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I molfettesi emigrati in Crimea nel XIX sec.
15 aprile 2022

La guerra recentemente scoppiata tra Russia l’Ucraina ci porta a ricordare la presenza in Crimea di molti italiani emigrati nella seconda metà del XIX secolo. Spinti da una sempre presente disoccupazione essi emigravano in cerca di un lavoro sicuro in altre nazioni. A quei tempi l’emigrazione era rivolta sia verso alcuni stati del Sud America (Brasile e Argentina) sia verso alcuni stati europei: Grecia, Romania, Ungheria, Bulgaria o verso Turchia ed Egitto. Da Trani, Bisceglie, Molfetta, Bari e altre città della Provincia di Bari partirono marinai, agricoltori e commercianti verso la Crimea; si stabilirono in maggioranza a Kerch, porto situato tra il Mar Nero e il Mar d’Azov. Diversi articoli pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno negli ultimi anni hanno riproposto all’attenzione la storia travagliata e dolorosa della comunità pugliese, specialmente durante la II Guerra Mondiale; molti furono deportati su ordine di Stalin in Kazakhistan accusati di collaborazionismo coi tedeschi, quando questi occuparono l’Ucraina e la Crimea. Spulciando la documentazione dell’Archivio Comunale di Molfetta sono state rinvenute alcune notizie di molfettesi che nel XIX sec. in vari modi emigrarono a Kerch in Crimea. Tra i renitenti alla Leva militare residenti all’estero figuravano: Mezzina Sergio di Raffaele e Caputo Raffaela, classe 1839, trovasi in Russia. Binetti Girolamo di Nicola e Azzariti Giacoma, classe 1842, trovasi in Russia. Nel 1875 l’Ufficiale di Porto di Molfetta chiedeva al Sindaco di Molfetta notizie di un tale Vito Abbattista, marinaio, nato a Molfetta nel 1816; la risposta fu che questi “circa 12 anni fa non trovando lavoro espatriò a Kerch, e circa 4 anni dopo fu raggiunto da suo figlio Sergio nato nel 1840”. Leva del 1871, Mezzina Spiridione Giovanni di Sergio e dell’Olio Beatrice nato a Odessa il 1871. In un articolo anonimo comparso su La Gazzetta del Mezzogiorno del 27-9-1978, dal titolo: Un angolo di Puglia nel cuore della Russia, un pensionato, tale Raffaele Mizzino di 72 anni, ricordava che fu portato in Russia da suo padre Spiro. Che non sia il già citato Mezzina Spiridione? Nel 1886 tale Caldarolo Gastone di 35 anni nato a Molfetta e di religione cattolica si unì in matrimonio con Siskoff Daria di 29 anni di religione ortodossa nel villaggio di Alessandro distretto di Bachmust; tra i testimoni figura il cosacco Popoff della regione militare del Don, distretto di Starobelski. Il certificato di matrimonio in lingua russa fu poi inviato al Comune di Molfetta per la registrazione sullo Stato Civile e proveniva da Taganrog. Questo emigrante può essere la stessa persona di Caldarola Gaetano di Mauro e di Mele Carmela (sul certificato l’amanuense errò nel trascrivere il vero nome) abitante a Molfetta nel 1875, era fabbro di mestiere. Con l’avvento del comunismo in Russia diversi italiani colà emigrati ritornarono in Italia e tra questi vi era anche una famiglia molfettese: nell’ottobre del 1921 il marinaio Michele Sasso con la moglie Maria Mezzina e due figli fuggì dalla Russia a causa della rivoluzione. Giunti a Molfetta fu alloggiato al lazzaretto (attuale sede del Museo Archeologico) come profugo di guerra. Michele Sasso, essendo marinaio, espresse il desiderio di recarsi a Procida dove già esisteva un comunità di pescatori molfettesi, e all’uopo chiese alcuni indumenti perché ne era privo. Trattando l’argomento degli emigranti si deve affermare che essi non necessariamente erano marinai; prendo spunto nel segnalare altri emigranti molfettesi stabilitisi per ragioni di lavoro in altre nazioni europee: Mancini Vito di Saverio e Isabellangela Pansini e marito di Cecilia Caputi di 42 anni scalpellino morto il 28-4-1894 a Salonicco presso l’ospedale di Serrao; lavorava alla costruzione della ferrovia Salonicco-Costantinopoli. Spagnoletti Andrea di 29 anni conduttore di strade ferrate nato Costantinopoli ma suddito italiano; nel 1885 a Ruscink (Bulgaria) si sposò con Zerni Caterina di 22 anni nata a Renianse (Ungheria). Muti Vincenzo fu Antonio scalpellino, nato a Molfetta nel 1886 in Galazia (Turchia centrale) sposò Schettini Teresa nata ad Algeri; nel 1897 poi si spostò in Bulgaria; qui lavoravano anche Cappelluti Francesco di 26 anni e Patruno Marco di 46 anni entrambi scalpellini. Spadavecchia Mauro operaio ferroviario marito di Caputi Angela nel 1899 lavorava in Romania. D’Eccelsis Pietro di 26 anni tagliapietre sposò nel 1894 Carli Sofia di 16 anni nata a Galata (Turchia), testimoni Capursi Giuseppe e Sancilio Giovanni entrambi tagliapietre. D’Eccelsis Ilarione di 30 anni scalpellino nel 1895 si sposò con de Palma Raffaela di 21 anni, testimone fu Cortese Giuseppe di 27 anni, scalpellino. A Bucarest regio ministro plenipotenziario era Francesco Curtopassi di Bisceglie. A Costantinopoli si era formata una piccola comunità di molfettesi nel 1870 si era già stabilito a Galata tale Pansini Giuseppe locandiere e nel 1880 Alessandro Spadavecchia fu Carlo Ignazio, proprietario di un mulino. A Kenplu in Asia Minore nel 1891 morì Domenico lo Basso di 41 anni muratore. Nel 1894 a Kermasti in Asia Minore morì Altomare Francesco fu Mauro di 48 anni tagliapietre. © Riproduzione riservata

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