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Domenico Centrone, prigioniero in Libia, rientrato a Molfetta il giorno del suo 34° compleanno: “Quello che abbiamo subito è inaccettabile”
Domenico Centrone all'arrivo a Fiumicino
24 giugno 2026

MOLFETTA - Un regalo di compleanno che non dimenticherà facilmente Domenico Centrone rientrato in Italia proprio oggi che compie 34 anni. Ad attendere “Nico”, l'attivista di Molfetta della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza con aiuti umanitari e tenuto prigioniero in Libia per un mese, in via Bettino Craxi, c’era una folla commossa di amici, conoscenti, ma anche cittadini felici della conclusione positiva della vicenda che ha tenuto in ansia non solo la famiglia, ma anche il Paese.

C’erano anche rappresentati istituzionali, primo fra tutti il nuovo sindaco Manuel Minervini, che in questi giorni ha seguito con partecipazione la sua prigionia. Applausi e manifestazioni affetto non sono mancate, ma il momento più commovente è stato l’abbraccio con la madre, seguito da quello col sindaco e dal saluto degli esponenti del Coordinamento Molfetta per la Palestina, attivi in queste settimane di numerose iniziative pubbliche e momenti di sensibilizzazione per chiedere la liberazione dei volontari coinvolti nella missione umanitaria.
Il rimpatrio è avvenuto con un volo Ita Airways arrivato poco dopo le 12.30 all'aeroporto di Roma Fiumicino, proveniente da Tunisi. Con Centrone e Alberizia è rientrato anche Matias Alvarez Rodriguez, uruguaiano con cittadinanza italiana.

"Da tutta Italia saremo presenti ad accogliere Dina e Domenica, e a manifestare loro la nostra vicinanza; resta l'amarezza per un governo che celebra il proprio operato senza delle azioni chiare sulle violazioni commesse contro i propri cittadini durante le due missioni Gsf, dalle forze israeliane a quelle libiche" scrive la Global Sumud Italia nella nota con la quale annuncia l'arrivo a Roma stamani dei due attivisti italiani per un mese detenuti in Libia. Le critiche sono rivolte soprattutto al ministro degli Esteri: "oltre al silenzio assordante dei trenta giorni appena trascorsi, nelle dichiarazioni del Ministro non si trova alcuna traccia di una condanna formale per le violazioni del diritto internazionale subite dagli attivisti durante la prigionia, né un riconoscimento per il ruolo cruciale giocato dalla mobilitazione internazionale della società civile. Continua infatti anche oggi mercoledì 24 giugno, la campagna in collaborazione con Amnesty "Free Them All" in una nuova giornata di mobilitazione nazionale: sono previsti presidi e incontri in numerose città italiane e presso le sedi istituzionali di Milano, Bologna, Parma, Bari, Napoli". "Esigiamo che le nostre istituzioni si muovano con interventi diplomatici ad alto livello, formali condanne contro le violazioni del diritto, attivazione di sanzioni mirate contro i responsabili e la sospensione di ogni forma di cooperazione- affrma Global Sumud Italia- La liberazione di Dina e Domenico è un primo passo, ma la comunità internazionale non può chiudere gli occhi sulle violazioni dei diritti umani e sulla criminalizzazione del crescente movimento internazionale verso la Palestina, oggetto di impedimento e rischio su tutti i fronti".

Le prime dichiarazioni di Centrone ai giornalisti: "È il miglior regalo che possiamo immaginare": ha detto Domenico Centrone davanti ai microfoni dei giornalisti, appena arrivato insieme a Leonarda Alberizia detta Dina, e ad un altro attivista della Flotilla, all'aeroporto di Fiumicino, proprio nel giorno del suo compleanno.
"Quello che abbiamo subito in questi giorni è inaccettabile - ha aggiunto -. Siamo stati senza comunicazioni. Le nostre famiglie non sapevano nulla di noi e noi non sapevamo nulla del mondo esterno. Noi non siamo entrati nella Libia dell'est, non volevamo entrarci. Ci hanno fermato qualche centinaia di metri prima del check point, quindi siamo stati catturati prima di entrare, ci hanno rapito lì, non siamo stati arrestati e poi siamo spariti per 3 giorni. Non abbiamo subito violenza fisica, siamo stati trattati decentemente anche se per 2 giorni siamo stati in isolamento. La violenza psicologica invece è continuata".

Il racconto di quei giorni di prigionia è stato completato da Leonarda Alberizia, detta Dina: "I primi giorni sono stati molto difficili, non potevamo sentire le nostre famiglie e la nostra preoccupazione era per loro. La prima chiamata che siamo riusciti a fare è stata dopo 12 giorni. Non sapevamo che cosa dovevamo aspettarci e quali erano le accuse che ci venivano mosse. Anche ieri abbiamo saputo che potevamo partire, solo 2 ore prima".

"Anche io voglio ringraziare tutti: il console, il ministro Tajani che ha incontrato le nostre famiglie, e tutte le persone che si sono mobilitate. Ora però vorrei che l'attenzione - ha aggiunto - tornasse sulla Palestina e su Gaza dove è in atto un genocidio. Credo che ci siano margini da parte del nostro Governo per fare pressioni e far rispettare il diritto internazionale. Mi aspetto sanzioni e anche l'embargo".

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