Consegnata la piscina di Molfetta alla SSD Sport Project e Green City. Movimento Rinascere: canone irrisorio
MOLFETTA – Passo avanti a Molfetta verso la riapertura dell’impianto natatorio comunale: è stato ufficialmente consegnato alla ditta aggiudicataria l’immobile della piscina comunale, chiusa dal 2016. Approvata anche l’aggiudicazione per la fornitura e la posa degli arredi interni.
Dopo anni di abbandono e degrado, dovuti anche alla crisi sanitaria legata al Covid-19 – che ha causato il fallimento della società precedentemente incaricata della gestione – oggi si può finalmente parlare di un ritorno imminente alla piena funzionalità dell’impianto.
«Siamo davvero a un passo dalla riapertura – dichiara l’Assessore allo Sport e all’impiantistica sportiva, Enzo Spadavecchia – restituire alla città uno spazio sportivo e sociale di questa importanza è motivo di grande soddisfazione per l’intera amministrazione. Dopo anni difficili, segnati da ostacoli imprevedibili, oggi possiamo dire che nulla più impedisce la riapertura della piscina. È un segnale importante per lo sport, per i giovani, e per tutta la cittadinanza».
L’impianto tornerà a essere un punto di riferimento per l’attività sportiva e il tempo libero, un luogo che unisce salute, socialità e aggregazione.
Secondo Corrado Minervini (Movimento Rinascere) il canone è ridicolo: il Comune affida la piscina comunale ristrutturata (investimento pubblico di oltre 2,5 milioni di euro) a un canone che, diviso su base mensile, non arriva a 1.000 euro.
Ma c’è almeno un adeguamento Istat?
Conosco catapecchie con affitti più alti. Mi chiedo, ci sarà un ritorno sociale per la collettività? Ché poi magari è tutto a pagamento…
Speriamo che questa gestione non faccia la stessa fine di tante altre per blasonate e ben pubblicizzate strutture pubbliche (parco Baden Powell, Park Club, ecc…). Insomma, il marchio di fabbrica dell’amministrazione.
Intanto a conti fatti il canone incassato non copre nemmeno l’ammortamento dell’investimento.
Tanto non sono soldi loro. Ma nemmeno più nostri, ormai».