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Getsemani, il canto intimo della tradizione: Vito Vilardi presenta a Molfetta le marce funebri per chitarra sola Mercoledì 4 marzo la suggestiva cornice del Museo Diocesano di Molfetta ospita la presentazione di un’opera discografica rara: un nuovo suono per riscoprire la "pietà popolare" attraverso le corde di un’anima pellegrina
27 febbraio 2026

MOLFETTA - A Molfetta, nel tempo sospeso della Quaresima dove il suono delle bande scandisce l'attesa e il dolore, nasce l’operazione artistica del chitarrista molfettese Vito Vilardi: “Getsemani”, ovvero la trascrizione ed elaborazione di alcune tra delle principali marce funebri molfettesi. 
Il 4 marzo alle ore 19:30 presso il Museo Diocesano di Molfetta ci sarà la presentazione dei lavori: interverranno l’autore dei brani insieme a Gaetano Magarelli e Giovanni Antonio del Vescovo, modererà Giuseppe Marino de Robertis.
Come spiega l’autore, «non si tratta di una semplice esecuzione, ma di una ‘cristallizzazione temporale’ che trasforma le celebri marce funebri molfettesi in un dialogo solitario e profondo tra l'uomo e il sacro». L’originalità dell’opera infatti, sta nell’intimità del suono in cui molti temi hanno trovato una nuova, e forse particolare, veste. Ispirato dai lavori dei grandi maestri dell'Ottocento, il maestro Vilardi propone una veste interpretativa libera, dove il sustain dello strumento diventa respiro e preghiera.
Getsemani, dall’aramaico con il significato di frantoio, trasforma la musica in una sorta di olio nuovo in un suono che da un lato colpisce l’animo di chi ascolta, dall’altro evoca, come da sempre fa la musica, ricordi, luoghi, persone, momenti, profumi e speranze. Se la banda rappresenta l’identità corale di un popolo, la chitarra di Vilardi incarna la vulnerabilità dell’individuo. È il passaggio dal fragore della strada al silenzio del Getsemani: un "tradimento" necessario delle partiture originali per giungere a una sincera meditazione.

 

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