema è molto difficile produrre risultati positivi nel breve periodo, ma è facilissimo generare danni profondi e duraturi.

Entrambi i candidati conservatori continuano a proporre la riapertura al traffico di Corso Umberto - come fosse via Margherita di Savoia -, dimostrando non soltanto di non conoscere la natura strutturale della crisi del commercio urbano, ma anche di ignorare completamente le strategie adottate oggi nelle città europee più avanzate. Anche le più piccole.

 

La crisi del commercio di prossimità non nasce da un singolo fattore. È una trasformazione sistemica, economica, culturale e perfino antropologica.

Pensare di affrontarla con ricette da anni Ottanta non è soltanto anacronistico. È pericoloso.

La direzione è esattamente opposta.

Occorre costruire un nuovo ecosistema urbano capace di attrarre vitalità sociale, culturale ed economica; una città in cui sia piacevole camminare, sostare, incontrarsi, vivere gli spazi pubblici.

Gestire il traffico significa moltiplicare gli accessi in modo intelligente.

Significa rendere il centro urbano facilmente raggiungibile senza condannarlo all’asfissia automobilistica.

 

La vera sfida è creare occasioni di vita urbana: passeggiare tra le vetrine e i palazzi storici, sedersi a un tavolino, attraversare piazze vive, partecipare ad eventi culturali, incontrare amici, vivere il tempo lento della città.

Tutto questo è incompatibile con un modello fondato su mezz’ora di automobile per cercare parcheggio.

 

Il nodo decisivo, allora, è la mobilità.
Senza affrontare questo tema con competenza e visione sistemica, tutto il resto resterà propaganda.

 

La scelta

Le decisioni che verranno assunte dalla prossima amministrazione saranno, sotto molti aspetti, irreversibili.

Sostenere Manuel Minervini e Rinascere significa scegliere una direzione chiara davanti a questo bivio storico.

Da una parte c’è la costruzione del futuro.
Dall’altra la riproposizione di un passato che il tempo non migliora, ma deforma.

Io ho fiducia. Facciamo Rinascere Molfetta.

 Corrado Minervini - Rinascere

Candidato al Consiglio comunale

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